Sculco sceglie Rori De Luca: l’assessore in odore di conflitto d’interessi

Dopo la mancata elezione in consiglio comunale, Rori De Luca c’è entrato di prepotenza a un anno dall’insediamento del povero Ugo Pugliese. Nel 2016, Rori, prese poco meno di 100 voti (alla faccia dell’«uomo di successo») ma Enzo Sculco gli promise che non lo avrebbe dimenticato. Nel frattempo, il buon Rorino, prese in mano la Cross Legal Consulting, società alla quale Enzo Sculco si è affidato per  gestire la negoziazione tra Comune di Crotone ed Eni in vista delle (chiacchierate) attività di bonifica. Ha scelto un soggetto esterno e lo ha fato in modo diretto, senza gara. Una parcella di 39.000 euro, infatti, non impone obblighi di concorrenza e permette l’assegnazione libera. Continua a leggere “Sculco sceglie Rori De Luca: l’assessore in odore di conflitto d’interessi”

La contro «lobby» marrelliana

Si potrebbe anche ridere se non ci fosse un impellente e necessario bisogno di fare il punto della situazione nonché una riflessione riguardo agli attori sociali di questo territorio, storicamente schiavo dei potenti e dei latifondisti politici. Un territorio, quello crotonese, incapace di agire attraverso la ragione, intesa come processo di elaborazione, ma al contrario sempre pronto a buttarsi nella mischia, con gli occhi chiusi e senza la pretesa di capire i fatti per come realmente sono o, più banalmente, senza domandarsi come potrebbero essere rispetto a come vengono raccontati dalla stampa e dai diretti interessati. Questa città, sul piano sociale, vive un dramma per molti aspetti legato al complesso del provincialismo non accettato, che si manifesta nei sussulti indefiniti dei suoi abitanti, ovvero nell’avvertire la necessità di fare cose su input esterni che sfociano poi nel nulla più assoluto o in battaglie delle quali non si conosce niente: radici, ragioni, opposizioni né obiettivi. Una città, Crotone, che vive di facili entusiasmi e non si prende mai la responsabilità delle proprie azioni. E’ pronta a partire con chiunque, di accontentarsi delle briciole e di dimenticare tutto, presente e passato, per sopperire al bisogno fisiologico di sentirsi considerata. E dunque apprezza tutto e non disprezza niente o magari fa il contrario in base a cosa offre il piatto del giorno. E’ priva di un’identità che possa farle volgere lo sguardo al passato ed evitare di commettere gli stessi errori; di un orgoglio che possa frenarla prima che sia troppo tardi, così come è priva di una dignità che le impedisca di sottomettersi ai più forti e al riecheggiare della massa, al rimbombo della retorica. Cosa più importante, però, è l’assenza di un giornalismo attento e giusto, dirompente, libero, che si opponga allo storytelling consolidatosi a colpi di manganellate mediatiche, alla verità costruita da chi cerca la gloria o la ragione e indichi al cittadino – lettore un punto di vista diverso, autonomo, schiavo solo della ricerca della verità anche se amara, non gradevole, controproducente per il territorio. E’ questa l’assenza che pesa di più, o meglio è la presenza del contrario a rappresentare il vero grande macigno: il giornalismo prono, scadente, figlio del padrone, asservito, provinciale, autoreferenziale, da sagra della salsiccia, incapace di raccontare entrambe le facce della medaglia, di schierarsi e farlo con convinzione e onestà intellettuale. E’ un giornalismo che non esiste in realtà: è soltanto la proiezione del banale e del potente. Insomma, si propongono come giornali e tv ma nei fatti si confermano uffici stampa al soldo dei portatori di interessi politici ed economici. Nulla di più riprovevole. Ma tant’è. Continua a leggere “La contro «lobby» marrelliana”