Tre anni di noi, tanti di voi, due querele da “loro”

In tre anni questo spazio online è cresciuto tantissimo. E noi con lui. Dal 13 febbraio 2015 ad oggi “Il Pitagorico” è diventato un punto di riferimento per moltissimi utenti. Il primo spazio critico – indipendente di Crotone. Zero notiziette, zero comunicati stampa, zero allisciate ai padroncini. Solo realtà dei fatti. Solo critiche ponderate volte a smuovere la coscienza dei cittadini e a rompere l’idillio creatosi, in questi lunghi anni di silenzio – consenso, tra la politica clientelare, che ha distrutto questo territorio, e la stampa locale asservita quasi totalmente ai poteri politici e imprenditoriali che dominano il territorio. Continua a leggere “Tre anni di noi, tanti di voi, due querele da “loro””

Grazie, Gratteri. Ora indaghi su Crotone

«Il vento in Calabria sta cambiando». È una frase che, ultimamente, ripete spesso Nicola Gratteri. E ha tutto il diritto di farlo: da quando è stato eletto Procuratore di Catanzaro, lo scorso 21 aprile 2016, ha portato a termine numerose indagini e sta lavorando incessantemente su più fronti, in tutta la regione. Basti pensare che il territorio crotonese, in meno di un anno, è stato interessato da due grandi operazioni: Jonny e StigeComplessivamente circa 250 persone tratte in arresto e beni sequestrati per oltre 70 milioni di euro.

In fondo lo sappiamo bene: la ‘ndrangheta controlla il territorio. Commercianti, imprenditori, “società civile”, politici e amministratori: si rivolgono tutti (per necessità, imposizione o disperazione) alle famiglie per avere qualche beneficio (voti, lavoro, prestazioni mediche, permessi, agevolazioni, soldi). Il quadro emerso dall’operazione Stige (cui nome deriva dal mitologico fiume dell’odio) è “drammatico”, e mette in luce una diretta influenza delle ‘ndrine nella vita amministrativa di diversi comuni. Era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come sindaco, ed era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come presidente della Provincia di Crotone attraverso l’intimidazione dei gregari delle cosche ai danni dei consiglieri comunali (in seguito alla riforma Delrio le elezioni provinciali sono divenute di secondo grado).

Durante la conferenza stampa, a Gratteri, sono state poste da più giornalisti domande come: «E su Crotone, «Indagini sul capoluogo?», «E quindi Crotone?». Tanti interrogativi che hanno prodotto una sola risposta da parte del procuratore: «Mo’ vediamo». Come a dire “tenetevi pronti”. Perché Crotone si è vista trasversalmente interessata dalle recenti indagini, ma i meccanismi di fondo potrebbero non essere troppo diversi. Anzi, potrebbero essere identici.

Tanto per dire: in un’intercettazione del 2006, alcuni membri della ‘ndrina cirotana vengono sorpresi a discutere su chi far eleggere sindaco. Giuseppe Spagnolo, esponente della cosca, nell’annunciare il suo sostegno a Nevio Siciliani (ex sindaco di Cirò Marina, finito agli arresti) pronuncia una frase indicativa: «Aiutiamo quelli con i soldi». Continua a leggere “Grazie, Gratteri. Ora indaghi su Crotone”

Flora, quella del Pd sei tu e il condannato è tuo padre

Flora, dai: cambiate disco. Chi non vi conosce potrebbe addirittura crederci. Ma lo sappiamo tutti, invece, che a sostenere il Pd a Crotone e a livello nazionale siete tu e tuo padre: più volte condannato ma nonostante questo sempre col pallino del potere in mano. Nell’ultima nota stampa diramata dalla tua coalizione di fantocci avete dimostrato di non avere coraggio e di non avere a cuore il bene della città. I consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle vi hanno chiesto di prendere una posizione in merito alle concessioni rilasciate dal Ministero dell’Ambiente alla GlobalMed, ma avete taciuto perché colpevoli di connivenza col Pd nazionale. Non potete nascondervi da ciò che siete: fantini pronti a correre sul cavallo vincente per poi tornare indietro, senza vergogna, in caso di sconfitta. La storia politica di tuo padre è sempre lì a dirci di che pasta siete fatti. A Catanzaro sei parte della maggioranza targata Pd; hai detto di votare “Sì” al Referendum Costituzionale, invitando al tavolo nientepopodimeno che Ernesto Carbone, parlamentare dem favorevole alla chiusura dell’aeroporto che considerate tanto sacro; il tuo sindaco ha confermato Rocco Gaetani (Pd) a capo di Akrea e nonostante ciò avete la faccia tosta di accusare gli altri delle cose che fate voi (ormai non più in segreto): inciuciare col partito che ha distrutto questa città. Suvvia, un po’ di pudore. Avete già finito le cartucce? Continua a leggere “Flora, quella del Pd sei tu e il condannato è tuo padre”

Referendum: il «NO» in pillole #2

Che fine hanno fatto i consiglieri provinciali? Da quando non ne sentite parlare? E soprattutto: chi di voi sa che nel 2014 ci sono state le elezioni di oltre sessanta province?

