Perché lo scienziato non cementifica pure la spiaggia?

Ubi maior, minor cessat. Ovviamente non è questo il caso, visto che a parlare è tal Giuseppe Frisenda, storico maggiordomo di casa Sculco e capo degli scienziati che siedono in maggioranza. Dopo tanti anni di pellegrinaggio è finalmente diventato assessore e ha così conseguito un master in cialtroneria pura. Ogni volta che parla, dice sciocchezze. E’ un suo vezzo. Un marchio di fabbrica: banalità e sciocchezze, sciocchezze e banalità. Ama farsi riconoscere e non passare inosservato. E anche oggi non ha deluso le aspettative, lo scienziato con la poltrona al turismo. Ha infatti preso carta e penna e scritto una nota stampa memorabile, degna delle migliori rubriche che raccolgono le migliori stronzate della settimana, il cui titolo palesa inequivocabilmente i limiti mentali di questa amministrazione: «L’assessore Frisenda: fontana o…futuro?». Continua a leggere “Perché lo scienziato non cementifica pure la spiaggia?”

Il Comune acquista partecipate inutili

E’ stato convocato il consiglio comunale di questo mese. Si terrà il 20 dicembre. Anche questa volta un’amara constatazione: dei 33 punti all’ordine del giorno, ben 28 riguardano l’approvazione di debiti fuori bilancio. Se col precedente consiglio si era già oltrepassato il milione di debiti, non diventa così remota l’opzione di superare anche i due milioni.

Qualcosa di positivo, però, c’è. Dopo ben 6 anni, finalmente, troviamo una ricognizione sul Piano Strutturale Comunale e il Piano Comunale di Protezione Civile di cui non ci eravamo ancora dotati (siamo ultimi anche in questo: solo 14 paesi della provincia di Crotone si sono dotati del piano per le emergenze). Debiti a parte, ci sono almeno altri due motivi per storcere il naso.

Il primo riguarda l’aumento del capitale sociale per Marina di Crotone S.p.A., una società partecipata, anche questa nata ben 6 anni fa, che non è mai formalmente entrata in attività, e nonostante ciò produce debiti già dal 2011 e non ha mai concluso un anno con il segno positivo. Attualmente il Comune di Crotone detiene il 47,5% di questa società. Continua a leggere “Il Comune acquista partecipate inutili”

Ugo Pugliese, solo chiacchiere e distintivo

Non fu un inizio promettente in termini di serietà, quello di Ugo Pugliese neosindaco. Non era ancora stato eletto ufficialmente e, in tutta fretta, per la gioia di fotografi e popolino, mise su una conferenza stampa in compagnia dell’artigiano della qualità, nonché presidente di Akrea, Rocco Gaetani. Pugno duro, immagine forte, per mettere subito in chiaro una cosa: questa sarà l’amministrazione del fare. «Pulizia straordinaria», «Strade», «Spiagge»: mancava solo Mastrota con una dimostrazione di pentole a fine comizietto. Ecco, quel modus operandi lì, Ugo Pugliese, lo ha perfezionato, grazie ai poteri conferitigli dalla legge, a suon di ordinanze: il sindaco sceriffo che impone regole e le fa rispettare. In realtà è uno scopritore di acqua calda di professione che dimentica però di accendere lo scaldino: ha ripreso ordinanze vecchie, arbitrariamente calpestate da tutti, e le ha rilanciate senza impegnarsi fino in fondo a farle rispettare. «Via gli ambulanti» e dopo due giorni rieccoli sotto i portici. «Pulizia straordinaria» e c’è la marina, quartiere strategico dell’estate, sporco come sempre, lezzo come non mai. Anche durante i tanto popompati europei di vela, la marina, grazie anche agli impuniti commercianti del pesce, puzzava come le favelas di Rio: qualcuno a la Repubblica ama talmente tanto Crotone da averne vista un’altra, «totalmente messa a nuovo». Peccato che Crotone non inizi e non finisca nell’area portuale: unica zona «rimessa completamente a nuovo» (a nuovo, due mani di bianco su dei muri cadenti e due gazebo gonfiabili). Chissà, saranno forse le solite marchette fra amici.

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Flora cavallo di Troia, Ugo specchietto per le allodole: così Sculco impugna il Pd

Queste ultime comunali non ci hanno solo detto che il Pd crotonese è morto sotto i colpi del latifondismo e del provincialismo dei suoi attori storici, incapaci di rinnovare perché incapaci di prescindere dal succulento quanto mortificante status quo, ma di fatto hanno legittimato la famiglia Sculco sulla scena politica calabrese. Ebbene sì, la candidatura di Ugo Pugliese non aveva altro scopo che assaltare il fortino così da aggiungere allo scranno di Flora in Consiglio Regionale anche il Comune di Crotone. Oggi, a conti fatti, la famiglia Sculco ritorna prepotentemente sulla scena politica calabrese dopo alcuni anni di stop, dovuti ai guai giudiziari di Enzo, interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici. Ma andiamo con ordine e proviamo a capire meglio.

