Caro Gianluca, belle parole ma pessimo interlocutore

Hanno colpito un po’ tutti le parole di Gianluca Pacecca, giovane crotonese che ha deciso di scrivere a Ugo Pugliese. Una lettera aperta con la quale Gianluca ha chiesto al sindaco più attenzione verso la città, i suoi spazi, i suoi luoghi storici, i suoi giovani. Belle parole, a tratti un po’ troppo utopistiche, indirizzate però alla persona sbagliata. Anzi, alle persone sbagliate. Credo infatti che cercare di interloquire con questa gente sia tanto inutile quanto sbagliato. E non si tratta di snobismo o del tanto vituperato (quanto vitale) disfattismo: è pura logica. Cercare un dialogo con chi indossa la fascia tricolore per conto di un uomo condannato in definitiva per reati che vanno dal danno erariale alla concussione, il cui nome è indissolubilmente legato alle clientele peggiori, dunque alla politica più deleteria e meno propensa allo sviluppo del senso civico dei suoi cittadini (il fulcro della lettera di Gianluca), e che per la legge italiana non può nemmeno recarsi alle urne (ma che per la legittimazione che la gente, i giornali e le istituzioni tutte continuano a dargli può amministrare dall’esterno un’intera provincia), non può che rivelarsi uno sforzo inutile e, soprattutto, controproducente ai fini di una comunità finalmente critica. Nel senso più nobile e sano del termine (criticare affinché le cose migliorino, diceva Pound). Continua a leggere “Caro Gianluca, belle parole ma pessimo interlocutore”

Verri, botte piena e moglie ubriaca

E’ stato recentemente premiato come “Un OK in Rossoblù” dal giornale “Crotone OK” – pare il più diffuso tra i banchi del pesce -, insieme a uno dei suoi principali clienti, il presidente dell’F.C Crotone Raffaele Vrenna, quest’ultimo vincitore della prestigiosissima categoria “Personaggio OK 2016” (probabilmente per essere scampato al sequestro di tutti i beni, tra cui lo stesso Crotone, da parte della Procura di Catanzaro). A consegnare il premio a Francesco Verri, nientepopodimeno che Dorina Bianchi, sottosegretario e donna dalle grandi doti tecniche e dialettiche: da quando è stata riconfermata anche nel Governo Gentiloni, riesce a dire solo «turismo», «cultura», «cultura», «turismo». Mai nulla di concreto e dettagliato. Ciancia e basta. E lo fa a un ritmo spaventoso, da record: ogni due parole ci mette dentro il turismo e la cultura. Tutto dire di un personaggio politico arcinoto per la sua superficialità. Del resto sulla situazione di Scifo non ha detto una parola. Ma questo territorio è il massimo che riesce ad offrire (e che forse si merita): d’altra parte a guidare il comune c’è Pugliese, a teleguidarlo c’è Enzo e a rappresentare le istanze crotonesi a Catanzaro c’è Flora, battagliera a Crotone, tacita connivente in Regione. Se parla Guccione, lei si astiene. E’ fatta così, i piedi agli amici non li pesta. Continua a leggere “Verri, botte piena e moglie ubriaca”

Aeroporto, tutta la verità

Crotone vuole volare. E’ questo lo slogan che rimbalza tra social e giornali ininterrottamente da almeno 3 mesi, e che si ripresenta puntualmente ad ogni protesta a favore dell’aeroporto cittadino, chiuso dallo scorso novembre. A voler volare è anche Reggio Calabria, dove sempre da 3 mesi circa la popolazione si sta mobilitando contro la possibile chiusura dello scalo.

E’ una situazione critica quella degli scali aeroportuali calabresi: escluso quello internazionale di Lamezia Terme, Crotone e Reggio vivono una perenne crisi. E non si parli dei «numeri da record»: a contare davvero è l’attività economica. Le proteste, intanto, stanno andando via via moltiplicandosi, tanto da essersi quasi unite: si manifesta contro la chiusura dei due aeroporti.

