Nervosismo e querele a casa Sculco: Gratteri ha distrutto i sogni di Flora

Enzo Sculco è un uomo freddo. Non lo smuove niente. E’ una montagna umana. Con un curriculum politico spaventosamente compromesso come il suo, pochi avrebbero avuto ancora la forza e la faccia di continuare, a testa alta, la corsa verso la riconquista di tutto ciò che, in seguito alle condanne e all’interdizione, aveva perso. E oggi ce l’ha fatta. O quasi. La ciliegina mancante è di quelle assai gustose e prelibate. Si chiama Montecitorio. Lì, Enzo, non ha ancora piantato bandiera. Questa è forse l’unica occasione che ha per poter conquistare un pezzo di Roma. Ma le cose, che sembravano procedere per il verso giusto, nonostante i soliti malumori di quei pochissimi esponenti del Pd che i voti del Ras non li vogliono, si stanno mettendo male. Il rischio concreto è che Flora resti a Crotone sebbene abbia tanti voti, come ha rimarcato in più occasioni la stessa leonessa, un po’ acciaccata, di Crotone. Continua a leggere “Nervosismo e querele a casa Sculco: Gratteri ha distrutto i sogni di Flora”

Grazie, Gratteri. Ora indaghi su Crotone

«Il vento in Calabria sta cambiando». È una frase che, ultimamente, ripete spesso Nicola Gratteri. E ha tutto il diritto di farlo: da quando è stato eletto Procuratore di Catanzaro, lo scorso 21 aprile 2016, ha portato a termine numerose indagini e sta lavorando incessantemente su più fronti, in tutta la regione. Basti pensare che il territorio crotonese, in meno di un anno, è stato interessato da due grandi operazioni: Jonny e StigeComplessivamente circa 250 persone tratte in arresto e beni sequestrati per oltre 70 milioni di euro.

In fondo lo sappiamo bene: la ‘ndrangheta controlla il territorio. Commercianti, imprenditori, “società civile”, politici e amministratori: si rivolgono tutti (per necessità, imposizione o disperazione) alle famiglie per avere qualche beneficio (voti, lavoro, prestazioni mediche, permessi, agevolazioni, soldi). Il quadro emerso dall’operazione Stige (cui nome deriva dal mitologico fiume dell’odio) è “drammatico”, e mette in luce una diretta influenza delle ‘ndrine nella vita amministrativa di diversi comuni. Era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come sindaco, ed era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come presidente della Provincia di Crotone attraverso l’intimidazione dei gregari delle cosche ai danni dei consiglieri comunali (in seguito alla riforma Delrio le elezioni provinciali sono divenute di secondo grado).

Durante la conferenza stampa, a Gratteri, sono state poste da più giornalisti domande come: «E su Crotone, «Indagini sul capoluogo?», «E quindi Crotone?». Tanti interrogativi che hanno prodotto una sola risposta da parte del procuratore: «Mo’ vediamo». Come a dire “tenetevi pronti”. Perché Crotone si è vista trasversalmente interessata dalle recenti indagini, ma i meccanismi di fondo potrebbero non essere troppo diversi. Anzi, potrebbero essere identici.

Tanto per dire: in un’intercettazione del 2006, alcuni membri della ‘ndrina cirotana vengono sorpresi a discutere su chi far eleggere sindaco. Giuseppe Spagnolo, esponente della cosca, nell’annunciare il suo sostegno a Nevio Siciliani (ex sindaco di Cirò Marina, finito agli arresti) pronuncia una frase indicativa: «Aiutiamo quelli con i soldi». Continua a leggere “Grazie, Gratteri. Ora indaghi su Crotone”

