Referendum: il «NO» in pillole #2

Che fine hanno fatto i consiglieri provinciali? Da quando non ne sentite parlare? E soprattutto: chi di voi sa che nel 2014 ci sono state le elezioni di oltre sessanta province?

Le province continuano ad amministrare milioni di italiani. Eppure l’oggetto del dibattito politico odierno è incentrato, soltanto, sulla loro soppressione. Nessuno conosce più le loro attività amministrative: mutate dalla legge Delrio ma pur sempre incisive per la collettività amministrata.
Continua a leggere “Referendum: il «NO» in pillole #2”

Referendum: il «NO» in pillole #1

Era il 1993. In Italia i sindaci diventarono finalmente i Primi Cittadini: non più nominati dai partiti ma eletti direttamente dalla comunità locale, per la prima volta dalla nascita della Costituzione italiana. Ed è proprio la «nuova» Costituzione che vorrebbe fare un salto al passato lungo vent’anni. Oggi un sindaco amministra la gente del suo territorio. È a questa gente che deve rispondere ed è ben definito il territorio che deve amministrare. Continua a leggere “Referendum: il «NO» in pillole #1”

Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

Se durante l’orrenda campagna elettorale di maggio e giugno pensavate che Ugo Pugliese potesse davvero fare il sindaco vi sbagliavate di grosso. Se lo pensate ancora adesso, invece, significa che siete sciocchi o in malafede. Fate voi. Io, intanto, spiego perché, Ugo «il marinaio», non è adatto a fare il sindaco (cosa che, tra l’altro, ci sta dimostrando giorno dopo giorno). Partiamo da un concetto che sarà alla base di tutto il ragionamento: Pugliese non ha ambizioni politiche. Non è un politico di professione. Non ha, dunque, interesse a fare o a non fare determinate cose in funzione di eventi futuri, umori di partito, simpatie e antipatie tra dirigenti ed elettori. Questo, tecnicamente, sarebbe un bene. Ma non in questo caso. E il perché è presto detto. Se è vero che Pugliese non ha ambizioni politiche di alcun tipo (poi chiaro, potrebbe montarsi la testa), non possiamo certo dire la stessa cosa per il motore pulsante che ha dietro, e cioè la famiglia Sculco (principale se non unico motivo per cui lui, oggi, è il primo cittadino di Crotone).
Continua a leggere “Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot”

Marilina Intrieri, amica dei condannati per mafia

Dalle inchieste giudiziarie che stanno travolgendo la Calabria politica è uscito fuori anche il nome della crotonese Marilina Intrieri. Si tratta di una serie di telefonate con Paolo Romeo, già condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dagli inquirenti il regista nero della politica calabrese. Il contenuto delle intercettazioni fa emergere un contesto poco edificante. Intanto abbiamo la Intrieri che si incontra e chiede consigli a un condannato per reati contigui alla mafia. Mica bazzecole. Non solo. Nel 2009 Scopelliti chiama la Intrieri e le chiede un incontro. Questa, immediatamente dopo, contatta il regista nero per chiedere consigli sul da farsi ricevendo risposta affermativa. L’ex sindaco di Reggio e Marilina l’«onorevole» dunque si incontrano. Siamo a ridosso delle Elezioni Regionali che vedranno trionfare in maniera bulgara Scopelliti e la destra calabrese. L’Intrieri richiama il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e riporta i passaggi dell’incontro: «Scopelliti è teso» e «Mi confermano che è lui il candidato». Insomma, siamo davanti a una collaborazione molto grave e assai imbarazzante. E non finisce qui. I due rimangono d’accordo per un incontro nei giorni successi insieme all’«amico nostro di Cosenza che è su Vibo». Chi è l’amico? Pino Tursi Prato, anche lui condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. I tre si incontrano poi in un bar di Reggio Calabria e, secondo gli inquirenti, fanno un po’ il punto della situazione.
Continua a leggere “Marilina Intrieri, amica dei condannati per mafia”

E’ finita bene una storia sbagliata

Si è chiusa oggi una storia assurda, una di quelle che non dovrebbero proprio nascere e che invece, oltre a prendere vita, crescono pure e destabilizzano. Il protagonista, suo malgrado, è stato Agostino Pantano, apprezzato cronista calabrese. L’accusa: ricettazione di notizie. Un po’ come se le notizie fossero dei beni da piazzare sul mercato nero.

