«La banda» Sculco querela ancora: l’apoteosi dell’ipocrisia

Ci risiamo. Un’altra querela da parte degli Sculco. Questa volta, però, non siamo noi de Il Pitagorico ad aver ricevuto tale onore bensì la senatrice grillina Margherita Corrado. Nell’ennesima nota stampa al vetriolo, i componenti fantasma della coalizione di cartone de La Prossima Crotone si sono scagliati con accuse di ogni genere – e con un linguaggio tipico dei caporali politici – contro l’archeologa crotonese che oggi siede in Parlamento.

Ora, vestire i panni dell’avvocato difensore non rientra nelle prerogative di questo giornale. Non l’abbiamo mai fatto e non lo faremo certo adesso. Anche perché crediamo che la Corrado possa difendersi benissimo da sola. Non ci interessa. Quello che invece riteniamo doveroso è sezionare quella nota stampa ed evidenziarne le contraddizioni a monte, le lacune sul piano argomentativo nonché il modus pensandi di codesti signori che intendono la politica come un modo per dare e ottenere qualcosa, dove i cittadini, anziché esercitare i propri diritti nei luoghi preposti, devono recarsi in sedi private, di partiti padronali e familisti, e chiedere grazie e favori. D’altro canto, i latifondisti politici, nelle periferie culturali come Crotone, dove anche il lavoro è barattabile, ci sguazzano beatamente.

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Dopo la sentenza liberticida a favore di Pedace, aspetto Sculco

Se, in seguito al mio articolo pubblicato nel giugno 2016 qui su Il Pitagorico e da lui giudicato diffamatorio, lesivo e chissà cos’altro, avessi chiesto pubblicamente scusa, Enrico Pedace avrebbe rimesso la querela e io mi sarei “salvato”, avrei «evitato questo processo» e ricevuto la grazia divina da parte del buon Enrico e del suo astuto avvocato Tiziano Saporito che pare ami molto comparire sui giornali e per questo merita una citazione (ormai gli voglio quasi bene).

Ovviamente non ho preso in considerazione nemmeno per un secondo l’idea di scusarmi per quell’articolo poiché non lo ritengo diffamatorio (a maggior ragione dopo la sentenza che mi vede condannato a sborsare 1700 euro in totale) e soprattutto perché avrei smentito me stesso. In quel pezzo, che tanto ha fatto arrabbiare “il guerriero”, osai semplicemente interrogarmi giornalisticamente su un fatto politico e portare all’attenzione dei miei lettori una sacrosanta questione di fondo: perché quel candidato è risultato il più votato? Poteva essere Pedace come Sorgiovanni. La cosa non sarebbe cambiata (altro che «articolo ideologico», avvocà). Una banale quanto opportuna domanda che qualsiasi giornalista di qualsiasi città di qualunque Paese si sarebbe posto all’indomani del voto. Ognuno a modo proprio,  ma se la sarebbero posta ovunque. Perché al di là della libertà costituzionalmente sancita di poter esprimere dubbi sull’elezione bulgara di un candidato, in quel caso vi era il fattore Sculco a rafforzare il mio diritto e quello di chiunque altro a interrogarsi sul risultato elettorale di un singolo consigliere o di un’intera giunta. Continua a leggere “Dopo la sentenza liberticida a favore di Pedace, aspetto Sculco”

Una medaglia al petto: Enzo Sculco ci ha querelati

Otto del mattino. Suona il citofono. «Carabinieri». «Stiamo cercando Antonio Belluomo Anello. E’ atteso in caserma».

Non ho risposto io. Non ero in casa. I militari, per fortuna, hanno subito spiegato a mia madre che si trattava di fatti legati alla mia attività di blogger, e che quindi non c’era da preoccuparsi.

Mi reco in caserma con la convinzione che volessero sentirmi in vista dell’imminente processo scaturito dalla querela di Enrico Pedace, consigliere di maggioranza dell’area Sculco adiratosi dopo un pezzo pubblicato su Il Pitagorico nel quale mostravo perplessità sulla caratura politica del soggetto. Aspetto il maresciallo che mi fa subito accomodare nel suo ufficio. «Si segga, non c’è nulla per cui preoccuparsi». «Sì, dottore, lo so: a breve ci sarà il processo. Sono stato già avvisato». A quel punto il maresciallo mi ferma e mi dice: «Quale processo?». «E’ stato querelato ieri». Ottimo. Apprendo così che il pluricondannato Enzo Sculco, dopo oltre due anni, ha deciso di seguire i suggerimenti di chi da tempo gli consiglia di querelarmi. Una medaglia al merito sul petto. Un’altra. Grazie.

L’unica cosa che mi ha turbato, o meglio infastidito, è stata leggere “l’Onorevole Vincenzo Sculco”. Onorevole? Chi? Enzo Sculco? Con più condanne passate in giudicato si fa chiamare ancora «Onorevole»  (con tanto di “o” maiuscola”)? Continua a leggere “Una medaglia al petto: Enzo Sculco ci ha querelati”