Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

Se durante l’orrenda campagna elettorale di maggio e giugno pensavate che Ugo Pugliese potesse davvero fare il sindaco vi sbagliavate di grosso. Se lo pensate ancora adesso, invece, significa che siete sciocchi o in malafede. Fate voi. Io, intanto, spiego perché, Ugo «il marinaio», non è adatto a fare il sindaco (cosa che, tra l’altro, ci sta dimostrando giorno dopo giorno). Partiamo da un concetto che sarà alla base di tutto il ragionamento: Pugliese non ha ambizioni politiche. Non è un politico di professione. Non ha, dunque, interesse a fare o a non fare determinate cose in funzione di eventi futuri, umori di partito, simpatie e antipatie tra dirigenti ed elettori. Questo, tecnicamente, sarebbe un bene. Ma non in questo caso. E il perché è presto detto. Se è vero che Pugliese non ha ambizioni politiche di alcun tipo (poi chiaro, potrebbe montarsi la testa), non possiamo certo dire la stessa cosa per il motore pulsante che ha dietro, e cioè la famiglia Sculco (principale se non unico motivo per cui lui, oggi, è il primo cittadino di Crotone).
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Flora cavallo di Troia, Ugo specchietto per le allodole: così Sculco impugna il Pd

Queste ultime comunali non ci hanno solo detto che il Pd crotonese è morto sotto i colpi del latifondismo e del provincialismo dei suoi attori storici, incapaci di rinnovare perché incapaci di prescindere dal succulento quanto mortificante status quo, ma di fatto hanno legittimato la famiglia Sculco sulla scena politica calabrese. Ebbene sì, la candidatura di Ugo Pugliese non aveva altro scopo che assaltare il fortino così da aggiungere allo scranno di Flora in Consiglio Regionale anche il Comune di Crotone. Oggi, a conti fatti, la famiglia Sculco ritorna prepotentemente sulla scena politica calabrese dopo alcuni anni di stop, dovuti ai guai giudiziari di Enzo, interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici. Ma andiamo con ordine e proviamo a capire meglio.

Flora è stata eletta nel 2011 in Consiglio Comunale con oltre 600 preferenze (bazzecole se confrontate agli oltre 1000 voti del demokratico Enrico Pedace). Molti, tra cui l’ex consigliere comunale nonché candidato a sindaco di CrotoneLibera Fabrizio Meo, raccontano di una sua opposizione blanda nei confronti della maggioranza di Vallone. Insomma, sfumata l’elezione della voce di Crotone, Giusy Regalino (poi passata addirittura in Forza Italia), la famiglia pare abbia deciso di condurre un’opposizione meno dura possibile nei confronti di quelli che, a distanza di 5 anni, sarebbero poi diventati gli avversari da battere «per liberare la città». Non a caso, tre anni dopo (novembre 2014), e cioè a due dalla fine del secondo mandato valloniano, Flora tenta il salto nella politica regionale, che le riesce alla grande, diventando così l’unica donna eletta in Consiglio con la bellezza di 9.000 preferenze. Entra a Palazzo degli Itali con la lista #CalabriainRete (mamma di #CrotoneinRete) creata ad hoc per le elezioni, sostenendo la candidatura del comunista della Sila Mario Oliverio. Dunque, a giunta formata, Flora si ritrova in una posizione assai bizzarra e apparentemente scomoda: con la poltrona da onorevole è in maggioranza col Pd, mentre con quella misera da consigliere comunale è – formalmente – all’opposizione dello stesso partito. Quest’ultima la lascerà a qualche mese dalle amministrative. Quella che appariva incoerenza non era altro che strategia. Di quelle più contorte e diaboliche.
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Le Supercazzole di Vallone e del team Sculco

Per chiudere in bellezza questa squallida e noiosa campagna elettorale mancava solo la supercazzola finale a 5 giorni dal voto. Anzi, le supercazzole. Vallone si definisce «un buon sindaco» e minaccia la città annunciando la sua permanenza in politica, mentre gli sculchiani arrivano a parlare di Pugliese come del «comandante» di questa avventura. Il primo è un caso perso, un bugiardo cronico che vive su un altro pianeta, … Continua a leggere Le Supercazzole di Vallone e del team Sculco

La democrazia, in Calabria, non esiste

C’è chi ancora parla di democrazia in Calabria. Quanta ipocrisia, quanta codardia da parte di quella classe politica (e non solo politica) che non perde occasione per riempirsi la bocca con parole affini al concetto democratico. La verità è che in Calabria la democrazia non esiste, non c’è mai stata. I calabresi, il principio democratico, non l’hanno mai davvero conosciuto. Per alcuni, questo, è un fatto noto, per altri è sconosciuto e per moltissimi altri ancora è notissimo ma viene, volutamente e subdolamente, non considerato, minimizzato, negato. Quella che chiamiamo democrazia in Calabria non ha nulla a che vedere con quella che, ad esempio, c’è in Lombardia. La nostra è una farsa; è la copertina di un libro che una volta aperto è pieno di sole pagine bianche che col tempo hanno iniziato ad acquisire un grigiore lugubre, figlio di una politica volta al mantenimento e alla restrizione piuttosto che all’evoluzione e alla libertà. In Calabria, al contrario che in Lombardia, manca il senso partecipativo, mai potutosi sviluppare per via di una politica oscurantista che ha tirato su una società priva di emozioni, di stati d’animo, di dubbi, di volontà, di libertà.

La Calabria oltre ad essere la più grande periferia culturale è anche il più grande latifondo elettorale d’Italia, gestito alla stregua di come i latifondisti gestivano i loro terreni agricoli fino alla metà del ventesimo secolo: si preoccupavano solo della rendita tralasciando tutto il resto: bonifica del terreno, innovazioni tecnologiche, diritti dei braccianti, evoluzione agricola. E oggi nulla è cambiato in Calabria: coloro che detengono il potere politico nella terra degli Itali, si preoccupano solo di riscuotere il loro pacchetto voti, da usare poi in mille modi, lasciando i calabresi, simili ai vaccari dei tempi, al loro destino, e la Calabria, l’enorme latifondo da sfruttare, abbandonata a se stessa: quindi nessuna volontà di sviluppo e niente strumenti per poter migliorare e migliorarsi ma solo riscossione dei raccolti, oggi sostituti dai voti.
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