Pugliese come il premier Conte e il giornalismo in letargo a Sculcolandia

«Una risata li seppellirà». Sarà probabilmente partito da questo slogan sessantottino quando ha deciso di diramare il comunicato stampa di stamane, nel tentativo imbarazzante di dare legittimità politica a Ugo Pugliese e ricondurlo all’ovile in seguito agli strascichi polemici scaturiti dalle dimissioni shock di Rori De Luca (che chiedeva proprio maggiore autonomia in qualità di assessore ai lavori pubblici). D’altra parte lo si può accusare di tutto, Enzo Sculco, tranne di non aver portato la fantasia al potere: degli uomini bizzarri dei quali si è circondato e del modo baldanzoso con cui ha amministrato il potere – dai sindacati alla Provincia, passando per la Regione con Pugliano fino ad oggi con Pugliese – ne ha fatto un marchio di fabbrica e una brand riconoscibile da tutti (tranne dall’avvocato prestato all’urbanistica che, dopo una consulenza ad personam e un anno di mandato, si è accorto che certi modi di intendere la politica non coincidevano col suo agire professionale).

E al risveglio tardivo e strumentale di Rorino, anche Pugliese ha avvertito un guizzo di fantozziana ribellione nei confronti del padrone della giunta comunale: in una nota il sindaco se l’era presa prima con chi alimenterebbe il dibattito pubblico (quale?) con «sterili fibrillazioni», anziché «concentrarsi sugli argomenti che riguardano il futuro della città», su cui sarebbe concentratissima la sua giunta di cartone, e infine col Ras al quale ha fatto timidamente sapere di volere maggiore autonomia per «perseguire lo sviluppo della città di Crotone». Ed Enzo lo ha subito accontentato con il divertentissimo comunicato stampa di cui sopra, dove la verve umoristica del grande capo è l’unica prelibatezza degna di nota.

Una paginata intera di «ha ragione Pugliese quando dice…», «condivido l’affermazione del sindaco», «c’è piena sintonia con Ugo»: insomma, un modo elegante e spiritoso per dargli del “fesso” dandogli sempre ragione. Niente da eccepire sul talento da monologhista comico del reuccio crotonese, ma che non sperasse che qualcuno munito dei basilari strumenti di comprensione possa dare credito a quella velina.

Risulta del tutto impossibile infatti prendere sul serio le parole di un tale che non si capisce bene che ruolo abbia e che in virtù di questo non – ruolo è sempre lì a mettere pezze a colori e a dettare l’agenda politica e giuntale del sindaco (memorabili le interviste dove annuncia «rimpasti di giunta»), che a suo dire sarebbe stato eletto «tramite il libero voto dei cittadini crotonesi» – cioè attraverso i suoi voti – e che questo farebbe di Ugo un sindaco autonomo. E di una Panda diesel con su un adesivo del Cavallino di Maranello una Ferrari.

Capite bene che c’è del mestiere – quello di manovratore navigato – in questo puttanaio di parole senza senso, che toccano il punto massimo di ipocrisia quando Sculco, in uno dei tanti passaggi mirati a reprimere, con l’ausilio della retorica degli elogi, i sussulti di libertà del sindaco, scrive che è normale «che all’interno di una coalizione si discuta e ci si confronti su ogni aspetto» e che il primo cittadino sarebbe addirittura «all’apice di questo processo di partecipazione democratica grazie anche alle prerogative che la legge attribuisce al suo ruolo» (tradotto: «sì, sì, sei sindaco. Va bene?»).

Ora, esclusi quei giornalisti troppo impegnati a pontificare sull’incapacità e sul razzismo che contraddistinguono il Governo nazionale, la cosa dovrebbe essere chiara a tutti.

