Mille voti e non saperlo: Enrico Pedace sindaco di Papanice

Quante soddisfazioni ha dato l’esito di quest’ultime amministrative. Il Pd a casa, Marseglia fuori dal consiglio e vuoi anche l’ingresso di una nuova e indipendente opposizione come quella grillina. La presenza dei pentastellati è, difatti, l’unica nota positiva in un contesto così amaro e per nulla rassicurante. Ma anche tante delusioni, tra new enrty e riconferme: Pugliese sindaco, Rocco Gaetani ancora a capo di Akrea, suo nipote Mario Galea capogruppo dem in consiglio e il raddoppio dei consensi per l’irriducibile sculchiano Enrico Pedace, l’uomo dalle mille preferenze. Continua a leggere “Mille voti e non saperlo: Enrico Pedace sindaco di Papanice”

Gianfranco, chi sei e cosa farai?

Un altro protagonista silente di questa brutta tornata elettorale da poco conclusasi è stato Gianfranco Turino, giornalista, sognatore e membro nazionale di Fratelli d’Italia, il partitino di Giorgia Meloni (chi?). Doveva inizialmente essere il caudillo della destra crotonese per tentare l’assalto al fortino ma è finito alla corte di Enzo Sculco. Si è battuto, silenziosamente, per il candidato Pugliese e alla fine ha fatto centro: Ugo il temerario è diventato sindaco e TurinoPan (genialmente coniato da L’Insolente) non si è capito di fatto che cosa, visto che si è guardato bene dal candidarsi. Dunque, ufficialmente, l’ex missino ha solo portato i voti alla coalizione de “La Prossima Crotone” senza volere uno scranno in consiglio ma evidentemente ambendo a qualcosa. Che sia sola legittimazione personale? Difficile crederlo, visto che ha appoggiato una coalizione capeggiata da una centrista che strizza l’occhio al Pd, principale nemico politico del partito a cui è iscritto e di cui è stato – fino alla batosta delle Regionali 2014 – coordinatore calabrese.
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Flora cavallo di Troia, Ugo specchietto per le allodole: così Sculco impugna il Pd

Queste ultime comunali non ci hanno solo detto che il Pd crotonese è morto sotto i colpi del latifondismo e del provincialismo dei suoi attori storici, incapaci di rinnovare perché incapaci di prescindere dal succulento quanto mortificante status quo, ma di fatto hanno legittimato la famiglia Sculco sulla scena politica calabrese. Ebbene sì, la candidatura di Ugo Pugliese non aveva altro scopo che assaltare il fortino così da aggiungere allo scranno di Flora in Consiglio Regionale anche il Comune di Crotone. Oggi, a conti fatti, la famiglia Sculco ritorna prepotentemente sulla scena politica calabrese dopo alcuni anni di stop, dovuti ai guai giudiziari di Enzo, interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici. Ma andiamo con ordine e proviamo a capire meglio.

Flora è stata eletta nel 2011 in Consiglio Comunale con oltre 600 preferenze (bazzecole se confrontate agli oltre 1000 voti del demokratico Enrico Pedace). Molti, tra cui l’ex consigliere comunale nonché candidato a sindaco di CrotoneLibera Fabrizio Meo, raccontano di una sua opposizione blanda nei confronti della maggioranza di Vallone. Insomma, sfumata l’elezione della voce di Crotone, Giusy Regalino (poi passata addirittura in Forza Italia), la famiglia pare abbia deciso di condurre un’opposizione meno dura possibile nei confronti di quelli che, a distanza di 5 anni, sarebbero poi diventati gli avversari da battere «per liberare la città». Non a caso, tre anni dopo (novembre 2014), e cioè a due dalla fine del secondo mandato valloniano, Flora tenta il salto nella politica regionale, che le riesce alla grande, diventando così l’unica donna eletta in Consiglio con la bellezza di 9.000 preferenze. Entra a Palazzo degli Itali con la lista #CalabriainRete (mamma di #CrotoneinRete) creata ad hoc per le elezioni, sostenendo la candidatura del comunista della Sila Mario Oliverio. Dunque, a giunta formata, Flora si ritrova in una posizione assai bizzarra e apparentemente scomoda: con la poltrona da onorevole è in maggioranza col Pd, mentre con quella misera da consigliere comunale è – formalmente – all’opposizione dello stesso partito. Quest’ultima la lascerà a qualche mese dalle amministrative. Quella che appariva incoerenza non era altro che strategia. Di quelle più contorte e diaboliche.
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Foto di wesud.it

