I dolori della ‘cciovane’ Enza

La Bruno Bossio insulta su Facebook due facinorosi 80enni col bastone colpevoli di averla criticata per la sua propaganda sulla sanità, a pochi giorni dal Referendum, durante un incontro tenutosi a Praia a Mare. «Isolateli», ha scritto su un post.img_1769Che la non accettazione della critica sia diventato un must per il Pd renziano lo si era già capito da tempo. Matteo Renzi, del resto, aveva già battezzato tale orribile moda al tempo dello “Sblocca Italia”, quando dichiarava la frase “non ci faremo intimidire da quei 3 – 4 comitatini”, riferendosi a quella parte di società italiana (non proprio piccola) sempre battagliera e pronta a fronteggiare gli stupratori ambientali del bel Paese.

Ecco, la linea difensiva del Partito Democratico da quel giorno è stata questa: demolire e demonizzare chi non è allineato. Continua a leggere “I dolori della ‘cciovane’ Enza”

Referendum: il «NO» in pillole #7

Come abbiamo visto nelle scorse pillole, il Governo italiano possiede numerosi strumenti di incisività istituzionale come la “questione di fiducia”, i decreti legge e legislativi che, sostanzialmente, rendono tanto la Camera quanto il Senato un luogo di mera approvazione delle proposte governative. Non a caso il 70% delle leggi è di iniziativa governativa. Continua a leggere “Referendum: il «NO» in pillole #7”

Referendum: il «NO» in pillole #6

Fra i sostenitori del Sì, c’è chi afferma che l’Italia abbia bisogno di un governo più forte, un governo che decida di più e che non debba subire freni e ostacoli dal Parlamento; un Parlamento che fa ostruzionismo sulla produzione di nuove leggi, senza le quali il Paese non cambia. Il Parlamento è dunque percepita come un’istituzione inefficiente che rallenta il cambiamento. Continua a leggere “Referendum: il «NO» in pillole #6”

Flora chiama Carbone per volare in Senato

Flora chiama Ernesto Carbone per tentare l’imbarco sul diretto Crotone – Roma. È lo stesso Carbone che auspica la chiusura dello scalo crotonese così da «potenziare Lamezia». Un paradosso tutto sculchiano. Uno dei tanti paradossi che hanno animato la kermesse dell’altro ieri organizzata dalla principessa Flora e da Re Enzo al Lido degli Scogli. Avrebbe dovuto prendere parte anche il Ministro Galletti ma alla fine ha dato forfait. Evidentemente qualcuno gli avrà suggerito che venire a Crotone per parlare di referendum anziché di bonifica non sarebbe stata una buona idea. Va detto anche che uno come Galletti non sposta nulla; avrebbe funto da semplice soprammobile istituzionale: una buona occasione per vantare la presenza di un esponente del Governo nazionale. Peccato però aver sbagliato Ministro. Evidentemente era l’unico disposto a venire a sculcolandia. Hanno comunque portato Carbone, uomo di Renzi e membro della direzione nazionale dello stesso partito a cui Flora attribuisce, tra le altre cose, la chiusura dell’aeroporto. 

Paraculo, non si è comunque tirato indietro e ha tentato di levigare le sue affermazioni di un anno e mezzo fa rilasciate ad Amantea e che tanto hanno fatto discutere: «Non ho mai detto che andrebbe chiuso l’aeroporto di Crotone ma che, in un mondo perfetto, ci vorrebbe un treno super veloce da Lamezia a Crotone». Per dire: in un mondo perfetto Carbone non sarebbe parlamentare; Enzo farebbe volontariato; Renzi la gavetta. Poi, continuando nel suo delirio, ha paragonaro la Calabria alla sua terra adottiva, l’Emilia. È evidente che Carbone, troppo impegnato in TV e a cambiare corrente di partito, non ha ben chiara la situazione infrastrutturale calabrese e nella fattispecie crotonese. Lui sogna un mondo perfetto ma non ha capito che a Crotone non c’è nemmeno la stazione. Poverino, ha provato ad aggiustare le cose ma è riuscito incredibilmente a peggiorarle. Del resto è noto ai più per il suo «#Ciaone» twittato agli elettori dell’ultimo referendum di aprile quando, da lì a poco, ce ne sarebbe stato un altro (che per l’appunto promuove). In altre parole, una volpe incompresa. Continua a leggere “Flora chiama Carbone per volare in Senato”

Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

Se durante l’orrenda campagna elettorale di maggio e giugno pensavate che Ugo Pugliese potesse davvero fare il sindaco vi sbagliavate di grosso. Se lo pensate ancora adesso, invece, significa che siete sciocchi o in malafede. Fate voi. Io, intanto, spiego perché, Ugo «il marinaio», non è adatto a fare il sindaco (cosa che, tra l’altro, ci sta dimostrando giorno dopo giorno). Partiamo da un concetto che sarà alla base di tutto il ragionamento: Pugliese non ha ambizioni politiche. Non è un politico di professione. Non ha, dunque, interesse a fare o a non fare determinate cose in funzione di eventi futuri, umori di partito, simpatie e antipatie tra dirigenti ed elettori. Questo, tecnicamente, sarebbe un bene. Ma non in questo caso. E il perché è presto detto. Se è vero che Pugliese non ha ambizioni politiche di alcun tipo (poi chiaro, potrebbe montarsi la testa), non possiamo certo dire la stessa cosa per il motore pulsante che ha dietro, e cioè la famiglia Sculco (principale se non unico motivo per cui lui, oggi, è il primo cittadino di Crotone).
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