Ad ogni modo, il destino di entrambi gli scali è legato unicamente al bando di gara dell’ENAC che deve identificare un nuovo gestore. Il nome del vincitore si sarebbe dovuto sapere già a dicembre scorso, ma a seguito di un ricorso (che ha riammesso in gara la Sagas) i tempi si sono allungati. La speranza è che il nuovo gestore venga definito entro la fine di gennaio. Solo dopo l’identificazione di un nuovo gestore gli scali potranno essere pienamente operativi. Continua a leggere “Aeroporto, tutta la verità”

La contro «lobby» marrelliana

Si potrebbe anche ridere se non ci fosse un impellente e necessario bisogno di fare il punto della situazione nonché una riflessione riguardo agli attori sociali di questo territorio, storicamente schiavo dei potenti e dei latifondisti politici. Un territorio, quello crotonese, incapace di agire attraverso la ragione, intesa come processo di elaborazione, ma al contrario sempre pronto a buttarsi nella mischia, con gli occhi chiusi e senza la pretesa di capire i fatti per come realmente sono o, più banalmente, senza domandarsi come potrebbero essere rispetto a come vengono raccontati dalla stampa e dai diretti interessati. Questa città, sul piano sociale, vive un dramma per molti aspetti legato al complesso del provincialismo non accettato, che si manifesta nei sussulti indefiniti dei suoi abitanti, ovvero nell’avvertire la necessità di fare cose su input esterni che sfociano poi nel nulla più assoluto o in battaglie delle quali non si conosce niente: radici, ragioni, opposizioni né obiettivi. Una città, Crotone, che vive di facili entusiasmi e non si prende mai la responsabilità delle proprie azioni. E’ pronta a partire con chiunque, di accontentarsi delle briciole e di dimenticare tutto, presente e passato, per sopperire al bisogno fisiologico di sentirsi considerata. E dunque apprezza tutto e non disprezza niente o magari fa il contrario in base a cosa offre il piatto del giorno. E’ priva di un’identità che possa farle volgere lo sguardo al passato ed evitare di commettere gli stessi errori; di un orgoglio che possa frenarla prima che sia troppo tardi, così come è priva di una dignità che le impedisca di sottomettersi ai più forti e al riecheggiare della massa, al rimbombo della retorica. Cosa più importante, però, è l’assenza di un giornalismo attento e giusto, dirompente, libero, che si opponga allo storytelling consolidatosi a colpi di manganellate mediatiche, alla verità costruita da chi cerca la gloria o la ragione e indichi al cittadino – lettore un punto di vista diverso, autonomo, schiavo solo della ricerca della verità anche se amara, non gradevole, controproducente per il territorio. E’ questa l’assenza che pesa di più, o meglio è la presenza del contrario a rappresentare il vero grande macigno: il giornalismo prono, scadente, figlio del padrone, asservito, provinciale, autoreferenziale, da sagra della salsiccia, incapace di raccontare entrambe le facce della medaglia, di schierarsi e farlo con convinzione e onestà intellettuale. E’ un giornalismo che non esiste in realtà: è soltanto la proiezione del banale e del potente. Insomma, si propongono come giornali e tv ma nei fatti si confermano uffici stampa al soldo dei portatori di interessi politici ed economici. Nulla di più riprovevole. Ma tant’è. Continua a leggere “La contro «lobby» marrelliana”

Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?

Da quando è stato inaugurato, in pompa magna e con ancora Antonella Stasi vicepresidente della Regione Calabria, la chiarezza intorno al Marrelli Hospital è stata davvero poca. Tra la stampa locale poco incline a fare il punto della situazione (quella televisiva soprattutto) e la propaganda marrelliana, a regnare è stata la confusione più totale. Dai problemi iniziali a ricevere l’autorizzazione all’esercizio sino alla protesta di oggi sulla statale 106 (culminata con un inutile incontro col Prefetto di Crotone). Continua a leggere “Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?”

Dal mare come business al mare come zavorra

Come sei bella Crotone, di bianco vestita, più bella che mai. Ieri ho incontrato Crotone, città della vela, perciò questa vita più senso non ha. E’ un po’ il mood di questi giorni. Il piacere di vedere una città attiva (e non in festa) è tanto: anche perché quell’abbandonato porticciolo, rivestito a mo’ di cittadella (sono bastati quattro gazebo gonfiabili), ora ha un senso. Non solo: affacciarsi e trovare un mare quasi più bianco che blu è un bell’effetto. E poi, a occhio, un piccolo indotto economico si sarà sicuramente creato.
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Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

