Flora ‘mancia e scorda’

Da Falcomatà a Nicodemo Oliverio, passando per la regina dell’incoerenza Flora Sculco: tutti scandalizzati e indignati per le parole di Vito Riggio, presidente dell’Enac, che in una conferenza stampa in Senato ha semplicemente detto che esistono scali aeroportuali inutili. Una sacrosanta verità che, ovviamente, è stata travisata dai soliti noti chiacchieroni di casa nostra. Vito Riggio, infatti, non ha mai sostenuto che l’aeroporto di Crotone andrebbe chiuso e, cosa più grave, non ha mai nominato il Tito Minniti di Reggio Calabria. Parole che, invece, la piccola rampolla di via Roma gli ha meschinamente attribuito al solo fine di uscire sui giornali con una nota stampa dal titolo ad effetto ma lontanissima dalla verità. Non certo una novità per gli Sculco, interpreti orgogliosi della peggiore politica che per nulla scandalizza i giornali o quei poveri ragazzi che, teneramente, difendono le azioni di un uomo interdetto dai pubblici uffici e condannato in definitiva per danno erariale e a 4 anni di reclusione per concussione ai danni di un funzionario provinciale. Ma tant’è. Continua a leggere “Flora ‘mancia e scorda’”

Peggio di Sculco c’è solo il Pd

Quello che sta avvenendo in queste ultime ore sul fronte alleanze è deplorevole. La nonchalance del Pd nell’acchiappare voti da tutte le parti incute timore per il futuro. In poche ore hanno accettato i voti del Nuovo Centro Destra di Tonino Gentile (il cinghiale, per intenderci), di Ottavio Tesoriere (quindi anche i voti di Matteo Salvini) e di Dorina Bianchi (sì, quella che il Pd ha demonizzato per quattro anni e mezzo e cioè fin quando Renzi non l’ha nominata Sottosegretaria). Succede che un partito dichiaratamente di sinistra vincerà il ballottaggio grazie ai voti della destra. Anzi, della destraccia visti i nomi. La rivoluzionaria in cattedra, Rosanna Barbieri, dovrebbe spiegare ai crotonesi come sia possibile e cosa l’abbia spinta ad accettare i voti di Salvini, dei fratelli Gentile (dunque di Piero Aiello) e di Dorina Bianchi (questi scontati come il penoso livello della campagna elettorale). Deve spiegarlo prima che arrivi ad indossare la fascia tricolore. E deve dire alla città quali contropartite darà ai suoi alleati last – minute.

Sarà costretta a dare l’ennesimo assessorato all’immancabile dottor Capocasale, passato più volte da sinistra a destra? E’ questo il rinnovamento di cui parla (anzi, blatera a questo punto) la dama di Peppino Vallone? Ci vuole davvero fegato ad abbracciare chiunque per vincere a tutti i costi e contemporaneamente dirsi portatori di rinnovamento. Anche perché i sostenitori a spada tratta della «prima candidata donna del centrosinistra» devono capire che i voti che arrivano dovranno poi essere compensati con qualcosa. Non è un incontro di beneficenza. Dunque, se dovrà dare poltrone ai vari Tesoriere e Capocasale (e non solo, vista la mole di voti di certi consiglieri eletti) con quali strumenti metterà in campo il rinnovamento? Evidentemente con quelli delle chiacchiere, tanto care ai galantuomini di via Panella che non sdegnano nemmeno i voti di Matteo Salvini. Mancano solo quelli di Forza Nuova e poi il quadro è completo.
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Flora parla di rinnovamento ma di cognome va Sculco

Forse nella prossima futura Crotone vedremo un po’ di coerenza e un po’ di autonomie in più ma di certo non in questa. Ieri Flora Sculco, la figlia di Enzo, ha presentato una super coalizione fatta per lo più di liste e listicine. Partiti veri e propri, per il momento, zero. Insieme a lei, tra gli altri, l’UDC (chiamarlo partito sarebbe troppo) e il notaio Benedetto Proto, ex Presidente del Consiglio Provinciale. Non solo: nel mucchio selvaggio anche Calabria in Rete (la lista che ha portato la Sculco in Regione ma che, di fatto, non ha una vita propria) e Laboratorio Crotone – Idee in Rete, movimento vicino a Maria Bonaiuto, la direttrice di Crotone24News.it (diventerà portale di partito?).

