La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti

Ricapitoliamo: Nino De Gaetano dopo due legislature da consigliere regionale, viene indagato perché sospettato di aver chiesto voti ad una cosca del reggino. La polizia ne richiede addirittura l’arresto e intanto le indagini vanno avanti. Siamo nel 2011.

Nel frattempo, in Regione, dopo la disastrosa gestione del centrodestra di Scopelliti, il centrosinistra ha le porte spalancante verso la vittoria; candida Oliverio e promette pulizia nelle liste. Non vengono candidati, tra gli altri, Ciccio Sulla a Crotone e l’uomo della discordia, De Gaetano appunto, a Reggio. Rimangono comunque personalità i cui nomi già risultano nei registri della procura per la questione “rimborsopoli”. La «sinistra comunista» vince e, dopo mesi di inattività ingiustificata, la Giunta prende forma: si realizza subito l’inciucio (precedentemente escluso da Oliverio) con i fratelli Gentile; Pino Gentile viene eletto vice presidente del consiglio con i voti degli uomini di Oliverio che intanto nomina gli assessori ripescando, contro tutto e tutti, proprio Nino De Gaetano (quello dei voti comprati dalla ‘ndrangheta) e altri due – Guccione e Ciconte – anche loro indagati per “rimborsopoli”. Le polemiche per la nomina non si placano e fanno eco nazionale: Del Rio è contrario alla nomina, Renzi (tanto per cambiare) tace e la Lanzetta (la famigerata “Ministra ombra”) rifiuta l’assessorato proprio per la presenza di De Gaetano. Oliverio se ne assume la piena responsabilità politica, mettendoci la faccia e affermando, senza alcun timore, che la sua giunta «non sarà dettata dalla magistratura» (e mi verrebbe da dire: magari lo facesse ogni tanto) ma dalle capacità politiche. Le capacità politiche di un uomo come De Gaetano nessuno le ha viste mai, ma questa è un’altra storia. Continua a leggere “La Calabria paga scelte omertose e silenzi rimbombanti”

Quanto fa ridere l’esclusione di Wanda Ferro dal consiglio regionale?

Sono ormai tre i mesi passati dal giorno in cui i calabresi si sono recati alle urne per scegliere il nuovo governatore. Da novembre ad oggi però, l’unica cosa che continua a tener banco è l’esclusione di Wanda Ferro dal Consiglio Regionale.

Il leader dell’opposizione, colei che ha racimolato più voti di tutto il centrodestra, non potrà opporsi, né votare né tantomeno deliberare perché rimasta a casa e senza alcuna poltrona. Il ricorso al TAR è stato puntuale come l’inciucio tra Oliverio e Tonino Gentile. La Ferro non ci sta così come tutto il suo partito.  Il neo governatore intanto si costituisce in giudizio per opporsi al ricorso scatenando ulteriori polemiche in Forza Italia. Ma Oliverio, non essendo il primo degli sprovveduti, ricorda, a chi nel caso l’avesse dimenticato, che chi oggi contesta questa situazione e si scaglia contro di lui, ha votato questa legge elettorale e che dunque farebbe meglio a tacere. E come dargli torto? Piuttosto chi, come Mimmo Tallini e la stessa Wanda Ferro, si oppone, in tutti i modi possibili, a questa esclusione, dovrebbe fare un mea culpa e cambiare pedine all’interno del proprio entourage politico. Ebbene sì, perché la (brutta) legge parla chiaro e dunque le ipotesi sono due: o l’hanno votata senza leggerla o, a Wanda Ferro, hanno voluto fare un bel regalino. Infatti sarebbe bastato presentare la candidatura a consigliere regionale, oltre che a presidente, e tutto questo putiferio non sarebbe mai accaduto e ora, in consiglio, ci sarebbero i due principali competitor. Continua a leggere “Quanto fa ridere l’esclusione di Wanda Ferro dal consiglio regionale?”