L’abbandono di Ryanair e il peso pari a zero del Pd calabrese

Il Governo ha aumentato le tasse aeroportuali da 6 a 9 euro e la compagnia irlandese di voli low – cost ha annunciato che, a partire da ottobre, abbandonerà lo scalo di Crotone. Non appena appresa la notizia, le prime cose che si sono palesate agli occhi chi guarda con un minimo di attenzione, sono state, sostanzialmente, queste: la prima è che Matteo Renzi, nell’agenda del Governo, non ha riservato al meridione nemmeno una posizione di media classifica, vista l’assenza di altre infrastrutture e il ruolo vitale che comporta l’aeroporto per Crotone; la seconda riguarda la totale inconsistenza della classe dirigente calabrese e crotonese in quota PD: se questa, infatti, avesse avuto un peso minimo, il Governo l’avrebbe tenuto in considerazione e avrebbe capito di conseguenza che alzare le tasse ad una compagnia che vive sui prezzi bassi non avrebbe agevolato, ma al contrario messo seriamente a rischio, la permanenza della stessa nella città di Crotone. Quindi, quando Artutro Crugliano Pantisano o il giovane dem Aquila parlano, rispettivamente, di un «rapporto ottimale con Renzi» e di una «deputazione che si fa sentire a Roma», dicono solo balle.
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Platì non è in Italia e non conosce la normalità: lo Stato ne congeli la democrazia

Si sente dire spesso che la democrazia a Platì non esiste più a causa dei numerosi scioglimenti per infiltrazioni mafiose e conseguenti commissariamenti: tre in 12 anni. Sarà anche vero, ma non provino a convincere l’opinione pubblica che a riportarla – nel paesino reggino, base del narcotraffico ‘ndranghetistico – saranno le ‘Elezioni Amministrative’. La democrazia a Platì manca e mancherà sempre; che saranno sindaci eletti o commissari nominati ad amministrarla. Il punto non sono le elezioni – per altro si parla di una frazione di poco meno di 4.000 abitanti – ma il contesto. A Platì c’è la ‘ndrangheta vera; ci sono i bunker degli ‘ndranghetisti e da lì passa gran parte del narcotraffico delle ‘ndrine calabresi. A Platì però manca l’acqua; mancano le strade; manca la cultura civica; manca la lingua italiana; manca la legge; mancano le prospettive; mancano i campetti per i bambini dal futuro già segnato; manca lo Stato. A Platì i sindaci che non si allineano muoiono ammazzati sotto i  colpi della ‘ndrangheta. E non è fiction, non è una visione romanzata.

Platì rappresenta l’esplicazione perfetta del concetto di periferia culturale in Calabria e nel mezzogiorno. Un luogo dove lo Stato non ha né valore né un senso; dove i suoi figli girano a 11 anni sui motorini senza casco nelle strade inesistenti di un paese che non c’è; dove la politica è collusa o è morta; dove i suoi abitanti non conoscono il resto del mondo, la luce della bellezza, il senso della vita. A Platì chi non è ‘ndranghetista è omertoso, sottomesso alle logiche proprie delle periferie culturali, dunque a quelle della subcultura ‘ndranghetista. Lì la democrazia non è stata espropriata dai commissariamenti, no: lì la democrazia non l’hanno mai conosciuta realmente, così come in molte zone della Calabria dove il voto è impegnato, veicolato dai colletti bianchi collusi con la ‘ndrangheta, dagli ‘ndranghetisti stessi e dai politici lottizzati. Platì vive di stenti, di logiche assurde e impensabili (specie per chi non le guarda da vicino) rispetto al concetto di Paese Italia. E non solo Platì e non solo la Calabria: questo è un discorso estendibile a gran parte del sud Italia; quel sud d’Italia che di Italia ha davvero poco se non i profumi e la lingua, quest’ultima spesso ignota in realtà come quella platiese, per l’appunto.  Continua a leggere “Platì non è in Italia e non conosce la normalità: lo Stato ne congeli la democrazia”