Rori vuole Crotone, Sculco lo fulmina ma trema

Lo spiccato eloquio di Rori De Luca fa il pari col ciuffo di deandreiana memoria che lo caratterizza. Parla benissimo e si spiega ancora meglio, ma ogni qualvolta che apre bocca genera una quantità tale di supercazzole che da sole basterebbero per girarci l’ennesimo atto di “Amici miei”. Non esiste, infatti, sintesi migliore per descrivere il suo travagliato mandato da ministro cittadino, così come l’intera conferenza stampa indetta ieri nei locali del “902” dall’ormai ex assessore ai lavori pubblici.

Ci ha tenuto subito a smentire le voci che volevano alla base di questo abbandono improvviso, un acceso scontro verbale con Enzo Scuclo in persona. Lui è un adulto, circondato da persone adulte e per questo, dice, non litiga. E mentre lo diceva, alle sue spalle qualcuno giura di aver visto diverse marmotte incartare la cioccolata. D’altro canto chi ha mai visto due o più adulti litigare? Nessuno. Men che meno in politica. Figuriamoci poi quando la politica la fai con un caporale come Enzo Sculco. Ma Rori non dice bugie, lui è semplicemente ingenuo. Continua a leggere “Rori vuole Crotone, Sculco lo fulmina ma trema”

La bruttezza mentale del Pd e di Peppino Vallone

Se uno pensa male non potrà che scrivere male. Se uno è brutto dentro non potrà che togliere fuori bruttezze. Se un’amministrazione è intrisa di bruttezza mentale, vale a dire incapace di pensare al bello (il bene è utopia) per la città e i cittadini, non potrà che sfornare obbrobri clamorosi e mancare occasioni continuamente. E così hanno fatto Peppino Vallone e il Pd: in dieci anni – data la loro bruttezza di pensiero – hanno impoverito urbanisticamente la città, lasciato operette a metà o abbandonate a se stesse e, ovviamente, sprecato occasioni.

L’elenco, credetemi, potrebbe occupare almeno tre pezzi sul blog ma preferisco limitarmi a sottolineare quella che è forse l’opera più brutta e insensata (dopo gli omaggi a Pitagora e a Milone, ovviamente) che questa brutta e insensata amministrazione abbia lasciato alla città: la fontanella di fronte il cimitero. E pensare che la nomea di fontanaro è rimasta al compianto Senatore. Quella installata (alla meno peggio, giusto per mettere qualcosa come gli infiniti e orribili rondò che hanno invaso Crotone) di fronte il campo santo è il biglietto da visita di un uomo, Peppino Vallone, che non ha vissuto la città, non l’ha amata e non l’ha imparata a conoscere e di un partito, quello Democratico, che è ormai alla canna del gas culturalmente e politicamente, privo di nuove figure, azzannato dalla vecchia guardia provinciale che non vuole che le cose cambino. Col tacito consenso di tutti.
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Peggio di Sculco c’è solo il Pd

Quello che sta avvenendo in queste ultime ore sul fronte alleanze è deplorevole. La nonchalance del Pd nell’acchiappare voti da tutte le parti incute timore per il futuro. In poche ore hanno accettato i voti del Nuovo Centro Destra di Tonino Gentile (il cinghiale, per intenderci), di Ottavio Tesoriere (quindi anche i voti di Matteo Salvini) e di Dorina Bianchi (sì, quella che il Pd ha demonizzato per quattro anni e mezzo e cioè fin quando Renzi non l’ha nominata Sottosegretaria). Succede che un partito dichiaratamente di sinistra vincerà il ballottaggio grazie ai voti della destra. Anzi, della destraccia visti i nomi. La rivoluzionaria in cattedra, Rosanna Barbieri, dovrebbe spiegare ai crotonesi come sia possibile e cosa l’abbia spinta ad accettare i voti di Salvini, dei fratelli Gentile (dunque di Piero Aiello) e di Dorina Bianchi (questi scontati come il penoso livello della campagna elettorale). Deve spiegarlo prima che arrivi ad indossare la fascia tricolore. E deve dire alla città quali contropartite darà ai suoi alleati last – minute.