Pantano, nell’aprile 2010, da responsabile della redazione reggina di Calabria Ora, pubblicò sette articoli inerenti allo scioglimento per mafia del comune di Taurianova avvenuto nel 2009. Alcuni fatti inediti, riguardanti anche Rocco Biasi che fu sindaco nella giunta precedente allo scioglimento, Pantano li raccolse dalla “relazione della Commissione d’accesso”. Questo non piacque al Biasi che denunciò il giornalista per diffamazione, successivamente indagato appunto per “ricettazione di notizie”. Repubblica delle Banane.
Continua a leggere “E’ finita bene una storia sbagliata”

La democrazia, in Calabria, non esiste

C’è chi ancora parla di democrazia in Calabria. Quanta ipocrisia, quanta codardia da parte di quella classe politica (e non solo politica) che non perde occasione per riempirsi la bocca con parole affini al concetto democratico. La verità è che in Calabria la democrazia non esiste, non c’è mai stata. I calabresi, il principio democratico, non l’hanno mai davvero conosciuto. Per alcuni, questo, è un fatto noto, per altri è sconosciuto e per moltissimi altri ancora è notissimo ma viene, volutamente e subdolamente, non considerato, minimizzato, negato. Quella che chiamiamo democrazia in Calabria non ha nulla a che vedere con quella che, ad esempio, c’è in Lombardia. La nostra è una farsa; è la copertina di un libro che una volta aperto è pieno di sole pagine bianche che col tempo hanno iniziato ad acquisire un grigiore lugubre, figlio di una politica volta al mantenimento e alla restrizione piuttosto che all’evoluzione e alla libertà. In Calabria, al contrario che in Lombardia, manca il senso partecipativo, mai potutosi sviluppare per via di una politica oscurantista che ha tirato su una società priva di emozioni, di stati d’animo, di dubbi, di volontà, di libertà.

La Calabria oltre ad essere la più grande periferia culturale è anche il più grande latifondo elettorale d’Italia, gestito alla stregua di come i latifondisti gestivano i loro terreni agricoli fino alla metà del ventesimo secolo: si preoccupavano solo della rendita tralasciando tutto il resto: bonifica del terreno, innovazioni tecnologiche, diritti dei braccianti, evoluzione agricola. E oggi nulla è cambiato in Calabria: coloro che detengono il potere politico nella terra degli Itali, si preoccupano solo di riscuotere il loro pacchetto voti, da usare poi in mille modi, lasciando i calabresi, simili ai vaccari dei tempi, al loro destino, e la Calabria, l’enorme latifondo da sfruttare, abbandonata a se stessa: quindi nessuna volontà di sviluppo e niente strumenti per poter migliorare e migliorarsi ma solo riscossione dei raccolti, oggi sostituti dai voti.
Continua a leggere “La democrazia, in Calabria, non esiste”

L’abbandono di Ryanair e il peso pari a zero del Pd calabrese

Il Governo ha aumentato le tasse aeroportuali da 6 a 9 euro e la compagnia irlandese di voli low – cost ha annunciato che, a partire da ottobre, abbandonerà lo scalo di Crotone. Non appena appresa la notizia, le prime cose che si sono palesate agli occhi chi guarda con un minimo di attenzione, sono state, sostanzialmente, queste: la prima è che Matteo Renzi, nell’agenda del Governo, non ha riservato al meridione nemmeno una posizione di media classifica, vista l’assenza di altre infrastrutture e il ruolo vitale che comporta l’aeroporto per Crotone; la seconda riguarda la totale inconsistenza della classe dirigente calabrese e crotonese in quota PD: se questa, infatti, avesse avuto un peso minimo, il Governo l’avrebbe tenuto in considerazione e avrebbe capito di conseguenza che alzare le tasse ad una compagnia che vive sui prezzi bassi non avrebbe agevolato, ma al contrario messo seriamente a rischio, la permanenza della stessa nella città di Crotone. Quindi, quando Artutro Crugliano Pantisano o il giovane dem Aquila parlano, rispettivamente, di un «rapporto ottimale con Renzi» e di una «deputazione che si fa sentire a Roma», dicono solo balle.
Continua a leggere “L’abbandono di Ryanair e il peso pari a zero del Pd calabrese”

Uno Stato, due Paesi: la Calabria senza ordinaria velocità

Immagini di scontri tra attivisti no – TAV e forze dell’ordine ci giungono in casa da diverso tempo ormai, ma nonostante ciò, quello che si è capito non è molto, vuoi anche per un’informazione televisiva poco chiara nell’esporre e sopratutto nel riportare i fatti. Ciò che si è appreso, con numeri non del tutto certi, è il costo: dai 17 ai 35 miliardi di euro. Tutti soldi pubblici investiti e da investire per realizzare la parte ferroviaria italiana che andrà a collegare Torino e Lione. Un progetto che negli anni ha subito diverse modifiche ma che alla fine conterà circa 235 km di linea ferroviaria, percorribili da treni ad alta velocità volti al trasporto di merci e persone. Oltre agli attivisti impegnati in prima linea per impedire il deturpamento del territorio e quindi la realizzazione di questa enorme opera pubblica, diversi, tra studiosi, esperti ed intellettuali hanno espresso pareri favorevoli e contrari a riguardo.

