Venite a scrivere qui, cari giornalisti, se siete liberi e indipendenti

Siccome questo giornale è nato dalla necessità di sopperire alla mancanza di critica politica, che è una delle tante sfumature del giornalismo, il taglio che lo contraddistingue non è certo quello delle carezze e delle slinguazzate ai padroni. Chi si meraviglia di questo modo di intendere e fare il giornalismo, lontano dai canoni tipici di quello provinciale a cui ci hanno abituato, evidentemente sa poco o nulla di giornalismo poiché ignora la storia di questo mestiere e ancor di più quella del Paese.

La critica politica è per definizione aspra e forte, altrimenti si tratterebbe di mero cronachismo fine a se stesso. E oltre al giornalismo del copia e incolla, per fortuna, esiste quello di critica e di opinione che si pone l’arduo obiettivo di stimolare la coscienza collettiva dei lettori (che sono cittadini e quindi elettori che poi votano in base anche alle informazioni che il giornalismo riesce a fornirgli). Se da queste parti latita, perché metterebbe a rischio il consolidatissimo e oliato status quo, la colpa non è certo di chi prova a portarlo avanti in un territorio difficile come questo, dove non appena ti esponi arrivano le querele intimidatorie da parte di coloro che trattano i consessi pubblici alla stregua del tinello di casa. Continua a leggere “Venite a scrivere qui, cari giornalisti, se siete liberi e indipendenti”

Pugliese e Barbieri, cerchi «’ndrangheta» ed esce lo zero

Nei programmi elettorali si parla di tutto tranne che di ‘ndrangheta. Quantomeno in quelli dei principali competitor, Rosanna Barbieri (Pd) e Ugo Pugliese (Sculco). Evidentemente, loro, non considerano la ‘ndrangheta come qualcosa che influisca negativamente sulla vita politica e sociale della città. Altrimenti non si spiega perché la Barbieri non l’abbia mai nominata. Forse non esiste? O forse è troppo presente? Stessa cosa vale per Pugliese: finora ha parlato di tutto tranne che di ‘ndrangheta. La speranza è che per nessuno di loro due ci sia imbarazzo a parlare di criminalità organizzata. Qualcuno in compenso parla di liste satellite non del tutto limpide. Non vorremmo che i due principali avversari di questa tornata non abbiano nominato la ‘ndrangheta per paura di un cortocircuito.

Andando sui loro siti internet, nella sezione “Programma”, premendo il tasto “f3” e digitando la parola «’ndrangheta» il numerino che appare non è il dieci, né il cinque né tanto meno l’uno. E’ lo zero. Stessa cosa se si digita criminalità organizzata.

 

Forse in via Panella credono basti scoprire una targa a Lea Garofalo per dirsi oppositori della ‘ndrangheta? Credono sia sufficiente una commemorazione per contrastare chi ormai – in tutta Italia – spara poco ma firma e delibera tanto? Perché all’evento dello scorso 19 maggio, alla Lega Navale, alla presenza del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, non c’erano né «la prima donna candidata a sindaco per il csx» né il candidato di Enzo Sculco? Preferiscono gli incontri da rose e fiori con Cesa e Guerini negli hotel a quelli crudi con chi racconta la propria resistenza quotidiana? Evidentemente sì.
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Flora l’«orgogliosa» e il gretto provincialismo dei crotonesi

Pensavo che la politica italiana più brutta, quella del berlusconismo e del post berlusconismo, non avesse altro da offrire o che, quantomeno, non potesse fare proseliti in piccole e dimenticate realtà come quella crotonese. Mi sbagliavo. Evidentemente, quando ci pensavo, non tenevo conto del provincialismo marcio e dell’esistenza della famiglia Sculco, dinastia formatasi nei sindacati e – ahinoi – infiltratasi col tempo nella politica che conta. Attenzione: stiamo parlando della politica crotonese e parte di quella calabrese; politica d’accatto, senza uomini di statura e di livello, che conta nulla ma pur sempre di politica si tratta.

Prima che lo facesse fuori la magistratura, era Enzo a dare direttamente le carte sul tavolo: nel 2006, ai tempi della Margherita di cui era leader, ha contribuito in maniera notevole alla vittoria bulgara del centrosinistra di Vallone. Prima era stato in Provincia in qualità di vice presidente (di recente è stato condannato per danno erariale al risarcimento di undicimila euro nei confronti della stessa Provincia che amministrava) poi in Regione come consigliere, dove decadde ancora per mano di quella straordinaria entità che molti odiano ma che per fortuna esiste e ci ricorda con chi abbiamo a che fare.
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L’abbandono di Ryanair e il peso pari a zero del Pd calabrese

Il Governo ha aumentato le tasse aeroportuali da 6 a 9 euro e la compagnia irlandese di voli low – cost ha annunciato che, a partire da ottobre, abbandonerà lo scalo di Crotone. Non appena appresa la notizia, le prime cose che si sono palesate agli occhi chi guarda con un minimo di attenzione, sono state, sostanzialmente, queste: la prima è che Matteo Renzi, nell’agenda del Governo, non ha riservato al meridione nemmeno una posizione di media classifica, vista l’assenza di altre infrastrutture e il ruolo vitale che comporta l’aeroporto per Crotone; la seconda riguarda la totale inconsistenza della classe dirigente calabrese e crotonese in quota PD: se questa, infatti, avesse avuto un peso minimo, il Governo l’avrebbe tenuto in considerazione e avrebbe capito di conseguenza che alzare le tasse ad una compagnia che vive sui prezzi bassi non avrebbe agevolato, ma al contrario messo seriamente a rischio, la permanenza della stessa nella città di Crotone. Quindi, quando Artutro Crugliano Pantisano o il giovane dem Aquila parlano, rispettivamente, di un «rapporto ottimale con Renzi» e di una «deputazione che si fa sentire a Roma», dicono solo balle.
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Ecco perché Crotone deve continuare a cercare la Luna, sperando sia rossa

Crotone e i crotonesi si apprestano ad una nuova tornata elettorale, che probabilmente segnerà lo spartiacque tra le origini e le tradizioni della città ed il suo futuro. Aldilà delle molteplici forze sociali e politiche presenti sul territorio, che fanno riferimento talvolta all’uno talvolta all’altro progetto che negli ultimi anni sono stati messi in campo, la città deve interrogarsi sulla necessità della formazione di un nuovo tessuto sociale, ricostituendo le istituzioni cittadine intorno alle nuove competenze che tanti ragazzi e ragazze crotonesi hanno avuto la possibilità di costruire a causa dell’esilio forzato in “lidi” che hanno offerto maggiori opportunità culturali e lavorative. E’ necessario riflettere sulle motivazioni che possono e devono spingere la new generation a impegnarsi per fare Politica, a dedicare parte del loro tempo alle Associazioni, a lanciare la propria OPA sulle Istituzioni.

La riflessione si fa ancora più intrigante solo se si aggiunge un altro elemento: la città di Crotone; perché essere giovani a Crotone ha un significato del tutto particolare, ben diverso da quello che potrebbe avere una militanza politica in tante altre realtà. I Crotonesi hanno un bisogno sincero di eguaglianza e di dignità e queste cose, senza volersi illudere, solo la buona politica può costruirle. Politica, Partito, Militanza: sono parole che oggi suonano quasi come misteriose, difficili da trovare nei vocabolari dei giovani, nonostante rappresentino la storia di questa città, nei sui pregi e nelle sue contraddizioni. Continua a leggere “Ecco perché Crotone deve continuare a cercare la Luna, sperando sia rossa”