Sarà costretta a dare l’ennesimo assessorato all’immancabile dottor Capocasale, passato più volte da sinistra a destra? E’ questo il rinnovamento di cui parla (anzi, blatera a questo punto) la dama di Peppino Vallone? Ci vuole davvero fegato ad abbracciare chiunque per vincere a tutti i costi e contemporaneamente dirsi portatori di rinnovamento. Anche perché i sostenitori a spada tratta della «prima candidata donna del centrosinistra» devono capire che i voti che arrivano dovranno poi essere compensati con qualcosa. Non è un incontro di beneficenza. Dunque, se dovrà dare poltrone ai vari Tesoriere e Capocasale (e non solo, vista la mole di voti di certi consiglieri eletti) con quali strumenti metterà in campo il rinnovamento? Evidentemente con quelli delle chiacchiere, tanto care ai galantuomini di via Panella che non sdegnano nemmeno i voti di Matteo Salvini. Mancano solo quelli di Forza Nuova e poi il quadro è completo.
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Barbieri abbraccia tutti: Dorina, Piuma, Salvini e Tesoriere

Non si sfugge dalla propria miseria. Come avevamo facilmente previsto su Il Pitagorico del 31 gennaio scorso, il Pd di Trombato Pantisano e Dorina la banderuola si sono finalmente detti sì, lo voglio. Il percorso è stato contorto e travagliato. La Bianchi ha dovuto in un primo momento appoggiare il flop annunciato Piuma Argentieri (più occhiali che elettori), insieme a quel che resta (praticamente niente) di Farsa Italia e del cdx crotonese. A proposito: ma Gianfranco Turino non era nella direzione nazionale di Fratelli d’Italia? E’ stato per caso mandato via? Bah, mistero. Poi, proprio tramite l’amico dell’Eni Argentieri Piuma, Dorina e il Pd si sono potuti amorevolmente congiungere (anche se si è trattato di un abbraccio lontano dalle telecamere). Infatti il candidato degli imprenditori (politicamente pesanti proprio come una Piuma) sarà nella nuova giunta della Barbieri, nel caso questa venisse eletta sindaco di Crotone. A confermarlo è stata direttamente l’eclatante professoressa che a domanda precisa ha risposto: «Non escludiamo nessuno, siamo pronti ad accogliere i professionisti». Dunque la presenza di Argentieri Piuma conferma l’accordo politico tra l’attuale Sottosegretaria e il Partito Democratico.

In pratica l’amico di Umberto Tozzi dovrebbe ricoprire il ruolo di mediatore con Eni (o qualcosa di simile) in funzione del rapporto che questo ha con gli uomini del cane a sei zampe: da oltre vent’anni infatti collaborano per motivi professionali. A conferma quindi che il Pd vuole sentirsi sempre più vicino alla multinazionale che ha affamato questa città. Non a caso stava candidando a sindaco il legale di Eni, Francesco Verri; quello che – sempre per motivi professionali – esultò quando la multinazionale (per l’appunto difesa da lui) venne prescritta nel processo dell’amianto. Pensate la coerenza di questo partito che da anni governa questa città, questa provincia e questa regione.

Ma non finisce qui: il Pd non si allea solo con Dorina, no: ha accettato anche i voti di Salvini. Ottavio Tesoriere ha infatti dichiarato che appoggerà la Barbieri e farà votare i suoi per lei. Voi direte: ma cosa può fare la Barbieri se le dichiarazioni sono di Tesoriere? Prendere le distanze, per esempio. Ma non solo non l’ha fatto, ha perfino pubblicato l’intervista dell’avvocato sulla sua pagina ufficiale accompagnandola da un banale quanto ambiguo «Buongiorno». Mancava solo affiancasse alle parole di Tesoriere il ritornello di “Vattene Amore”, trottolino amoroso, dudu dadadà. Dunque una poltrona per Piuma/Bianchi e un’altra per Ottavio l’irriducibile: come le spiegherà visto che ufficialmente il Pd non si è apparentato con nessuno? Gli ormai celebri misteri di via Panella.
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Ugo e Rosanna, avete il coraggio di fare un patto con la città?