Oliviero Baccelli, docente di Economia dei Trasporti all’Università Bocconi di Milano, sostiene che «La Torino-Lione è una priorità, perché ridurrebbe la dipendenza dall’autotrasporto, togliendo così dalla strada centinaia di migliaia di tir ogni anno». Di parere opposto è invece Marco Ponti, docente di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, fermo sostenitore della tesi che non solo queste infrastrutture non toglierebbero le merci dalla strada ma che la Francia negli ultimi tempi ha investito tanto sulle strade ferrate perdendo comunque il 30% del traffico merci su binari. Continua a leggere “Uno Stato, due Paesi: la Calabria senza ordinaria velocità”

Eni e Crotone: un rapporto mortale duro a morire

Se la sigla Eni stesse per “Ente Nazionale Intossicazioni”, e non per “Ente Nazionale Idrocarburi”, molte cose sarebbero più chiare e accettabili, alla luce del fatto che il nome già lasciava intendere. Purtroppo per loro, e per noi, non è così. L’Eni è la più grande multinazionale italiana, una partecipata statale, considerata la sesta potenza mondiale nel campo petrolifero subito dopo colossi come Shell e Total. Insomma, una fabbrica di soldi. E dove ci sono tanti soldi, immancabilmente, dietro, ci sono sempre astuzie, omicidi, libri paga e oscurità di vario tipo. Diciamo che, in questi contesti, non c’è mai del bianco puro e che nei consigli di amministrazione di queste aziende non si siede mai il signor Candido Bianco.

Eni fattura circa 170 miliardi di euro annui, soldi che vengono impiegati anche per corrompere, come è emerso da una recente inchiesta che vede indagati diversi dirigenti del cane a sei zampe. Nei fascicoli anche il nome del faccendiere Luigi Bisignani che avrebbe fatto da garante e da apri pista a questa corruzione di carattere internazionale. Questi, e non solo questi gli affaracci di Eni.

La coscienza dei trivellatori statali pare essere più nera del pelo del loro cane – mostro. Un logo che qualcosina avrebbe dovuto far presagire, viste, poi, le mostruosità perpetrata sul territorio italiano. Infatti, controllate di Eni come EniChem e Syndial, sono state portatrici di tumori in gran parte del mezzogiorno e in alcuni casi, addirittura, di malformazioni, causati dalle scorie tossiche mal smaltite e dal conseguente inquinamento ambientale.

In città come Crotone, la presenza di Eni, ha causato solo morte. Il mostro portò le sue fabbriche negli anni ’20 (Montedison), dismettendole poi verso la metà degli anni novanta. La sua presenza aumentò sì il reddito procapite, il livello socioculturale del territorio e rese la città pitagorica il primo polo industriale della Calabria, ma una volta levate le tende uscirono fuori gli inghippi.
Continua a leggere “Eni e Crotone: un rapporto mortale duro a morire”

Crotone, una comunità acritica che cerca solo la copertina

La critica, intesa come espressione di punti di vista, riflessioni, inviti a fare meglio, è un fattore importante all’interno di una comunità di persone. Quando questa è assente determina vuoti di tipo partecipativo, in quanto viene meno l’opportunità di mettere in discussione e dunque fermarsi a riflettere e a discutere. La critica non deve, in alcun modo, essere intesa come un attacco preconfezionato perché la critica, quando libera, rappresenta uno strumento per migliorare le cose. Quantomeno l’aspetto teorico che, tecnicamente, dovrebbe poi sfociare in quello pratico.

Purtroppo non tutti la percepiscono in questo modo. Molti, infatti, non riescono a capirne la lealtà e l’alternativa che rappresenta rispetto all’informazione classica, quella che, per capirci, si limita alla sola diffusione di notizie e a confezionare copertine. E il punto, a mio avviso, è proprio questo: la nostra, essendo una comunità storicamente acritica, preferisce la copertina alla critica. E i motivi sono tanti. Intanto la copertina funge da vetrina e non mette nulla in discussione, e poi perché non comporta alcuna perdita in termini di immagine – al massimo la esalta – e non pone dubbi sui modus operandi degli attori, siano questi politici, sociali o civili.
Continua a leggere “Crotone, una comunità acritica che cerca solo la copertina”