Accanimento su Brisinda: troppo bravo per operare a Crotone?

C’è un  primario di chirurgia, qui a Crotone, che da quasi due mesi non opera più alcun paziente. Non si reca nemmeno al lavoro. Non può. E’ stato sospeso. Un mese, poi un altro e infine il diktat: quattro mesi a casa. E questa volta senza stipendio. La vittima di quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio accanimento si chiama Giuseppe Brisinda, chirurgo e ricercatore universitario che dopo due anni di servizio al San Giovanni di Dio di Crotone è stato sbattuto fuori con accuse tanto assurde quanto fumose. A Brisinda vengono contestate diverse cose, molte delle quali appaiono del tutto infondate, contraddittorie, prive di alcun riscontro e non verificate a dovere. Continua a leggere “Accanimento su Brisinda: troppo bravo per operare a Crotone?”

L’acqua calda del Financial Times e il silenzio su Pugliese soldato di Enzo Sculco

Arriva il Financial Times a Crotone e scopre l’acqua calda. Città depressa, giovani che emigrano, politica e ‘ndrangheta in ottimi rapporti, grillini in crescita al sud e il Pd in fortissimo calo. Tutto già tristemente noto. Tutto già ampiamente scritto. Poi però intervista Ugo Pugliese e questi dice che non farà campagna elettorale per nessuno. Perché lui è indipendente. Politicamente indipendente. Falso. Pugliese non ha un partito, ma è espressione diretta di Enzo e Flora Sculco che sono un partito vivente da oltre 10.000 voti. Un partito a conduzione familiare che all’occorrenza recluta soldati. Un po’ come la Legione Straniera francese che arruola chiunque dandogli uno stipendio, loro imbarcano tutti e mettono i voti. Poi magari alcuni finiscono in galera, ma tanto il tenutario è abituato alle condanne e quindi non si scandalizzano. Continua a leggere “L’acqua calda del Financial Times e il silenzio su Pugliese soldato di Enzo Sculco”

Caro Gianluca, belle parole ma pessimo interlocutore

Hanno colpito un po’ tutti le parole di Gianluca Pacecca, giovane crotonese che ha deciso di scrivere a Ugo Pugliese. Una lettera aperta con la quale Gianluca ha chiesto al sindaco più attenzione verso la città, i suoi spazi, i suoi luoghi storici, i suoi giovani. Belle parole, a tratti un po’ troppo utopistiche, indirizzate però alla persona sbagliata. Anzi, alle persone sbagliate. Credo infatti che cercare di interloquire con questa gente sia tanto inutile quanto sbagliato. E non si tratta di snobismo o del tanto vituperato (quanto vitale) disfattismo: è pura logica. Cercare un dialogo con chi indossa la fascia tricolore per conto di un uomo condannato in definitiva per reati che vanno dal danno erariale alla concussione, il cui nome è indissolubilmente legato alle clientele peggiori, dunque alla politica più deleteria e meno propensa allo sviluppo del senso civico dei suoi cittadini (il fulcro della lettera di Gianluca), e che per la legge italiana non può nemmeno recarsi alle urne (ma che per la legittimazione che la gente, i giornali e le istituzioni tutte continuano a dargli può amministrare dall’esterno un’intera provincia), non può che rivelarsi uno sforzo inutile e, soprattutto, controproducente ai fini di una comunità finalmente critica. Nel senso più nobile e sano del termine (criticare affinché le cose migliorino, diceva Pound). Continua a leggere “Caro Gianluca, belle parole ma pessimo interlocutore”

Verri, botte piena e moglie ubriaca

E’ stato recentemente premiato come “Un OK in Rossoblù” dal giornale “Crotone OK” – pare il più diffuso tra i banchi del pesce -, insieme a uno dei suoi principali clienti, il presidente dell’F.C Crotone Raffaele Vrenna, quest’ultimo vincitore della prestigiosissima categoria “Personaggio OK 2016” (probabilmente per essere scampato al sequestro di tutti i beni, tra cui lo stesso Crotone, da parte della Procura di Catanzaro). A consegnare il premio a Francesco Verri, nientepopodimeno che Dorina Bianchi, sottosegretario e donna dalle grandi doti tecniche e dialettiche: da quando è stata riconfermata anche nel Governo Gentiloni, riesce a dire solo «turismo», «cultura», «cultura», «turismo». Mai nulla di concreto e dettagliato. Ciancia e basta. E lo fa a un ritmo spaventoso, da record: ogni due parole ci mette dentro il turismo e la cultura. Tutto dire di un personaggio politico arcinoto per la sua superficialità. Del resto sulla situazione di Scifo non ha detto una parola. Ma questo territorio è il massimo che riesce ad offrire (e che forse si merita): d’altra parte a guidare il comune c’è Pugliese, a teleguidarlo c’è Enzo e a rappresentare le istanze crotonesi a Catanzaro c’è Flora, battagliera a Crotone, tacita connivente in Regione. Se parla Guccione, lei si astiene. E’ fatta così, i piedi agli amici non li pesta. Continua a leggere “Verri, botte piena e moglie ubriaca”

Aeroporto, tutta la verità

Crotone vuole volare. E’ questo lo slogan che rimbalza tra social e giornali ininterrottamente da almeno 3 mesi, e che si ripresenta puntualmente ad ogni protesta a favore dell’aeroporto cittadino, chiuso dallo scorso novembre. A voler volare è anche Reggio Calabria, dove sempre da 3 mesi circa la popolazione si sta mobilitando contro la possibile chiusura dello scalo.