Perché a quale processo di partecipazione democratica faccia riferimento il ras è un mistero, visto che l’unico a decidere è lui. E appaiono ancor più misteriose le prerogative che la legge attribuirebbe al ruolo di Pugliese: le teste di legno non sono previste dal diritto amministrativo, che regola e definisce il ruolo del sindaco, ma da quello penale. E certamente non faceva riferimento a questa branca del diritto, dato anche il rapporto controverso che ha con la magistratura (condanne e inchieste fioccano a iosa, ma lui è sempre lì a dire chi deve fare cosa). Perché alla storiella che il sindaco fosse un’entità a sé rispetto a Sculco non ci ha mai creduto nessuno (Pugliese stesso in primis, nonostante quell’imbarazzante spot sulla passerella in cui gridava la sua indipendenza), e i fatti di queste settimane sono oltremodo l’ennesima conferma di come questo inqualificabile teatrino politico – mediatico, alimentato soprattutto grazie al tacito consenso di chi dovrebbe sbugiardare i bugiardi al potere, non sia nient’altro che una redditizia e potente cauzione, nelle mani del manovratore unico, utile solo alla sua bulimia di potere e ai suoi piani di espansione politica finora falliti. Non c’è nulla che riguardi davvero la città, si tratta solo di affari politici da sistemare (ulteriormente controproducenti in termini di rappresentanza delle istanze locali a livello nazionale).

E questo si manifesta e resiste nel tempo soprattutto a causa dell’assenza di un dibattito pubblico virtuoso e libero, che anziché a regolare prebende dovrebbe servire a sollecitare il confronto critico tra le parti sociali, al fine di evidenziarne le contraddizioni e i sofismi politici, e che invece finisce per diventare zona franca a uso e consumo dei soli partecipanti (classe politica e giornalistica, cittadini esclusi).

Ugo Pugliese non è il sindaco di Crotone perché la sua carica si poggia sui voti di un uomo che fino a poco tempo fa non poteva più fare politica, di conseguenza come Rori era privo di agire all’interno del suo assessorato, poiché ostacolato dalla presenza ingombrante del notabile strongolese, anche Ugo è privo della libertà necessaria in quanto la giunta – su ordine di Enzo – potrebbe sfiduciarlo dall’oggi al domani. Non ha potere sui suoi assessori, perché non sono suoi, così come sui consiglieri di maggioranza, poiché di proprietà del principale se non che unico azionista politico della città.

E nonostante ciò sono sempre lì a ribadirci quanto indipendente sia Pugliese, di come l’aria respirata all’interno della giunta abbia delle gradevoli sfumature di lavanda e altre cazzate simili che nessuno in questa città ha davvero mai tentato di frenare agendo secondo il fuoco sacro che dovrebbe animare la loro professione di giornalisti: tuttavia sono gli stessi che non perdono occasione per sbeffeggiare il premier Conte, ma che non trovano un minuto – forse per gli eccessivi costi di redazione – per dire una parola su un ente pubblico, il Comune di Crotone, commissariato da un signore già condannato per reati che farebbero impallidire perfino la Lega bossiana (fatte le dovute proporzioni, ovviamente).

Troppo accecati dalla loro presunta superiorità intellettuale (e dai loro legami incestuosi che non gli consentono, anche quando vorrebbero, la libertà necessaria per stressare il potere vigente) da non essersi resi conto che l’avanguardia politica di Enzo Sculco ha generato proprio qui a Crotone un Giuseppe Conte ante litteram: Ugo Pugliese. Così come l’avvocato del popolo è lì coi voti e per conto di Totò e Peppino, anche il perito del popolino amministra la città coi voti e per conto di Cip e Ciop. Evidentemente quando la bella politica fa scuola, il buon giornalismo si riposa beato tra le carezze del mondo fatato di Sculcolandia.

Eppure la moda del momento è quella di idolatrare il liberale Verhofstadt, che durante un dibattito al Parlamento Europeo ha definito il Presidente del Consiglio italiano nientemeno che un «burattino nelle mani di Di Maio e Salvini». Ma è semplicemente la famosa eccezione che conferma quella regola secondo cui l’interesse giornalistico verso qualcosa diminuisce tanto più aumenta la distanza da dove questa si verifica: un raro caso di cani da guardia del potere a loro più lontano. Chapeau.

di Antonio Belluomo Anello
per Il Pitagorico


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