Jonny, «indagato Gianluca Bruno»: anzi no, ma forse sì

Alle prime luci dell’alba di ieri, su ordine della Dda di Catanzaro, è scattata l’operazione “Jonny”. In manette sono finiti uomini di spicco della cosca Arena, il potentissimo governatore Leonardo Sacco e il suo mentore spirituale (e non solo spirituale), il prete Edoardo Scordio. Le accuse vanno dall’associazione mafiosa alla detenzione abusiva di armi, passando per intestazione fittizia di beni a un’altra sfilza di reati gravi che avrete sicuramente letto altrove. E’ stata la notizia d’apertura del principale telegiornale italiano e ha occupato le prime pagine di alcuni dei più diffusi quotidiani nazionali. Si tratta di un’operazione importantissima che molti – tra cui noi – aspettavano e auspicavano da tempo. Ma ci sarebbe di più: tra gli indagati risulterebbe anche Gianluca Bruno, sindaco di Isola Capo Rizzuto (lo stesso che Enzo Sculco voleva «cacciare a calci in culo»). Il condizionale è d’obbligo nel momento che la notizia, che vedrebbe Bruno iscritto nel registro degli indagati, è stata pubblicata da alcuni quotidiani online, come per esempio crotonenews.com, e indirettamente smentita da lacnews24.it che nel riportare un’intercettazione tra lo stesso Bruno e uno degli indagati, dalla quale emerge la figura forte del prete – imprenditore («se se ne va lui, ci ripuliscono tutti» dice il sindaco), ha sottolineato, in ogni passaggio, che il primo cittadino  risulta «non indagato». Continua a leggere “Jonny, «indagato Gianluca Bruno»: anzi no, ma forse sì”

Marilina Intrieri, amica dei condannati per mafia

Dalle inchieste giudiziarie che stanno travolgendo la Calabria politica è uscito fuori anche il nome della crotonese Marilina Intrieri. Si tratta di una serie di telefonate con Paolo Romeo, già condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dagli inquirenti il regista nero della politica calabrese. Il contenuto delle intercettazioni fa emergere un contesto poco edificante. Intanto abbiamo la Intrieri che si incontra e chiede consigli a un condannato per reati contigui alla mafia. Mica bazzecole. Non solo. Nel 2009 Scopelliti chiama la Intrieri e le chiede un incontro. Questa, immediatamente dopo, contatta il regista nero per chiedere consigli sul da farsi ricevendo risposta affermativa. L’ex sindaco di Reggio e Marilina l’«onorevole» dunque si incontrano. Siamo a ridosso delle Elezioni Regionali che vedranno trionfare in maniera bulgara Scopelliti e la destra calabrese. L’Intrieri richiama il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e riporta i passaggi dell’incontro: «Scopelliti è teso» e «Mi confermano che è lui il candidato». Insomma, siamo davanti a una collaborazione molto grave e assai imbarazzante. E non finisce qui. I due rimangono d’accordo per un incontro nei giorni successi insieme all’«amico nostro di Cosenza che è su Vibo». Chi è l’amico? Pino Tursi Prato, anche lui condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. I tre si incontrano poi in un bar di Reggio Calabria e, secondo gli inquirenti, fanno un po’ il punto della situazione.
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E’ finita bene una storia sbagliata

Si è chiusa oggi una storia assurda, una di quelle che non dovrebbero proprio nascere e che invece, oltre a prendere vita, crescono pure e destabilizzano. Il protagonista, suo malgrado, è stato Agostino Pantano, apprezzato cronista calabrese. L’accusa: ricettazione di notizie. Un po’ come se le notizie fossero dei beni da piazzare sul mercato nero.

Pantano, nell’aprile 2010, da responsabile della redazione reggina di Calabria Ora, pubblicò sette articoli inerenti allo scioglimento per mafia del comune di Taurianova avvenuto nel 2009. Alcuni fatti inediti, riguardanti anche Rocco Biasi che fu sindaco nella giunta precedente allo scioglimento, Pantano li raccolse dalla “relazione della Commissione d’accesso”. Questo non piacque al Biasi che denunciò il giornalista per diffamazione, successivamente indagato appunto per “ricettazione di notizie”. Repubblica delle Banane.
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Pugliese e Barbieri, cerchi «’ndrangheta» ed esce lo zero

