Flora cavallo di Troia, Ugo specchietto per le allodole: così Sculco impugna il Pd

Queste ultime comunali non ci hanno solo detto che il Pd crotonese è morto sotto i colpi del latifondismo e del provincialismo dei suoi attori storici, incapaci di rinnovare perché incapaci di prescindere dal succulento quanto mortificante status quo, ma di fatto hanno legittimato la famiglia Sculco sulla scena politica calabrese. Ebbene sì, la candidatura di Ugo Pugliese non aveva altro scopo che assaltare il fortino così da aggiungere allo scranno di Flora in Consiglio Regionale anche il Comune di Crotone. Oggi, a conti fatti, la famiglia Sculco ritorna prepotentemente sulla scena politica calabrese dopo alcuni anni di stop, dovuti ai guai giudiziari di Enzo, interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici. Ma andiamo con ordine e proviamo a capire meglio.

Flora è stata eletta nel 2011 in Consiglio Comunale con oltre 600 preferenze (bazzecole se confrontate agli oltre 1000 voti del demokratico Enrico Pedace). Molti, tra cui l’ex consigliere comunale nonché candidato a sindaco di CrotoneLibera Fabrizio Meo, raccontano di una sua opposizione blanda nei confronti della maggioranza di Vallone. Insomma, sfumata l’elezione della voce di Crotone, Giusy Regalino (poi passata addirittura in Forza Italia), la famiglia pare abbia deciso di condurre un’opposizione meno dura possibile nei confronti di quelli che, a distanza di 5 anni, sarebbero poi diventati gli avversari da battere «per liberare la città». Non a caso, tre anni dopo (novembre 2014), e cioè a due dalla fine del secondo mandato valloniano, Flora tenta il salto nella politica regionale, che le riesce alla grande, diventando così l’unica donna eletta in Consiglio con la bellezza di 9.000 preferenze. Entra a Palazzo degli Itali con la lista #CalabriainRete (mamma di #CrotoneinRete) creata ad hoc per le elezioni, sostenendo la candidatura del comunista della Sila Mario Oliverio. Dunque, a giunta formata, Flora si ritrova in una posizione assai bizzarra e apparentemente scomoda: con la poltrona da onorevole è in maggioranza col Pd, mentre con quella misera da consigliere comunale è – formalmente – all’opposizione dello stesso partito. Quest’ultima la lascerà a qualche mese dalle amministrative. Quella che appariva incoerenza non era altro che strategia. Di quelle più contorte e diaboliche.
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A.A.A Cercasi Giovani Democratici Crotone

Mancano poco più di 5 mesi alle prossime Elezioni Amministrative di Crotone e le incognite continuano a rimanere tante. Non è ancora chiaro se il PD – che ha però iniziato a sondare il terreno fra i più giovani estranei al partito con Crugliano Pantisano – abbraccerà Enzo Sculco o ne farà a meno e se il candidato del csx sarà Emilio De Masi. L’incognita Enzo Sculco quindi, non ci permette nemmeno di capire in pieno che cosa farà il cdx, assente e poco chiaro come al solito. Il resto del parterre vede i grillini alla ricerca di un candidato tra i loro infiniti meet – up e le liste civiche che correranno autonomamente porsi un solo obiettivo: l’apparentamento in caso di ballottaggio.

In tutto questo caos di poca chiarezza rientrano di prepotenza anche i Giovani Democratici guidati da Manlio Caiazza. Difatti, ad oggi, non è chiaro il loro programma per Crotone né tanto meno la loro visione in merito proprio alle imminenti comunali. In questi mesi solo due piccoli segni di vita: un incontro sul tema “bonifica” e l’invito per il commissario locale dei dem, Maurizio Tricoli, a dimettersi. Per il resto non si hanno notizie di loro prese di posizione su temi di rilevanza cittadina, regionale, men che meno nazionale.