Il cittadino Ugo ordina, l’artigiano Gaetani esegue

Ugo Pugliese, da privato cittadino, ha chiesto e ottenuto un incontro col presidente di Akrea, l’artigiano della qualità Rocco Gaetani. Pugliese ha ordinato la pulizia immediata e straordinaria della città: spiagge, strade e rifiuti già a partire dalle 4.00 di questa notte. Akrea, nella persona del miracolato Gaetani, ha recepito ed eseguirà tempestivamente.

Davvero un cittadino modello questo Ugo Pugliese. Mi domando perché non si candidi a sindaco, magari in una bella e forte coalizione dal nome “La Prossima Crotone”. Come dite? Si è candidato e ha vinto il ballottaggio contro la Barbieri? Dunque è il nuovo sindaco della città? Strano visto che in tribunale lo spoglio è ancora in corso e dunque mancano gli estremi affinché Pugliese possa (da subito) insediarsi. Ergo: a quale titolo ha chiesto l’incontro con Akrea se, di fatto, è ancora un normale cittadino? E ancora: come ha fatto Akrea a ricevere indicazioni da un cittadino qualunque? E poi: se Akrea disponeva delle risorse necessarie per questa pulizia straordinaria, perché finora non si è mossa ma ha aspettato che Pugliese chiedesse un incontro? E se le risorse per agire prima mancavano, come farà a impiegarle ora per altro senza preventiva autorizzazione di spesa?

Diciamo che il populismo da flash gli riesce bene: la gente si è infatti convinta si possano prendere decisioni senza indossare la fascia. Di questo passo la bonifica, tenendosi larghi, sarà conclusa entro e non oltre dopodomani.
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Barbieri abbraccia tutti: Dorina, Piuma, Salvini e Tesoriere

Non si sfugge dalla propria miseria. Come avevamo facilmente previsto su Il Pitagorico del 31 gennaio scorso, il Pd di Trombato Pantisano e Dorina la banderuola si sono finalmente detti sì, lo voglio. Il percorso è stato contorto e travagliato. La Bianchi ha dovuto in un primo momento appoggiare il flop annunciato Piuma Argentieri (più occhiali che elettori), insieme a quel che resta (praticamente niente) di Farsa Italia e del cdx crotonese. A proposito: ma Gianfranco Turino non era nella direzione nazionale di Fratelli d’Italia? E’ stato per caso mandato via? Bah, mistero. Poi, proprio tramite l’amico dell’Eni Argentieri Piuma, Dorina e il Pd si sono potuti amorevolmente congiungere (anche se si è trattato di un abbraccio lontano dalle telecamere). Infatti il candidato degli imprenditori (politicamente pesanti proprio come una Piuma) sarà nella nuova giunta della Barbieri, nel caso questa venisse eletta sindaco di Crotone. A confermarlo è stata direttamente l’eclatante professoressa che a domanda precisa ha risposto: «Non escludiamo nessuno, siamo pronti ad accogliere i professionisti». Dunque la presenza di Argentieri Piuma conferma l’accordo politico tra l’attuale Sottosegretaria e il Partito Democratico.

In pratica l’amico di Umberto Tozzi dovrebbe ricoprire il ruolo di mediatore con Eni (o qualcosa di simile) in funzione del rapporto che questo ha con gli uomini del cane a sei zampe: da oltre vent’anni infatti collaborano per motivi professionali. A conferma quindi che il Pd vuole sentirsi sempre più vicino alla multinazionale che ha affamato questa città. Non a caso stava candidando a sindaco il legale di Eni, Francesco Verri; quello che – sempre per motivi professionali – esultò quando la multinazionale (per l’appunto difesa da lui) venne prescritta nel processo dell’amianto. Pensate la coerenza di questo partito che da anni governa questa città, questa provincia e questa regione.