Nei programmi elettorali si parla di tutto tranne che di ‘ndrangheta. Quantomeno in quelli dei principali competitor, Rosanna Barbieri (Pd) e Ugo Pugliese (Sculco). Evidentemente, loro, non considerano la ‘ndrangheta come qualcosa che influisca negativamente sulla vita politica e sociale della città. Altrimenti non si spiega perché la Barbieri non l’abbia mai nominata. Forse non esiste? O forse è troppo presente? Stessa cosa vale per Pugliese: finora ha parlato di tutto tranne che di ‘ndrangheta. La speranza è che per nessuno di loro due ci sia imbarazzo a parlare di criminalità organizzata. Qualcuno in compenso parla di liste satellite non del tutto limpide. Non vorremmo che i due principali avversari di questa tornata non abbiano nominato la ‘ndrangheta per paura di un cortocircuito.

Andando sui loro siti internet, nella sezione “Programma”, premendo il tasto “f3” e digitando la parola «’ndrangheta» il numerino che appare non è il dieci, né il cinque né tanto meno l’uno. E’ lo zero. Stessa cosa se si digita criminalità organizzata.

 

Forse in via Panella credono basti scoprire una targa a Lea Garofalo per dirsi oppositori della ‘ndrangheta? Credono sia sufficiente una commemorazione per contrastare chi ormai – in tutta Italia – spara poco ma firma e delibera tanto? Perché all’evento dello scorso 19 maggio, alla Lega Navale, alla presenza del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, non c’erano né «la prima donna candidata a sindaco per il csx» né il candidato di Enzo Sculco? Preferiscono gli incontri da rose e fiori con Cesa e Guerini negli hotel a quelli crudi con chi racconta la propria resistenza quotidiana? Evidentemente sì.
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A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo bene la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati sembrano non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Eppure la ‘ndrangheta crotonese ha le sue logiche e muove i suoi interessi ovunque, non solo qui. I cutresi, ad esempio, fanno affari d’oro nel nord Italia. Sono spietati e potentissimi. Così come quelli di Isola e di Cirò: la ‘ndrangheta c’è ma fa meno rumore di un tempo. Non bisogna dimenticare infatti che il silenzio non significa assenza ma attività. E a Crotone le attività sono molto fiorenti.
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Platì non è in Italia e non conosce la normalità: lo Stato ne congeli la democrazia

Si sente dire spesso che la democrazia a Platì non esiste più a causa dei numerosi scioglimenti per infiltrazioni mafiose e conseguenti commissariamenti: tre in 12 anni. Sarà anche vero, ma non provino a convincere l’opinione pubblica che a riportarla – nel paesino reggino, base del narcotraffico ‘ndranghetistico – saranno le ‘Elezioni Amministrative’. La democrazia a Platì manca e mancherà sempre; che saranno sindaci eletti o commissari nominati ad amministrarla. Il punto non sono le elezioni – per altro si parla di una frazione di poco meno di 4.000 abitanti – ma il contesto. A Platì c’è la ‘ndrangheta vera; ci sono i bunker degli ‘ndranghetisti e da lì passa gran parte del narcotraffico delle ‘ndrine calabresi. A Platì però manca l’acqua; mancano le strade; manca la cultura civica; manca la lingua italiana; manca la legge; mancano le prospettive; mancano i campetti per i bambini dal futuro già segnato; manca lo Stato. A Platì i sindaci che non si allineano muoiono ammazzati sotto i  colpi della ‘ndrangheta. E non è fiction, non è una visione romanzata.

Platì rappresenta l’esplicazione perfetta del concetto di periferia culturale in Calabria e nel mezzogiorno. Un luogo dove lo Stato non ha né valore né un senso; dove i suoi figli girano a 11 anni sui motorini senza casco nelle strade inesistenti di un paese che non c’è; dove la politica è collusa o è morta; dove i suoi abitanti non conoscono il resto del mondo, la luce della bellezza, il senso della vita. A Platì chi non è ‘ndranghetista è omertoso, sottomesso alle logiche proprie delle periferie culturali, dunque a quelle della subcultura ‘ndranghetista. Lì la democrazia non è stata espropriata dai commissariamenti, no: lì la democrazia non l’hanno mai conosciuta realmente, così come in molte zone della Calabria dove il voto è impegnato, veicolato dai colletti bianchi collusi con la ‘ndrangheta, dagli ‘ndranghetisti stessi e dai politici lottizzati. Platì vive di stenti, di logiche assurde e impensabili (specie per chi non le guarda da vicino) rispetto al concetto di Paese Italia. E non solo Platì e non solo la Calabria: questo è un discorso estendibile a gran parte del sud Italia; quel sud d’Italia che di Italia ha davvero poco se non i profumi e la lingua, quest’ultima spesso ignota in realtà come quella platiese, per l’appunto.  Continua a leggere “Platì non è in Italia e non conosce la normalità: lo Stato ne congeli la democrazia”