Le province continuano ad amministrare milioni di italiani. Eppure l’oggetto del dibattito politico odierno è incentrato, soltanto, sulla loro soppressione. Nessuno conosce più le loro attività amministrative: mutate dalla legge Delrio ma pur sempre incisive per la collettività amministrata.
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Referendum: il «NO» in pillole #1

Era il 1993. In Italia i sindaci diventarono finalmente i Primi Cittadini: non più nominati dai partiti ma eletti direttamente dalla comunità locale, per la prima volta dalla nascita della Costituzione italiana. Ed è proprio la «nuova» Costituzione che vorrebbe fare un salto al passato lungo vent’anni. Oggi un sindaco amministra la gente del suo territorio. È a questa gente che deve rispondere ed è ben definito il territorio che deve amministrare. Continua a leggere “Referendum: il «NO» in pillole #1”

Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

Se durante l’orrenda campagna elettorale di maggio e giugno pensavate che Ugo Pugliese potesse davvero fare il sindaco vi sbagliavate di grosso. Se lo pensate ancora adesso, invece, significa che siete sciocchi o in malafede. Fate voi. Io, intanto, spiego perché, Ugo «il marinaio», non è adatto a fare il sindaco (cosa che, tra l’altro, ci sta dimostrando giorno dopo giorno). Partiamo da un concetto che sarà alla base di tutto il ragionamento: Pugliese non ha ambizioni politiche. Non è un politico di professione. Non ha, dunque, interesse a fare o a non fare determinate cose in funzione di eventi futuri, umori di partito, simpatie e antipatie tra dirigenti ed elettori. Questo, tecnicamente, sarebbe un bene. Ma non in questo caso. E il perché è presto detto. Se è vero che Pugliese non ha ambizioni politiche di alcun tipo (poi chiaro, potrebbe montarsi la testa), non possiamo certo dire la stessa cosa per il motore pulsante che ha dietro, e cioè la famiglia Sculco (principale se non unico motivo per cui lui, oggi, è il primo cittadino di Crotone).
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Tv e politica: il dibattito alla stregua di una caccia al tesoro

Abbiamo un serio problema in Italia, che impedisce il pragmatismo riformista e interventista nonché ostacola i cittadini a prendere coscienza: il dibattito. Troppo acceso per troppo poco tempo e su troppe cose contemporaneamente: si passa, con estrema semplicità, dalle morti in discoteca all’emergenza cinghiali; dai rom che rubano alle temperature da record. A mancare non è solo la stabilità economica ma anche, e soprattutto, quella mentale. Il dibattito italiano è alla stregua di una caccia al tesoro: tutti vogliono conquistarlo (il consenso) e per farlo non danno peso ai comportamenti adoperati e da adoperare. L’importante è arrivare in cima. Anche se spesso, in molti, si accontentano di arrivare a metà della gradinata. Come ad esempio Salvini: un suo possibile ingresso a Palazzo Chigi è assai improbabile, nonostante ciò lui gioca la partita in maniera iperaggressiva, dando l’impressione di credere a ciò che dice e all’eventualità di poter davvero governare questo Paese. Lui è il prototipo perfetto del partecipante al dibattito (alla caccia al tesoro) a cui non importa dei modi né dei contenuti: è capace di sparare a zero su morti, omosessuali e altre cento categorie e allo stesso tempo ha la straordinaria capacità di idolatrare cagnolini eroi, benzinai giustizieri e trovare un nemico per ogni occasione. Nemico che, quasi sempre, è incarnato dallo Stato e dal Governo nonché dalle maggioranze in generale: chiunque sia a capo di qualcosa, per Salvini, non è buono. Deve dimettersi e dare spazio a un valido gruppo di leghisti, pronto a fare con il popolo e per il popolo.

Il punto è che Salvini, nella sua corsa vera o presunta che sia verso la maggioranza del Paese, non si rende conto che sbaglia nemici (o quantomeno il modo e i motivi per cui li attacca) e che offre al Paese un dibattito povero di significati e privo di utilità vere. Non solo lui, intendiamoci: lui è solo il capo clan di questa banda della politichetta new age a cui la stampa porge i microfoni: difatti è il mouds operandi della televisione che permette a questi individui di giocare col dibattito pubblico.
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