Flora è stata eletta nel 2011 in Consiglio Comunale con oltre 600 preferenze (bazzecole se confrontate agli oltre 1000 voti del demokratico Enrico Pedace). Molti, tra cui l’ex consigliere comunale nonché candidato a sindaco di CrotoneLibera Fabrizio Meo, raccontano di una sua opposizione blanda nei confronti della maggioranza di Vallone. Insomma, sfumata l’elezione della voce di Crotone, Giusy Regalino (poi passata addirittura in Forza Italia), la famiglia pare abbia deciso di condurre un’opposizione meno dura possibile nei confronti di quelli che, a distanza di 5 anni, sarebbero poi diventati gli avversari da battere «per liberare la città». Non a caso, tre anni dopo (novembre 2014), e cioè a due dalla fine del secondo mandato valloniano, Flora tenta il salto nella politica regionale, che le riesce alla grande, diventando così l’unica donna eletta in Consiglio con la bellezza di 9.000 preferenze. Entra a Palazzo degli Itali con la lista #CalabriainRete (mamma di #CrotoneinRete) creata ad hoc per le elezioni, sostenendo la candidatura del comunista della Sila Mario Oliverio. Dunque, a giunta formata, Flora si ritrova in una posizione assai bizzarra e apparentemente scomoda: con la poltrona da onorevole è in maggioranza col Pd, mentre con quella misera da consigliere comunale è – formalmente – all’opposizione dello stesso partito. Quest’ultima la lascerà a qualche mese dalle amministrative. Quella che appariva incoerenza non era altro che strategia. Di quelle più contorte e diaboliche.
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Senza una classe dirigente non avremo mai una città

In dieci anni di agonia vallosculchiana prima e solo Democratica poi, Crotone non ha fatto passi avanti. Anzi, il suo modus vivendi è palesemente peggiorato rispetto al 2006. Un dato, questo, sotto gli occhi di tutti salvo quelli del sindaco e degli assessori, persi in patetici comunicati stampa in cui, da una parte, elogiano il loro lavoro decennale (tipo aver perso 1,5 milioni di euro per i lavori di Via Tellini?) e, dall’altra, si giustificano con i limiti che i comuni hanno in questo difficile periodo di crisi. Per carità, la situazione dei Comuni italiani non è rosea, ciononostante mantenere una città in ordine, pulita, rendendola vivibile e minimamente funzionale alle esigenze del cittadino non richiede tanto un dispendio di tipo economico (e non stiamo qui a parlare degli sprechi e delle consulenze agli amici di cui si è reso protagonista il Pd in dieci anni) quanto uno di energie e visione, capacità di pensare e mettere in atto progetti sostenibili ai fini di una città più viva.

In dieci anni – persi tra rimpasti, contentini e liti interne – non un progetto a lungo termine, non una riqualificazione fatta bene; solo pastrocchi lasciati a metà e realizzati in maniera superficiale, senza alcuna attenzione ai dettagli. Tanti lavori – molti dei quali con soldi destinati ad altro, tipo all’aeroporto – fatti male, conseguiti solo per mettere una pezza ma senza alcuna visione precisa. Data la concezione, triste, che hanno del ruolo dell’amministratore, credono basti mettere due mattonelle per poter dire di aver «fatto» qualcosa, sentendosi in pace con loro stessi ma ancor di più con la pubblica opinione (che da queste parti è molto limitata). Non mettono in conto che non è dal numero di interventi che si valuta il lavoro di una classe dirigente – attiva per dieci lunghi anni sul territorio – bensì dalla qualità e dalla funzionalità di essi, nonché dalla adattabilità che avranno alle esigenze di domani.
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Flora l’«orgogliosa» e il gretto provincialismo dei crotonesi

Pensavo che la politica italiana più brutta, quella del berlusconismo e del post berlusconismo, non avesse altro da offrire o che, quantomeno, non potesse fare proseliti in piccole e dimenticate realtà come quella crotonese. Mi sbagliavo. Evidentemente, quando ci pensavo, non tenevo conto del provincialismo marcio e dell’esistenza della famiglia Sculco, dinastia formatasi nei sindacati e – ahinoi – infiltratasi col tempo nella politica che conta. Attenzione: stiamo parlando della politica crotonese e parte di quella calabrese; politica d’accatto, senza uomini di statura e di livello, che conta nulla ma pur sempre di politica si tratta.