Meno di una settimana e avremo il nome del prossimo sindaco di Crotone. Ugo Pugliese e Rosanna Barbieri: l’ardua scelta sarà tra questi due candidati che qualcuno chiama “cartonati“. Ironia a parte, il voto del 19 giugno sarà importante per la città perché i prossimi saranno cinque anni determinanti, caratterizzati da una quantità massiccia di fondi europei e non solo (il Governo ha stipulato di recente i cosiddetti patti per il sud che porteranno una mole di denaro non indifferente anche a Crotone) che investiranno il territorio. In questi ultimi vent’anni Crotone è stata incapace di spendere per bene il denaro europeo, sprecandolo in operette fatte male o rimandandolo al mittente per mancata progettazione. Quando questo succede c’è solo un responsabile: la pessima squadra di governo. Quando i soldi non vengono spesi (o vengono spesi malissimo) significa che gli amministratori avrebbero dovuto fare altro nella vita e non politica. Per questo è importante scegliere assessori competenti, capaci di guardare al futuro, di essere un minimo lungimiranti. Se gli assessori continueranno a essere scelti col metodo Devona o il metodo Marseglia (in virtù dei voti portati e non delle competenze effettive) Crotone sprecherà l’ennesima occasione. Spenderanno una minima parte dei tanti soldi che arriveranno e poi diranno di aver fatto tanto e bla, bla, bla. No, fermatevi un attimo.
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Le Supercazzole di Vallone e del team Sculco

Per chiudere in bellezza questa squallida e noiosa campagna elettorale mancava solo la supercazzola finale a 5 giorni dal voto. Anzi, le supercazzole. Vallone si definisce «un buon sindaco» e minaccia la città annunciando la sua permanenza in politica, mentre gli sculchiani arrivano a parlare di Pugliese come del «comandante» di questa avventura. Il primo è un caso perso, un bugiardo cronico che vive su un altro pianeta, … Continua a leggere Le Supercazzole di Vallone e del team Sculco

Pugliese e Barbieri, cerchi «’ndrangheta» ed esce lo zero

Nei programmi elettorali si parla di tutto tranne che di ‘ndrangheta. Quantomeno in quelli dei principali competitor, Rosanna Barbieri (Pd) e Ugo Pugliese (Sculco). Evidentemente, loro, non considerano la ‘ndrangheta come qualcosa che influisca negativamente sulla vita politica e sociale della città. Altrimenti non si spiega perché la Barbieri non l’abbia mai nominata. Forse non esiste? O forse è troppo presente? Stessa cosa vale per Pugliese: finora ha parlato di tutto tranne che di ‘ndrangheta. La speranza è che per nessuno di loro due ci sia imbarazzo a parlare di criminalità organizzata. Qualcuno in compenso parla di liste satellite non del tutto limpide. Non vorremmo che i due principali avversari di questa tornata non abbiano nominato la ‘ndrangheta per paura di un cortocircuito.

Andando sui loro siti internet, nella sezione “Programma”, premendo il tasto “f3” e digitando la parola «’ndrangheta» il numerino che appare non è il dieci, né il cinque né tanto meno l’uno. E’ lo zero. Stessa cosa se si digita criminalità organizzata.

 

Forse in via Panella credono basti scoprire una targa a Lea Garofalo per dirsi oppositori della ‘ndrangheta? Credono sia sufficiente una commemorazione per contrastare chi ormai – in tutta Italia – spara poco ma firma e delibera tanto? Perché all’evento dello scorso 19 maggio, alla Lega Navale, alla presenza del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, non c’erano né «la prima donna candidata a sindaco per il csx» né il candidato di Enzo Sculco? Preferiscono gli incontri da rose e fiori con Cesa e Guerini negli hotel a quelli crudi con chi racconta la propria resistenza quotidiana? Evidentemente sì.
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No ai gggiovani gasati, sì ai giovani liberi