Ma non finisce qui: il Pd non si allea solo con Dorina, no: ha accettato anche i voti di Salvini. Ottavio Tesoriere ha infatti dichiarato che appoggerà la Barbieri e farà votare i suoi per lei. Voi direte: ma cosa può fare la Barbieri se le dichiarazioni sono di Tesoriere? Prendere le distanze, per esempio. Ma non solo non l’ha fatto, ha perfino pubblicato l’intervista dell’avvocato sulla sua pagina ufficiale accompagnandola da un banale quanto ambiguo «Buongiorno». Mancava solo affiancasse alle parole di Tesoriere il ritornello di “Vattene Amore”, trottolino amoroso, dudu dadadà. Dunque una poltrona per Piuma/Bianchi e un’altra per Ottavio l’irriducibile: come le spiegherà visto che ufficialmente il Pd non si è apparentato con nessuno? Gli ormai celebri misteri di via Panella.
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Ugo e Rosanna, avete il coraggio di fare un patto con la città?

Meno di una settimana e avremo il nome del prossimo sindaco di Crotone. Ugo Pugliese e Rosanna Barbieri: l’ardua scelta sarà tra questi due candidati che qualcuno chiama “cartonati“. Ironia a parte, il voto del 19 giugno sarà importante per la città perché i prossimi saranno cinque anni determinanti, caratterizzati da una quantità massiccia di fondi europei e non solo (il Governo ha stipulato di recente i cosiddetti patti per il sud che porteranno una mole di denaro non indifferente anche a Crotone) che investiranno il territorio. In questi ultimi vent’anni Crotone è stata incapace di spendere per bene il denaro europeo, sprecandolo in operette fatte male o rimandandolo al mittente per mancata progettazione. Quando questo succede c’è solo un responsabile: la pessima squadra di governo. Quando i soldi non vengono spesi (o vengono spesi malissimo) significa che gli amministratori avrebbero dovuto fare altro nella vita e non politica. Per questo è importante scegliere assessori competenti, capaci di guardare al futuro, di essere un minimo lungimiranti. Se gli assessori continueranno a essere scelti col metodo Devona o il metodo Marseglia (in virtù dei voti portati e non delle competenze effettive) Crotone sprecherà l’ennesima occasione. Spenderanno una minima parte dei tanti soldi che arriveranno e poi diranno di aver fatto tanto e bla, bla, bla. No, fermatevi un attimo.
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Pugliese e Barbieri, cerchi «’ndrangheta» ed esce lo zero

Nei programmi elettorali si parla di tutto tranne che di ‘ndrangheta. Quantomeno in quelli dei principali competitor, Rosanna Barbieri (Pd) e Ugo Pugliese (Sculco). Evidentemente, loro, non considerano la ‘ndrangheta come qualcosa che influisca negativamente sulla vita politica e sociale della città. Altrimenti non si spiega perché la Barbieri non l’abbia mai nominata. Forse non esiste? O forse è troppo presente? Stessa cosa vale per Pugliese: finora ha parlato di tutto tranne che di ‘ndrangheta. La speranza è che per nessuno di loro due ci sia imbarazzo a parlare di criminalità organizzata. Qualcuno in compenso parla di liste satellite non del tutto limpide. Non vorremmo che i due principali avversari di questa tornata non abbiano nominato la ‘ndrangheta per paura di un cortocircuito.

Andando sui loro siti internet, nella sezione “Programma”, premendo il tasto “f3” e digitando la parola «’ndrangheta» il numerino che appare non è il dieci, né il cinque né tanto meno l’uno. E’ lo zero. Stessa cosa se si digita criminalità organizzata.

 

Forse in via Panella credono basti scoprire una targa a Lea Garofalo per dirsi oppositori della ‘ndrangheta? Credono sia sufficiente una commemorazione per contrastare chi ormai – in tutta Italia – spara poco ma firma e delibera tanto? Perché all’evento dello scorso 19 maggio, alla Lega Navale, alla presenza del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, non c’erano né «la prima donna candidata a sindaco per il csx» né il candidato di Enzo Sculco? Preferiscono gli incontri da rose e fiori con Cesa e Guerini negli hotel a quelli crudi con chi racconta la propria resistenza quotidiana? Evidentemente sì.
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Foto de "La Provincia KR"