Prima che lo facesse fuori la magistratura, era Enzo a dare direttamente le carte sul tavolo: nel 2006, ai tempi della Margherita di cui era leader, ha contribuito in maniera notevole alla vittoria bulgara del centrosinistra di Vallone. Prima era stato in Provincia in qualità di vice presidente (di recente è stato condannato per danno erariale al risarcimento di undicimila euro nei confronti della stessa Provincia che amministrava) poi in Regione come consigliere, dove decadde ancora per mano di quella straordinaria entità che molti odiano ma che per fortuna esiste e ci ricorda con chi abbiamo a che fare.
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Statua a Pitagora: come è stato scelto e quanto è costato l’architetto?

Manca poco al completamento dell’opera dedicata a Pitagora, voluta dal Comune di Crotone e progettata dall’architetto Salvatore Ruperto, situata vicino il Cinema Teatro Apollo.

Al di là delle considerazioni passate sull’opportunità di collocarla in un piccolo spartitraffico triangolare, distante dalla piazza principale, e senza commentarne l’estetica, una serie di dubbi – leciti e senza riserve – si presentano alla porta dopo aver letto il nome dell’architetto.

Mi chiedo, infatti, se il Comune di Crotone abbia presentato un bando per la progettazione della statua da dedicare al matematico e, ancora, l’ammontare del totale speso tra la prestazione dell’architetto, i lavori e i materiali utilizzarli per la realizzazione.

Al momento pare che non sia dato saperlo. O meglio: il Comune non ha reso pubblico e fruibile nessun dato a riguardo. Continua a leggere “Statua a Pitagora: come è stato scelto e quanto è costato l’architetto?”

Con Vallone persi 10 anni tra rimpasti, contentini e incompetenze

Peppino, grazie di tutto. Finalmente hai posato la ciliegina su quella torta putrida che è diventata Crotone soprattutto grazie a te e ai tuoi ominicchi. Ancora grazie, Peppino, per aver reso possibile la negazione dell’estate ad una città che solo d’estate e di estate vive. Conoscendoti, non potevi apprestarti a lasciare la guida della città (tra meno di un anno) senza palesarci, con l’ennesimo gesto eclatante, la tua incompatibilità con l’arte dell’amministrare. Incapace e senza sentimenti, hai trasformato questa città in una fogna sociale e culturale, distruggendo anche il più piccolo pezzo di libertà e speranza: il mare. Sì Peppino, la vergogna nazionale riversatasi sulle nostre spiagge e nel nostro mare è da attribuire a te e alla tua giunta di uomini con più ombre che meriti e competenze. Hai nominato quello scienziato di Michele Marseglia all’ambiente che nemmeno una settimana prima della rottura del sistema fognario garantiva a tutti la balneazione, attaccando addirittura, con arroganza, Goletta Verde per i suoi prelievi che evidenziavano le solite problematiche irrisolte.

E’ proprio per le (innumerevoli) solite problematiche irrisolte che la fogna continua da giorni a confluire in mare. Sono anni che si denuncia questo malfunzionamento e sono anni che tu, uomo senza sostanza e polso quando si tratta di realizzazione progetti e amministrazione responsabile, amministri questa città senza guardarla mai in faccia, deviando in maniera spregiudicata i suoi problemi,  preferendo fare orecchie da mercante, restituire favori, realizzare contentini. Continua a leggere “Con Vallone persi 10 anni tra rimpasti, contentini e incompetenze”

Vallone non dimetterti

Chiedere le dimissioni di Vallone è uno schiaffo alla critica politica e un insulto all’intelligenza, alla dignità. O meglio, le motivazioni con le quali oggi, sui social, fior fior di commentatori politici dell’ultim’ora, sordi e disinteressati fino a due ore prima e originali come un’intervista ad un calciatore a post-partita, hanno chiesto che il sindaco lasciasse, risultano uno schiaffo alla critica politica, un insulto alla dignità e all’intelligenza. Coloro i quali, grandi e piccoli, sono soliti commentare, con argute e interessanti considerazioni, i fatti politici del territorio solo una volta che questi raggiungono una certa notorietà, risultano poco credibili e soprattutto deleteri. Questo tipo di cittadino, di commentatore, in relazione al diritto acquisito sui social di poter dire la propria a prescindere perché appunto ci si sente in diritto e a volte in obbligo, generalmente non pone al suo pubblico opinioni sue ma più banalmente un miscuglio proveniente dal centenario sentito dire che il più delle volte non possono essere nemmeno categorizzate come opinioni, vista la secchezza del pensiero. Continua a leggere “Vallone non dimetterti”