Non esiste un blog a firma GD attraverso il quale consultare attività, progetti e membri (su questo fronte convengono col partito madre che non ha nemmeno una mail ufficiale) ma esiste una pagina facebook dove pubblicano le loro iniziative culturali (cineforum, tornei di beneficenza). Niente di più. Niente che basti.
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La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti

Ricapitoliamo: Nino De Gaetano dopo due legislature da consigliere regionale, viene indagato perché sospettato di aver chiesto voti ad una cosca del reggino. La polizia ne richiede addirittura l’arresto e intanto le indagini vanno avanti. Siamo nel 2011.

Nel frattempo, in Regione, dopo la disastrosa gestione del centrodestra di Scopelliti, il centrosinistra ha le porte spalancante verso la vittoria; candida Oliverio e promette pulizia nelle liste. Non vengono candidati, tra gli altri, Ciccio Sulla a Crotone e l’uomo della discordia, De Gaetano appunto, a Reggio. Rimangono comunque personalità i cui nomi già risultano nei registri della procura per la questione “rimborsopoli”. La «sinistra comunista» vince e, dopo mesi di inattività ingiustificata, la Giunta prende forma: si realizza subito l’inciucio (precedentemente escluso da Oliverio) con i fratelli Gentile; Pino Gentile viene eletto vice presidente del consiglio con i voti degli uomini di Oliverio che intanto nomina gli assessori ripescando, contro tutto e tutti, proprio Nino De Gaetano (quello dei voti comprati dalla ‘ndrangheta) e altri due – Guccione e Ciconte – anche loro indagati per “rimborsopoli”. Le polemiche per la nomina non si placano e fanno eco nazionale: Del Rio è contrario alla nomina, Renzi (tanto per cambiare) tace e la Lanzetta (la famigerata “Ministra ombra”) rifiuta l’assessorato proprio per la presenza di De Gaetano. Oliverio se ne assume la piena responsabilità politica, mettendoci la faccia e affermando, senza alcun timore, che la sua giunta «non sarà dettata dalla magistratura» (e mi verrebbe da dire: magari lo facesse ogni tanto) ma dalle capacità politiche. Le capacità politiche di un uomo come De Gaetano nessuno le ha viste mai, ma questa è un’altra storia. Continua a leggere “La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti”

Quanto fa ridere l’esclusione di Wanda Ferro dal consiglio regionale?

Sono ormai tre i mesi passati dal giorno in cui i calabresi si sono recati alle urne per scegliere il nuovo governatore. Da novembre ad oggi però, l’unica cosa che continua a tener banco è l’esclusione di Wanda Ferro dal Consiglio Regionale.

Il leader dell’opposizione, colei che ha racimolato più voti di tutto il centrodestra, non potrà opporsi, né votare né tantomeno deliberare perché rimasta a casa e senza alcuna poltrona. Il ricorso al TAR è stato puntuale come l’inciucio tra Oliverio e Tonino Gentile. La Ferro non ci sta così come tutto il suo partito.  Il neo governatore intanto si costituisce in giudizio per opporsi al ricorso scatenando ulteriori polemiche in Forza Italia. Ma Oliverio, non essendo il primo degli sprovveduti, ricorda, a chi nel caso l’avesse dimenticato, che chi oggi contesta questa situazione e si scaglia contro di lui, ha votato questa legge elettorale e che dunque farebbe meglio a tacere. E come dargli torto? Piuttosto chi, come Mimmo Tallini e la stessa Wanda Ferro, si oppone, in tutti i modi possibili, a questa esclusione, dovrebbe fare un mea culpa e cambiare pedine all’interno del proprio entourage politico. Ebbene sì, perché la (brutta) legge parla chiaro e dunque le ipotesi sono due: o l’hanno votata senza leggerla o, a Wanda Ferro, hanno voluto fare un bel regalino. Infatti sarebbe bastato presentare la candidatura a consigliere regionale, oltre che a presidente, e tutto questo putiferio non sarebbe mai accaduto e ora, in consiglio, ci sarebbero i due principali competitor. Continua a leggere “Quanto fa ridere l’esclusione di Wanda Ferro dal consiglio regionale?”