Una giornata al Teatro degli Orrori

10 MAGGIO 2016

Arrivo in netto anticipo nei pressi del Cinema Teatro Apollo. Fuori, a quasi un’ora dall’inizio della kermesse previsto per le 19:00, la gente è tanta e molta di essa, a sentire dall’accento, proviene dalla provincia. Il grande capo è lì, con la sua sigaretta, circondato dai suoi storici elettori che lo abbracciano e lo baciano. I baci e gli abbracci saranno il leitmotiv dell’evento. Più in giù, sempre all’esterno del Teatro, vicino alle porte di emergenza, ci sono Flora Sculco di rosso vestita, Gianfranco Turino simile ad un pesce fuor d’acqua e molti via vai. Giornalisti che scherzano affettuosamente col «caro Enzo» e quasi baciano la mano di Donna Flora, elegante e grintosa come al solito. La classica “Stampa Baci&Abbracci” che di questo mestiere ne ha fatto una sorta di status sociale da mettere in vetrina e non sporcare: mai domande, mai approfondimenti, solo chiacchiere da bar e vicendevoli pacche sulle spalle. Alcuni di loro potevano essere tranquillamente confusi con le hostess addette alla distribuzione del programma elettorale, tanto l’affetto e l’entusiasmo.

Insieme ai comuni cittadini, a fare numero (e non solo numero), esponenti dei sindacati come i Tomaino, il presidente di Agorà Kroton Pino De Lucia (presente anche ieri dalla Barbieri) e molte parti sociali legate al professionismo e all’impresa. Diciamo pure la fantomatica Crotone bene. All’interno tanti giovani ignari con gli occhi persi, lì forse perché convinti dalle famiglie. Alcuni di loro avranno scambiato l’invito alla presentazione del programma elettorale, per quello alla settimana della moda milanese, visti i loro look da grande evento.
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No ai gggiovani gasati, sì ai giovani liberi

Sono insopportabili. Non credibili. Fastidiosi come Renzi quando parla di meridione. Utili alla comunità come le quote rosa lo sono alla causa delle pari opportunità. Sinceri come la candidatura (pseudo) rivoluzionaria della Barbieri. Tristi e patetici come chi diventa esperto di motociclismo non appena Valentino Rossi incanta, o di tennis non appena la Vinci e la Pennetta si scontrano in una storica finale tutta italiana. Chi sono? Semplice: i giovani che scendono in politica e si trasformano d’un tratto in Zanichelli della cosa pubblica alla stregua degli italiani che si reincarnano in novelli Bearzot durante gli Europei e i Mondiali di calcio.

Se con lo sport più amato del Bel Paese si può andare leggeri, non significa che lo si debba e lo si possa fare anche con la politica, anzi: per il bene della polis c’è necessità di figure credibili e preparate che non si interessino all’occorrenza perché bramosi di un posticino al sole, di una improbabile legittimazione personale o, come ancor più spesso accade, perché costretti da chi dà loro il pane. La cosa pubblica, anche e soprattutto a livello locale, ha bisogno di inventiva e non di retorica; di visione e non di vittimismo; di capacità e non di luoghi comuni; di libertà e non di retaggi.

Da queste parti invece troviamo gggiovincelli che interloquiscono esclusivamente con l’ausilio della retorica e frasi fatte, parlando di democrazia senza nemmeno conoscere le basi della scienza politica, difatti non considerando che sono fattori come il clientelismo a produrre un elevato numero di candidati e non il buono stato di salute della democrazia che, al contrario, è più malata, stressata, proprio quando più esaltata e “partecipata”. Sono cose semplici e basilari: chi le ignora palesa il dilettantismo con cui si affaccia al (pseudo) dibattito. Strano poi che a blaterare di buono stato della democrazia e di coalizione sana, nata da validi principi, sia un personaggio in corsa con la Sculco, figlia di un uomo la cui fama clientelare precede e rende inutile ogni qualsivoglia ragionamento su politica sana, democrazia e affini.
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A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo bene la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati sembrano non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Eppure la ‘ndrangheta crotonese ha le sue logiche e muove i suoi interessi ovunque, non solo qui. I cutresi, ad esempio, fanno affari d’oro nel nord Italia. Sono spietati e potentissimi. Così come quelli di Isola e di Cirò: la ‘ndrangheta c’è ma fa meno rumore di un tempo. Non bisogna dimenticare infatti che il silenzio non significa assenza ma attività. E a Crotone le attività sono molto fiorenti.
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