Sculco sceglie Rori De Luca: l’assessore in odore di conflitto d’interessi

Dopo la mancata elezione in consiglio comunale, Rori De Luca c’è entrato di prepotenza a un anno dall’insediamento del povero Ugo Pugliese. Nel 2016, Rori, prese poco meno di 100 voti (alla faccia dell’«uomo di successo») ma Enzo Sculco gli promise che non lo avrebbe dimenticato. Nel frattempo, il buon Rorino, prese in mano la Cross Legal Consulting, società alla quale Enzo Sculco si è affidato per  gestire la negoziazione tra Comune di Crotone ed Eni in vista delle (chiacchierate) attività di bonifica. Ha scelto un soggetto esterno e lo ha fato in modo diretto, senza gara. Una parcella di 39.000 euro, infatti, non impone obblighi di concorrenza e permette l’assegnazione libera. Continua a leggere “Sculco sceglie Rori De Luca: l’assessore in odore di conflitto d’interessi”

Verri, botte piena e moglie ubriaca

E’ stato recentemente premiato come “Un OK in Rossoblù” dal giornale “Crotone OK” – pare il più diffuso tra i banchi del pesce -, insieme a uno dei suoi principali clienti, il presidente dell’F.C Crotone Raffaele Vrenna, quest’ultimo vincitore della prestigiosissima categoria “Personaggio OK 2016” (probabilmente per essere scampato al sequestro di tutti i beni, tra cui lo stesso Crotone, da parte della Procura di Catanzaro). A consegnare il premio a Francesco Verri, nientepopodimeno che Dorina Bianchi, sottosegretario e donna dalle grandi doti tecniche e dialettiche: da quando è stata riconfermata anche nel Governo Gentiloni, riesce a dire solo «turismo», «cultura», «cultura», «turismo». Mai nulla di concreto e dettagliato. Ciancia e basta. E lo fa a un ritmo spaventoso, da record: ogni due parole ci mette dentro il turismo e la cultura. Tutto dire di un personaggio politico arcinoto per la sua superficialità. Del resto sulla situazione di Scifo non ha detto una parola. Ma questo territorio è il massimo che riesce ad offrire (e che forse si merita): d’altra parte a guidare il comune c’è Pugliese, a teleguidarlo c’è Enzo e a rappresentare le istanze crotonesi a Catanzaro c’è Flora, battagliera a Crotone, tacita connivente in Regione. Se parla Guccione, lei si astiene. E’ fatta così, i piedi agli amici non li pesta. Continua a leggere “Verri, botte piena e moglie ubriaca”

Eni e Crotone: un rapporto mortale duro a morire

Se la sigla Eni stesse per “Ente Nazionale Intossicazioni”, e non per “Ente Nazionale Idrocarburi”, molte cose sarebbero più chiare e accettabili, alla luce del fatto che il nome già lasciava intendere. Purtroppo per loro, e per noi, non è così. L’Eni è la più grande multinazionale italiana, una partecipata statale, considerata la sesta potenza mondiale nel campo petrolifero subito dopo colossi come Shell e Total. Insomma, una fabbrica di soldi. E dove ci sono tanti soldi, immancabilmente, dietro, ci sono sempre astuzie, omicidi, libri paga e oscurità di vario tipo. Diciamo che, in questi contesti, non c’è mai del bianco puro e che nei consigli di amministrazione di queste aziende non si siede mai il signor Candido Bianco.

Eni fattura circa 170 miliardi di euro annui, soldi che vengono impiegati anche per corrompere, come è emerso da una recente inchiesta che vede indagati diversi dirigenti del cane a sei zampe. Nei fascicoli anche il nome del faccendiere Luigi Bisignani che avrebbe fatto da garante e da apri pista a questa corruzione di carattere internazionale. Questi, e non solo questi gli affaracci di Eni.

La coscienza dei trivellatori statali pare essere più nera del pelo del loro cane – mostro. Un logo che qualcosina avrebbe dovuto far presagire, viste, poi, le mostruosità perpetrata sul territorio italiano. Infatti, controllate di Eni come EniChem e Syndial, sono state portatrici di tumori in gran parte del mezzogiorno e in alcuni casi, addirittura, di malformazioni, causati dalle scorie tossiche mal smaltite e dal conseguente inquinamento ambientale.

In città come Crotone, la presenza di Eni, ha causato solo morte. Il mostro portò le sue fabbriche negli anni ’20 (Montedison), dismettendole poi verso la metà degli anni novanta. La sua presenza aumentò sì il reddito procapite, il livello socioculturale del territorio e rese la città pitagorica il primo polo industriale della Calabria, ma una volta levate le tende uscirono fuori gli inghippi.
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