Rori vuole Crotone, Sculco lo fulmina ma trema

Lo spiccato eloquio di Rori De Luca fa il pari col ciuffo di deandreiana memoria che lo caratterizza. Parla benissimo e si spiega ancora meglio, ma ogni qualvolta che apre bocca genera una quantità tale di supercazzole che da sole basterebbero per girarci l’ennesimo atto di “Amici miei”. Non esiste, infatti, sintesi migliore per descrivere il suo travagliato mandato da ministro cittadino, così come l’intera conferenza stampa indetta ieri nei locali del “902” dall’ormai ex assessore ai lavori pubblici.

Ci ha tenuto subito a smentire le voci che volevano alla base di questo abbandono improvviso, un acceso scontro verbale con Enzo Scuclo in persona. Lui è un adulto, circondato da persone adulte e per questo, dice, non litiga. E mentre lo diceva, alle sue spalle qualcuno giura di aver visto diverse marmotte incartare la cioccolata. D’altro canto chi ha mai visto due o più adulti litigare? Nessuno. Men che meno in politica. Figuriamoci poi quando la politica la fai con un caporale come Enzo Sculco. Ma Rori non dice bugie, lui è semplicemente ingenuo. Continua a leggere “Rori vuole Crotone, Sculco lo fulmina ma trema”

Gianfranco, chi sei e cosa farai?

Un altro protagonista silente di questa brutta tornata elettorale da poco conclusasi è stato Gianfranco Turino, giornalista, sognatore e membro nazionale di Fratelli d’Italia, il partitino di Giorgia Meloni (chi?). Doveva inizialmente essere il caudillo della destra crotonese per tentare l’assalto al fortino ma è finito alla corte di Enzo Sculco. Si è battuto, silenziosamente, per il candidato Pugliese e alla fine ha fatto centro: Ugo il temerario è diventato sindaco e TurinoPan (genialmente coniato da L’Insolente) non si è capito di fatto che cosa, visto che si è guardato bene dal candidarsi. Dunque, ufficialmente, l’ex missino ha solo portato i voti alla coalizione de “La Prossima Crotone” senza volere uno scranno in consiglio ma evidentemente ambendo a qualcosa. Che sia sola legittimazione personale? Difficile crederlo, visto che ha appoggiato una coalizione capeggiata da una centrista che strizza l’occhio al Pd, principale nemico politico del partito a cui è iscritto e di cui è stato – fino alla batosta delle Regionali 2014 – coordinatore calabrese.
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Peggio di Sculco c’è solo il Pd

Quello che sta avvenendo in queste ultime ore sul fronte alleanze è deplorevole. La nonchalance del Pd nell’acchiappare voti da tutte le parti incute timore per il futuro. In poche ore hanno accettato i voti del Nuovo Centro Destra di Tonino Gentile (il cinghiale, per intenderci), di Ottavio Tesoriere (quindi anche i voti di Matteo Salvini) e di Dorina Bianchi (sì, quella che il Pd ha demonizzato per quattro anni e mezzo e cioè fin quando Renzi non l’ha nominata Sottosegretaria). Succede che un partito dichiaratamente di sinistra vincerà il ballottaggio grazie ai voti della destra. Anzi, della destraccia visti i nomi. La rivoluzionaria in cattedra, Rosanna Barbieri, dovrebbe spiegare ai crotonesi come sia possibile e cosa l’abbia spinta ad accettare i voti di Salvini, dei fratelli Gentile (dunque di Piero Aiello) e di Dorina Bianchi (questi scontati come il penoso livello della campagna elettorale). Deve spiegarlo prima che arrivi ad indossare la fascia tricolore. E deve dire alla città quali contropartite darà ai suoi alleati last – minute.

