Rori vuole Crotone, Sculco lo fulmina ma trema

Lo spiccato eloquio di Rori De Luca fa il pari col ciuffo di deandreiana memoria che lo caratterizza. Parla benissimo e si spiega ancora meglio, ma ogni qualvolta che apre bocca genera una quantità tale di supercazzole che da sole basterebbero per girarci l’ennesimo atto di “Amici miei”. Non esiste, infatti, sintesi migliore per descrivere il suo travagliato mandato da ministro cittadino, così come l’intera conferenza stampa indetta ieri nei locali del “902” dall’ormai ex assessore ai lavori pubblici.

Ci ha tenuto subito a smentire le voci che volevano alla base di questo abbandono improvviso, un acceso scontro verbale con Enzo Scuclo in persona. Lui è un adulto, circondato da persone adulte e per questo, dice, non litiga. E mentre lo diceva, alle sue spalle qualcuno giura di aver visto diverse marmotte incartare la cioccolata. D’altro canto chi ha mai visto due o più adulti litigare? Nessuno. Men che meno in politica. Figuriamoci poi quando la politica la fai con un caporale come Enzo Sculco. Ma Rori non dice bugie, lui è semplicemente ingenuo.

Dà quasi l’impressione di essere uno di quelli che una volta nella vita si sarà fermato per strada ad aiutare sconosciuti intenti a trasportare scatoloni in un camion, convinto si trattasse di un trasloco, salvo poi scoprire fossero topi d’appartamento. E’ sì intelligente, ma così tanto ingenuo da non sapere in che contesto politico si fosse “suo malgrado” invischiato, che vien da pensare fosse proprio lui quel bambino che accettava tutte quelle caramelle dagli sconosciuti, e per colpa del quale nacquero le preoccupazioni delle mamme e delle maestre di ogni dove.

E’ fatto così. Perché nonostante i titoli e le competenze sbandierate un giorno sì e l’altro pure, solo oggi ha scoperto che le dinamiche e le logiche di certa politica sono incompatibili col suo agire professionale (non prima, però, di aver intascato, in qualità di amministratore di un’azienda di consulenze, una parcella senza gara di 39.000 euro grazie proprio al suo sponsor Enzo Sculco). Che abbia studiato politica dalla carmelitane e che quindi, non appena messo piede nel latifondo di sculcolandia, sia stato travolto da una crisi di valori tale da farlo desistere anche per timore di perdere il ciuffo? Boh, ad ogni modo ha convocato la stampa in quattro e quattr’otto per dire alla città quanta passione ci fosse dietro il suo agire politico, scevro da ogni brutto pensiero e animato solo dalle sue competenze (quelle di un avvocato messo a capo dei lavori pubblici).

E chissà cosa avrà visto e sentito il buon Rori per giungere a una così drammatica decisione. A giudicare dal tono della voce mesta e dalla flemma con cui si è presentato davanti all’agguerritissimo parterre giornalistico presente in sala, le cose sembrerebbero essere andate proprio come lui prova a negare. E c’è da capirlo visto che è stato scaricato con la scusa di non avere peso politico in giunta, e dunque di dover obbedire anche davanti a porcate assurde, poiché a casa ha portato 100 miseri voti dietro pedine sculchiane che al suo cospetto non dovrebbero esistere e che invece hanno raccolto molta più acqua per il mulino del capo e di conseguenza molta più considerazione. E questo, Rori l’ingenuo, lo sapeva benissimo anche se oggi fa appunto lo scemo per non andare in guerra. Come si dice da queste parti.

Che qualcosa si sia incrinata è evidente. E a dircelo non è solo il fratello dell’ex vicesindaco Antonella, Peppino Cosentino, già noto alle cronache per scandali politici tutt’altro che compatibili con lagire professionale roriano, e seduto al suo fianco proprio in qualità di nuovo padre politico, ma soprattutto le palesi ambizioni mal mascherate di un uomo astuto che sogna in grande. Vuole conquistare questa città perché ha capito che a prescindere da Enzo Sculco c’è un mercato politico da poter invadere, anche a causa della ridiscussione in atto dello status quo provocata dal caos gialloverde che ha investito tutta Italia. Calabria e Crotone comprese.

E dire che non appena nominato assessore si presentava come «uomo di successo» in pieno stato di grazia con tutti gli esponenti della Prossima Crotone. Guarda caso dopo più o meno un anno si ricorda di avere una personalità e decide, smentendosi ripetutamente nel giro di pochi mesi su temi cruciali come quello dell’aeroporto, di mollare la brillante giunta guidata da un tale di nome Ugo Pugliese che a suo dire ha fatto anche cose buone. Quali, però, lo non sa nessuno. Nemmeno Rori il competente.

A un certo punto, durante la conferenza stampa trasmessa in streaming da un addetto ai lavori di quelli certificati, dava l’impressione che da lì a poco o avrebbe benedetto Sculco per avergli concesso questa grande opportunità nonostante l’assenza di voti, o si sarebbe cosparso il capo di cenere per aver dissentito così clamorosamente. Ma la presenza di Peppino dice più di quanto la sua retorica da strapazzo su «una città con così tanto potenziale», ma da sempre confinata nel vuoto politico perché senza le giuste amicizie ai livelli alti («io ho portato Sgarbi» ha ricordato ieri senza provocare ilarità tra i presenti), potesse dire.

Tradotto per i poco avvezzi e per i premi Nobel mancati che non farebbero opinione nemmeno in una riunione di condomini ottuagenari: Enzo Sculco ha fallito il salto a Roma con la figlia e ora le cose si fanno difficili per lui. Certe cambiali politiche vanno onorate. E per questo Enzo è molto teso. Trema, ma ha ancora la forza per potersi giocare questa partita e tentare l’assalto al fortino che tanto il sonno gli sta disturbando da qualche tempo a questa parte. Probabilmente non c’è nessuno in Italia che odi Matteo Renzi più di quanto non lo odi il ras. Per colpa dell’ego distruttore dell’ex premier infatti, il suo treno per Roma si è fermato e a causa di Gratteri è definitivamente deragliato. Almeno per questo viaggio.

Tutto potrebbe iniziare a essere più chiaro dopo le europee, discreto termometro per misurare prudentemente la situazione anche a livello territoriale. Quelle che, specie agli occhi di certi osservatori pieni solo di sé e risucchiati dal mondo delle sagre paesane, sembrerebbero semplici dimissioni in realtà celerebbero una scalata al potere politico attuale e storicamente in essere nella città di Crotone.

Rori vuole diventare il prossimo sindaco, ma senza pagnotte con cui dover fare la scarpetta. Il calcio di inizio è stato ufficialmente fischiato ieri, e forse quello trascorso potrebbe politicamente passare alle cronache come il 31 gennaio dopo Enzo. Ma già in lontananza si avverte la folla rumoreggiante che orgogliosa grida «lunga al vita al Re!». Il loro re.

di Antonio Belluomo Anello
per Il Pitagorico


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