Questa disarmante retorica di «una città da Serie A» non è più tollerabile. E diciamolo pure: è ridicola. Nulla di più intellettualmente fasullo e volutamente smielato. Da quando il Crotone dei fratelli Vrenna ha stravinto il campionato cadetto, tutto in città è diventato da “Serie A”: perfino profumi e amari digestivi. Anche la politica non ha perso l’occasione per sfruttare il paragone tra calcio e realtà, tra … Continua a leggere Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo pure la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati paiono non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Va anche detto che quella crotonese, rispetto alle altre ‘ndrine calabresi, non sia poi così tanto forte e che nel tempo ha perso molto potere. Ciononostante ha le sue logiche e muove i suoi interessi e quella della provincia (vedi la famiglia Grande Aracri di Cutro in Emilia Romagna) fa affari d’oro nel nord Italia. Senza dimenticare che il silenzio non significa assenza ma attività.
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Eni e Crotone: un rapporto mortale duro a morire

Se la sigla Eni stesse per “Ente Nazionale Intossicazioni”, e non per “Ente Nazionale Idrocarburi”, molte cose sarebbero più chiare e accettabili, alla luce del fatto che il nome già lasciava intendere. Purtroppo per loro, e per noi, non è così. L’Eni è la più grande multinazionale italiana, una partecipata statale, considerata la sesta potenza mondiale nel campo petrolifero subito dopo colossi come Shell e Total. Insomma, una fabbrica di soldi. E dove ci sono tanti soldi, immancabilmente, dietro, ci sono sempre astuzie, omicidi, libri paga e oscurità di vario tipo. Diciamo che, in questi contesti, non c’è mai del bianco puro e che nei consigli di amministrazione di queste aziende non si siede mai il signor Candido Bianco.

Eni fattura circa 170 miliardi di euro annui, soldi che vengono impiegati anche per corrompere, come è emerso da una recente inchiesta che vede indagati diversi dirigenti del cane a sei zampe. Nei fascicoli anche il nome del faccendiere Luigi Bisignani che avrebbe fatto da garante e da apri pista a questa corruzione di carattere internazionale. Questi, e non solo questi gli affaracci di Eni.

La coscienza dei trivellatori statali pare essere più nera del pelo del loro cane – mostro. Un logo che qualcosina avrebbe dovuto far presagire, viste, poi, le mostruosità perpetrata sul territorio italiano. Infatti, controllate di Eni come EniChem e Syndial, sono state portatrici di tumori in gran parte del mezzogiorno e in alcuni casi, addirittura, di malformazioni, causati dalle scorie tossiche mal smaltite e dal conseguente inquinamento ambientale.

In città come Crotone, la presenza di Eni, ha causato solo morte. Il mostro portò le sue fabbriche negli anni ’20 (Montedison), dismettendole poi verso la metà degli anni novanta. La sua presenza aumentò sì il reddito procapite, il livello socioculturale del territorio e rese la città pitagorica il primo polo industriale della Calabria, ma una volta levate le tende uscirono fuori gli inghippi.
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Crotone, una comunità acritica che cerca solo la copertina

La critica, intesa come espressione di punti di vista, riflessioni, inviti a fare meglio, è un fattore importante all’interno di una comunità di persone. Quando questa è assente determina vuoti di tipo partecipativo, in quanto viene meno l’opportunità di mettere in discussione e dunque fermarsi a riflettere e a discutere. La critica non deve, in alcun modo, essere intesa come un attacco preconfezionato perché la critica, quando libera, rappresenta uno strumento per migliorare le cose. Quantomeno l’aspetto teorico che, tecnicamente, dovrebbe poi sfociare in quello pratico.

Purtroppo non tutti la percepiscono in questo modo. Molti, infatti, non riescono a capirne la lealtà e l’alternativa che rappresenta rispetto all’informazione classica, quella che, per capirci, si limita alla sola diffusione di notizie e a confezionare copertine. E il punto, a mio avviso, è proprio questo: la nostra, essendo una comunità storicamente acritica, preferisce la copertina alla critica. E i motivi sono tanti. Intanto la copertina funge da vetrina e non mette nulla in discussione, e poi perché non comporta alcuna perdita in termini di immagine – al massimo la esalta – e non pone dubbi sui modus operandi degli attori, siano questi politici, sociali o civili.
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