Sono insopportabili. Non credibili. Fastidiosi come Renzi quando parla di meridione. Utili alla comunità come le quote rosa lo sono alla causa delle pari opportunità. Sinceri come la candidatura (pseudo) rivoluzionaria della Barbieri. Tristi e patetici come chi diventa esperto di motociclismo non appena Valentino Rossi incanta, o di tennis non appena la Vinci e la Pennetta si scontrano in una storica finale tutta italiana. Chi sono? Semplice: i giovani che scendono in politica e si trasformano d’un tratto in Zanichelli della cosa pubblica alla stregua degli italiani che si reincarnano in novelli Bearzot durante gli Europei e i Mondiali di calcio.

Se con lo sport più amato del Bel Paese si può andare leggeri, non significa che lo si debba e lo si possa fare anche con la politica, anzi: per il bene della polis c’è necessità di figure credibili e preparate che non si interessino all’occorrenza perché bramosi di un posticino al sole, di una improbabile legittimazione personale o, come ancor più spesso accade, perché costretti da chi dà loro il pane. La cosa pubblica, anche e soprattutto a livello locale, ha bisogno di inventiva e non di retorica; di visione e non di vittimismo; di capacità e non di luoghi comuni; di libertà e non di retaggi.

Da queste parti invece troviamo gggiovincelli che interloquiscono esclusivamente con l’ausilio della retorica e frasi fatte, parlando di democrazia senza nemmeno conoscere le basi della scienza politica, difatti non considerando che sono fattori come il clientelismo a produrre un elevato numero di candidati e non il buono stato di salute della democrazia che, al contrario, è più malata, stressata, proprio quando più esaltata e “partecipata”. Sono cose semplici e basilari: chi le ignora palesa il dilettantismo con cui si affaccia al (pseudo) dibattito. Strano poi che a blaterare di buono stato della democrazia e di coalizione sana, nata da validi principi, sia un personaggio in corsa con la Sculco, figlia di un uomo la cui fama clientelare precede e rende inutile ogni qualsivoglia ragionamento su politica sana, democrazia e affini.
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A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo bene la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati sembrano non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Eppure la ‘ndrangheta crotonese ha le sue logiche e muove i suoi interessi ovunque, non solo qui. I cutresi, ad esempio, fanno affari d’oro nel nord Italia. Sono spietati e potentissimi. Così come quelli di Isola e di Cirò: la ‘ndrangheta c’è ma fa meno rumore di un tempo. Non bisogna dimenticare infatti che il silenzio non significa assenza ma attività. E a Crotone le attività sono molto fiorenti.
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Come è misera la vita nei centri di potere

Flora Sculco, il padre e il loro candidato a Sindaco giocano a nascondino con le loro mancanze e con la consistente possibilità di dover ritornare, a ballottaggio perso, a stringere le mani dei galantuomini di Via Panella. Probabilmente la forza che mostrano e ostentano, a conti fatti, non ce l’hanno. Hanno per questo dovuto candidare un Ugo Pugliese dal viso pulito e creare liste con i nomi più disparati per poter dirsi sicuri di insediarsi nel Palazzo di Piazza della Resistenza. Fanno leva – anzi, è solo la Sculco ad esporsi visto che il resto del parterre ha lo stesso appeal dei baffi di Vallone – sui dieci disastrosi anni del Partito Democratico e sul fatto che quasi nessun’altro è ancora pronto, a differenza loro che «da mesi e mesi» sono in campo e che quindi – per logiche da politichetta spicciola a cui si rifanno – risulterebbero inevitabilmente i più credibili. Addirittura gli unici in grado di poter ridare un nuovo slancio alla città e rinnovare la classe dirigente. In poche parole, secondo Miss. Incoerenza, il cranio lucido di Pugliese e i nomi dei gggiovani in lista cancellerebbero anni e anni di politica clientelare e ridarebbero una mano di bianco alla fedina penale del papà che, per sua stessa ammissione sui giornali, è al suo fianco in ogni battaglia.
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