Sarà costretta a dare l’ennesimo assessorato all’immancabile dottor Capocasale, passato più volte da sinistra a destra? E’ questo il rinnovamento di cui parla (anzi, blatera a questo punto) la dama di Peppino Vallone? Ci vuole davvero fegato ad abbracciare chiunque per vincere a tutti i costi e contemporaneamente dirsi portatori di rinnovamento. Anche perché i sostenitori a spada tratta della «prima candidata donna del centrosinistra» devono capire che i voti che arrivano dovranno poi essere compensati con qualcosa. Non è un incontro di beneficenza. Dunque, se dovrà dare poltrone ai vari Tesoriere e Capocasale (e non solo, vista la mole di voti di certi consiglieri eletti) con quali strumenti metterà in campo il rinnovamento? Evidentemente con quelli delle chiacchiere, tanto care ai galantuomini di via Panella che non sdegnano nemmeno i voti di Matteo Salvini. Mancano solo quelli di Forza Nuova e poi il quadro è completo.
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Come è misera la vita nei centri di potere

Flora Sculco, il padre e il loro candidato a Sindaco giocano a nascondino con le loro mancanze e con la consistente possibilità di dover ritornare, a ballottaggio perso, a stringere le mani dei galantuomini di Via Panella. Probabilmente la forza che mostrano e ostentano, a conti fatti, non ce l’hanno. Hanno per questo dovuto candidare un Ugo Pugliese dal viso pulito e creare liste con i nomi più disparati per poter dirsi sicuri di insediarsi nel Palazzo di Piazza della Resistenza. Fanno leva – anzi, è solo la Sculco ad esporsi visto che il resto del parterre ha lo stesso appeal dei baffi di Vallone – sui dieci disastrosi anni del Partito Democratico e sul fatto che quasi nessun’altro è ancora pronto, a differenza loro che «da mesi e mesi» sono in campo e che quindi – per logiche da politichetta spicciola a cui si rifanno – risulterebbero inevitabilmente i più credibili. Addirittura gli unici in grado di poter ridare un nuovo slancio alla città e rinnovare la classe dirigente. In poche parole, secondo Miss. Incoerenza, il cranio lucido di Pugliese e i nomi dei gggiovani in lista cancellerebbero anni e anni di politica clientelare e ridarebbero una mano di bianco alla fedina penale del papà che, per sua stessa ammissione sui giornali, è al suo fianco in ogni battaglia.
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Comunali 2016: non si muove foglia che Sculco non voglia

Gli anni passano, la giustizia fa il suo corso ma il Denis Verdini di Strongoli non ha nessuna voglia di mollare il suo scettro e liberare la politica crotonese dal giogo dei suoi umori: è difatti – ancora – il parere di Enzo Sculco a determinare le alleanze della politica crotonese nonché il futuro della città stessa.

Alle Elezioni Amministrative 2016” non manca molto, anzi: il tempo stringe (mancano sei mesi) al punto che le forze politiche locali si stanno muovendo per fare quadrare una situazione assai instabile e collocarsi, politicamente e strategicamente, prima che sia troppo tardi.

Partiti, partitini e associazioni hanno tutti lo stesso problema: che cosa farà sua eminenza Enzo Sculco? Andrà a destra, a sinistra o da solo? Trovare risposta a questo interrogativo è difficile per tutti, forse anche per Sculco stesso che, negli anni, ne ha provate diverse. Nel 2006 scelse la compagnia di Via Panella contribuendo, e non poco, alla vittoria bulgara del centrosinistra e di Vallone (77%); nel 2011 invece, dopo i dissapori maturati nella precedente legislatura, decise di correre da solo. O meglio: viste le condanne definitive che si porta sul groppone, Enzo è costretto a stare dietro le quinte proprio come nel 2011 quando candidò a sindaco Giusy Regalino.

L’esperimento sculchiano della società civile in politica non funzionò: davanti alla Regalino arrivarono, in ordine, Senatore, la Bianchi e Vallone. Nonostante la sconfitta, la sua scissione dal PD portò questi prima al ballottaggio – a differenza del 2006 quando il centrodestra prese un misero 22% –   con la Bianchi e poi alla seconda elezione di Peppino Vallone.