E’ una situazione critica quella degli scali aeroportuali calabresi: escluso quello internazionale di Lamezia Terme, Crotone e Reggio vivono una perenne crisi. E non si parli dei «numeri da record»: a contare davvero è l’attività economica. Le proteste, intanto, stanno andando via via moltiplicandosi, tanto da essersi quasi unite: si manifesta contro la chiusura dei due aeroporti.

Ad ogni modo, il destino di entrambi gli scali è legato unicamente al bando di gara dell’ENAC che deve identificare un nuovo gestore. Il nome del vincitore si sarebbe dovuto sapere già a dicembre scorso, ma a seguito di un ricorso (che ha riammesso in gara la Sagas) i tempi si sono allungati. La speranza è che il nuovo gestore venga definito entro la fine di gennaio. Solo dopo l’identificazione di un nuovo gestore gli scali potranno essere pienamente operativi. Continua a leggere “Aeroporto, tutta la verità”

La contro «lobby» marrelliana

Si potrebbe anche ridere se non ci fosse un impellente e necessario bisogno di fare il punto della situazione nonché una riflessione riguardo agli attori sociali di questo territorio, storicamente schiavo dei potenti e dei latifondisti politici. Un territorio, quello crotonese, incapace di agire attraverso la ragione, intesa come processo di elaborazione, ma al contrario sempre pronto a buttarsi nella mischia, con gli occhi chiusi e senza la pretesa di capire i fatti per come realmente sono o, più banalmente, senza domandarsi come potrebbero essere rispetto a come vengono raccontati dalla stampa e dai diretti interessati. Questa città, sul piano sociale, vive un dramma per molti aspetti legato al complesso del provincialismo non accettato, che si manifesta nei sussulti indefiniti dei suoi abitanti, ovvero nell’avvertire la necessità di fare cose su input esterni che sfociano poi nel nulla più assoluto o in battaglie delle quali non si conosce niente: radici, ragioni, opposizioni né obiettivi. Una città, Crotone, che vive di facili entusiasmi e non si prende mai la responsabilità delle proprie azioni. E’ pronta a partire con chiunque, di accontentarsi delle briciole e di dimenticare tutto, presente e passato, per sopperire al bisogno fisiologico di sentirsi considerata. E dunque apprezza tutto e non disprezza niente o magari fa il contrario in base a cosa offre il piatto del giorno. E’ priva di un’identità che possa farle volgere lo sguardo al passato ed evitare di commettere gli stessi errori; di un orgoglio che possa frenarla prima che sia troppo tardi, così come è priva di una dignità che le impedisca di sottomettersi ai più forti e al riecheggiare della massa, al rimbombo della retorica. Cosa più importante, però, è l’assenza di un giornalismo attento e giusto, dirompente, libero, che si opponga allo storytelling consolidatosi a colpi di manganellate mediatiche, alla verità costruita da chi cerca la gloria o la ragione e indichi al cittadino – lettore un punto di vista diverso, autonomo, schiavo solo della ricerca della verità anche se amara, non gradevole, controproducente per il territorio. E’ questa l’assenza che pesa di più, o meglio è la presenza del contrario a rappresentare il vero grande macigno: il giornalismo prono, scadente, figlio del padrone, asservito, provinciale, autoreferenziale, da sagra della salsiccia, incapace di raccontare entrambe le facce della medaglia, di schierarsi e farlo con convinzione e onestà intellettuale. E’ un giornalismo che non esiste in realtà: è soltanto la proiezione del banale e del potente. Insomma, si propongono come giornali e tv ma nei fatti si confermano uffici stampa al soldo dei portatori di interessi politici ed economici. Nulla di più riprovevole. Ma tant’è. Continua a leggere “La contro «lobby» marrelliana”

Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?

Da quando è stato inaugurato, in pompa magna e con ancora Antonella Stasi vicepresidente della Regione Calabria, la chiarezza intorno al Marrelli Hospital è stata davvero poca. Tra la stampa locale poco incline a fare il punto della situazione (quella televisiva soprattutto) e la propaganda marrelliana, a regnare è stata la confusione più totale. Dai problemi iniziali a ricevere l’autorizzazione all’esercizio sino alla protesta di oggi sulla statale 106 (culminata con un inutile incontro col Prefetto di Crotone). Continua a leggere “Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?”

Dal mare come business al mare come zavorra

Come sei bella Crotone, di bianco vestita, più bella che mai. Ieri ho incontrato Crotone, città della vela, perciò questa vita più senso non ha. E’ un po’ il mood di questi giorni. Il piacere di vedere una città attiva (e non in festa) è tanto: anche perché quell’abbandonato porticciolo, rivestito a mo’ di cittadella (sono bastati quattro gazebo gonfiabili), ora ha un senso. Non solo: affacciarsi e trovare un mare quasi più bianco che blu è un bell’effetto. E poi, a occhio, un piccolo indotto economico si sarà sicuramente creato.
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Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

Questa disarmante retorica di «una città da Serie A» non è più tollerabile. E diciamolo pure: è ridicola. Nulla di più intellettualmente fasullo e volutamente smielato. Da quando il Crotone dei fratelli Vrenna ha stravinto il campionato cadetto, tutto in città è diventato da “Serie A”: perfino profumi e amari digestivi. Anche la politica non ha perso l’occasione per sfruttare il paragone tra calcio e realtà, tra … Continua a leggere Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo bene la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati sembrano non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Eppure la ‘ndrangheta crotonese ha le sue logiche e muove i suoi interessi ovunque, non solo qui. I cutresi, ad esempio, fanno affari d’oro nel nord Italia. Sono spietati e potentissimi. Così come quelli di Isola e di Cirò: la ‘ndrangheta c’è ma fa meno rumore di un tempo. Non bisogna dimenticare infatti che il silenzio non significa assenza ma attività. E a Crotone le attività sono molto fiorenti.
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