La vera notizia è però il mancato accordo con il Partito Democratico, ora in vera crisi d’identità senza il suo alleato di riferimento. Se nel 2011 l’abbandono di Sculco non si fece sentire più di tanto, quest’anno potrebbe non essere la stessa cosa considerati gli ultimi due mandanti fallimentari – un intero decennio, non dimentichiamocelo – per gli uomini di via Panella, che in teoria dovrebbero godere dei malumori dei cittadini. In teoria però: perché a Crotone e in Calabria niente è sicuro e potremmo ritrovarci sindaco un Crugliano Pantisano qualunque nonostante dieci anni di assenze e regressi. Non solo la scarsa memoria dei crotonesi, il rischio di ritrovare un Pantisano al posto di Vallone potrebbe essere dato dalla debolezza dei concorrenti: poco radicati sul territorio, dispersi e ancora con le idee poco chiare: il centrodestra rimane una triste incognita a meno di tre mesi dalle elezioni; il Cinque Stelle ha candidato uno sconosciuto Ilario Sorgiovanni; il resto del parterre, come già detto, serve solo a spezzettare il voto e ad apparentarsi in caso di ballottaggio. Per il momento, dunque, la sfida vera è tra i Democratici e i DemoKratici: a differenziarli solo una lettera (la parte visiva, nemmeno quella fonetica), nient’altro. L’obiettivo comune è mantenere o recuperare il potere politico nella città di Crotone. Difatti non si contrappongono su linee di tipo programmatico (potrebbero prendere i programmi da un cilindro e farli propri senza problemi) ma esclusivamente sugli uomini che riescono a portare in campo. Non a caso si corteggiano a vicenda e quando non trovano accordi, vanno alla ricerca dei vari Proto da una parte e volti giovani – preferibilmente fuori dal partito – dall’altra.
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Uno Stato, due Paesi: la Calabria senza ordinaria velocità

Immagini di scontri tra attivisti no – TAV e forze dell’ordine ci giungono in casa da diverso tempo ormai, ma nonostante ciò, quello che si è capito non è molto, vuoi anche per un’informazione televisiva poco chiara nell’esporre e sopratutto nel riportare i fatti. Ciò che si è appreso, con numeri non del tutto certi, è il costo: dai 17 ai 35 miliardi di euro. Tutti soldi pubblici investiti e da investire per realizzare la parte ferroviaria italiana che andrà a collegare Torino e Lione. Un progetto che negli anni ha subito diverse modifiche ma che alla fine conterà circa 235 km di linea ferroviaria, percorribili da treni ad alta velocità volti al trasporto di merci e persone. Oltre agli attivisti impegnati in prima linea per impedire il deturpamento del territorio e quindi la realizzazione di questa enorme opera pubblica, diversi, tra studiosi, esperti ed intellettuali hanno espresso pareri favorevoli e contrari a riguardo.

Oliviero Baccelli, docente di Economia dei Trasporti all’Università Bocconi di Milano, sostiene che «La Torino-Lione è una priorità, perché ridurrebbe la dipendenza dall’autotrasporto, togliendo così dalla strada centinaia di migliaia di tir ogni anno». Di parere opposto è invece Marco Ponti, docente di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, fermo sostenitore della tesi che non solo queste infrastrutture non toglierebbero le merci dalla strada ma che la Francia negli ultimi tempi ha investito tanto sulle strade ferrate perdendo comunque il 30% del traffico merci su binari. Continua a leggere “Uno Stato, due Paesi: la Calabria senza ordinaria velocità”