Dopo la sentenza liberticida a favore di Pedace, aspetto Sculco

Se, in seguito al mio articolo pubblicato nel giugno 2016 qui su Il Pitagorico e da lui giudicato diffamatorio, lesivo e chissà cos’altro, avessi chiesto pubblicamente scusa, Enrico Pedace avrebbe rimesso la querela e io mi sarei “salvato”, avrei «evitato questo processo» e ricevuto la grazia divina da parte del buon Enrico e del suo astuto avvocato Tiziano Saporito che pare ami molto comparire sui giornali e per questo merita una citazione (ormai gli voglio quasi bene).

Ovviamente non ho preso in considerazione nemmeno per un secondo l’idea di scusarmi per quell’articolo poiché non lo ritengo diffamatorio (a maggior ragione dopo la sentenza che mi vede condannato a sborsare 1700 euro in totale) e soprattutto perché avrei smentito me stesso. In quel pezzo, che tanto ha fatto arrabbiare “il guerriero”, osai semplicemente interrogarmi giornalisticamente su un fatto politico e portare all’attenzione dei miei lettori una sacrosanta questione di fondo: perché quel candidato è risultato il più votato? Poteva essere Pedace come Sorgiovanni. La cosa non sarebbe cambiata (altro che «articolo ideologico», avvocà). Una banale quanto opportuna domanda che qualsiasi giornalista di qualsiasi città di qualunque Paese si sarebbe posto all’indomani del voto. Ognuno a modo proprio,  ma se la sarebbero posta ovunque. Perché al di là della libertà costituzionalmente sancita di poter esprimere dubbi sull’elezione bulgara di un candidato, in quel caso vi era il fattore Sculco a rafforzare il mio diritto e quello di chiunque altro a interrogarsi sul risultato elettorale di un singolo consigliere o di un’intera giunta.

Tant’è vero che l’allora candidata sindaco Rosanna Barbieri, in diretta tv, chiese lumi all’attuale finto primo cittadino Pugliese proprio su quella mole di voti portati a casa dal candidato di Sculco. E’ il dibattito politico, bellezza. Ma vaglielo a spiegare a lui, al suo avvocato e ai giornalisti che si son divertiti a sghignazzare l’altro ieri in aula e a tacere a suo tempo.

Perché in un contesto politicamente e giornalisticamente attivo la questione sarebbe nata dagli “addetti ai lavori” (ancor prima che dalla Barbieri, dalla quale sono notoriamente distante politicamente e alla quale non ho mai risparmiato critiche aspre), da quelli che non perdono occasione per ricordarci quanto siano intelligenti loro e incredibilmente coglioni gli altri. Altrove sarebbe andata così, ma non a Crotone dove fare domande non rientra tra le prerogative principali dei tesserati all’ordine (escluse quelle nei post – partita), per lo più impegnati ad aggiornare siti e a riempire giornali con comunicati stampa tutti uguali, sgrammaticati pezzi da sagra della castagna e prese di posizione su argomenti di pancia e di portafoglio che di fatto annientano il ruolo stesso del giornalista.

Da cani da guardia a fiancheggiatori del potere politico e imprenditoriale: non li si distingue più. Uno vale l’altro. Il giornalista diventa politico e viceversa. Tutti insieme appassionatamente a complimentarsi fra di loro. In altre parole la morte del senso critico, del dibattito pubblico e dei ruoli dei vari attori sociali che sono alla base di una comunità quanto più pensante e indipendente possibile. E di certo non è questo il caso, dove la mia indipendenza – a differenza di quella di facciata dei patentati all’ordine fascista – mi è costata un’agghiacciante condanna a 1700 euro e un meschino processo che non auguro a nessuno dei guardoni presenti in tribunale così come al resto della cricca giornalistica di cui la città è storicamente schiava a causa dei rapporti incestuosi e di reciproco interesse che tarpano le ali della libertà e del pensiero critico dei cittadini.

P.S. nell’attesa di oppormi in tribunale a questa assurda sentenza liberticida (perché di questo si tratta), ringrazio tutti coloro i quali mi hanno fatto giungere – con sincerità o meno – la loro solidarietà. Nel frattempo aspetto di vedere l’esito dell’altro procedimento apertosi in seguito alla querela ricevuta dal patron dei Demokratici, Enzo Sculco. Insomma, tanta roba.

di Antonio Belluomo Anello
per Il Pitagorico


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