Quello del 2011 fu comunque un anno importante per la famiglia Sculco: la figlia Flora entrò per la prima volta in consiglio comunale, con oltre 600 preferenze e nemmeno un comizio, riprendendo ufficialmente la storia politica del papà, interrotta dai processi prima e dalle condanne in definitiva poi. Continua a leggere “Comunali 2016: non si muove foglia che Sculco non voglia”

Peppino e il Pd, traditori e fallimentari

Sarebbe interessante capire quanto ViviCrotone, la campagna di promozione turistica voluta dal Comune di Crotone, abbia influito positivamente sulla stagione estiva di quest’anno; se i costi per la produzione del sito internet (privo della sezione eventi e contenente info errate) e del video (più suggestivo che concreto) siano in qualche modo rientrati e se non siano serviti soltanto per una squallida e solita copertina senza sostanza e infine se l’Assessorato al Turismo creda di aver fatto un buon lavoro con questa campagna di promozione al netto di una stagione priva di eventi di intrattenimento e d’aggregazione degni di nota.

Al di là della stoccata volutamente populista, ci sono alcuni punti da chiarire: è possibile definire ‘Stagione Estiva’, di una città a vocazione turistica (sulla carta), quella in cui i soli protagonisti sono stati la mancanza di eventi e un’imponente e ripetuta fuoruscita di liquami su spiagge, strade e in mare? Può essere tollerata e ancor più minimizzata una tale situazione, senza che nessuno se ne prenda le responsabilità? Che amministrazione può ancora legittimarsi dopo aver, con le proprie incompetenze, negato, derubato, resa inutile l’estate ad una città che d’estate e di sola estate vive? Solo una amministrazione così radicalmente malata, cosciente dei propri vizi, poteva continuare, con strafottenza e spocchia – tipiche di chi amministra interessi non proprio coniugati a quelli della città – questa folle corsa verso il nulla per poi magari ripresentarsi alle ‘Amministrative 2016’ vestita di bianco, come i Senatori dell’Antica Roma a mo’ di candida verginità politica. E guai a ricordare, a questi signoroni di stirpe, che il loro soggiorno nel palazzo di piazza della Resistenza si è dimostrato, oltreché deludente in merito alle promesse e dunque alle aspettative, totalmente fallimentare come quello di nessun altro prima. Nemmeno il commissario cittadino può permettersi di fare obiezioni: dopo un’intervista a La Provincia nella quale bocciava tutti e tutto, è stato costretto, dal suo stesso partito, a rivedere quanto dichiarato. Quando un partito si dice ‘Democratico‘.

LE PROMESSE E IL PROGRAMMA TRADITO

Maurizio Tricoli, dopo la succitata intervista, è stato costretto a rivedere e a puntualizzare. Aveva detto quello che è sotto gli occhi di tutti – anche a quelli di Vallone e compagni – e cioè che il patto con gli elettori e con la città è stato tradito, mai rispettato, depennato, infangato. “Ottanta… voglia di fare per Crotone” era il titolo del programmino elettorale di Vallone: dodici pagine in cui elencava i suoi progetti, le sue virtù, i suoi piani. In nome delle «forze rinnovatrici realmente interessate al cambiamento», Vallone aveva garantito che quella di Pitagora sarebbe divenuta «una città più umana, vivibile, sicura» con finalmente un Comune simile ad «una casa di vetro, dove il cittadino è il padrone di casa». Dopo quattro anni e mezzo (e nove e mezzo in totale) niente di tutto ciò è stato rispettato né tantomeno preso in considerazione: la residenza del Sindaco è tutto tranne che un posto accogliente per il cittadino e il riversamento dei liquami in mare è solo l’ultimo dei fattori che ne determinano l’assoluta invivibilità di Crotone. Continua a leggere “Peppino e il Pd, traditori e fallimentari”