La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti

Ricapitoliamo: Nino De Gaetano dopo due legislature da consigliere regionale, viene indagato perché sospettato di aver chiesto voti ad una cosca del reggino. La polizia ne richiede addirittura l’arresto e intanto le indagini vanno avanti. Siamo nel 2011.

Nel frattempo, in Regione, dopo la disastrosa gestione del centrodestra di Scopelliti, il centrosinistra ha le porte spalancante verso la vittoria; candida Oliverio e promette pulizia nelle liste. Non vengono candidati, tra gli altri, Ciccio Sulla a Crotone e l’uomo della discordia, De Gaetano appunto, a Reggio. Rimangono comunque personalità i cui nomi già risultano nei registri della procura per la questione “rimborsopoli”. La «sinistra comunista» vince e, dopo mesi di inattività ingiustificata, la Giunta prende forma: si realizza subito l’inciucio (precedentemente escluso da Oliverio) con i fratelli Gentile; Pino Gentile viene eletto vice presidente del consiglio con i voti degli uomini di Oliverio che intanto nomina gli assessori ripescando, contro tutto e tutti, proprio Nino De Gaetano (quello dei voti comprati dalla ‘ndrangheta) e altri due – Guccione e Ciconte – anche loro indagati per “rimborsopoli”. Le polemiche per la nomina non si placano e fanno eco nazionale: Del Rio è contrario alla nomina, Renzi (tanto per cambiare) tace e la Lanzetta (la famigerata “Ministra ombra”) rifiuta l’assessorato proprio per la presenza di De Gaetano. Oliverio se ne assume la piena responsabilità politica, mettendoci la faccia e affermando, senza alcun timore, che la sua giunta «non sarà dettata dalla magistratura» (e mi verrebbe da dire: magari lo facesse ogni tanto) ma dalle capacità politiche. Le capacità politiche di un uomo come De Gaetano nessuno le ha viste mai, ma questa è un’altra storia. Continua a leggere “La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti”

Grazie allo Stato la ‘ndrangheta non esiste nemmeno a Bagnara

E’ stato sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Bagnara Calabra, Reggio Calabria. Alla notizia, molti cittadini di Bagnara, hanno reagito così: «Ma quale mafia e mafia. La vera mafia è a Roma, qui non c’è. È una vergogna aver sciolto il comune. Che andassero a chiudere i comuni di Renzi e i suoi compagni». Oltre al fatto che tutti vorremmo sapere come Renzi faccia ad avere dei compagni, mi chiedo – anche al netto di queste parole – come sia ancora possibile che la politica parli di meridione con la semplicità e l’irresponsabilità con le quali ci ha abituati; del perché non discuta più della vera questione meridionale; di come faccia la politica a riempirsi la bocca con frasi fatte del tipo «il sud risorsa per il Paese» senza che questa abbia in testa una benché minima idea di cosa sia davvero il sud e del tappeto di omertà, unito ad una spaventosa passività culturale, che domina molte comunità calabresi, campane, siciliane. Insomma, mi chiedo come faccia la politica a non rendersi conto di ciò che la sua incapacità ha generato in alcune zone del Paese, dove lo Stato viene visto come un nemico. Lo stesso Stato la cui assenza ha fatto sì che la ‘ndrangheta «non esiste» nemmeno a Bagnara Calabria. Per capirci, la politica fa retorica sul meridione e sulla ‘ndrangheta senza tener conto – responsabilmente – dell’esistenza di comunità come ad esempio Platì.
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