Elezioni, ecco i tre Governi possibili

Il punto della situazione e le possibili proiezioni di governo a cura di Andrea Arcuri

Risultati. Centrodestra 37%, Movimento 5 Stelle 33%, Centrosinistra 23%. Nessuna forza politica ha i numeri per governare da sola e ottenere la fiducia in entrambe le Camere. Questo implica che la nuova maggioranza e la nuova opposizione saranno frutto di accordi post elezioni. Ricordiamo che il Presidente della Repubblica, nel caso in cui nessuna forza politica abbia i numeri per governare da sola, non è tenuto a dare l’incarico di governo a chi ha ottenuto più voti (il centrodestra) ma a chi, a seguito di accordi post elettorali, ha la maggioranza in entrambe le Camere.

Falsi negativi. Il Partito Democratico, considerato sull’orlo del fallimento, ha comunque i numeri per consentire sia al Centrodestra sia al Movimento 5 Stelle di governare il Paese. Se il 19 % dei seggi ottenuti dal PD si sommassero al 37% dei seggi del centrodestra oppure al 33% dei seggi del M5S, si delineerebbe una nuova maggioranza parlamentare, e neanche risicata: 56% dei seggi in caso di alleanza fra PD e Centrodestra oppure 52% dei seggi in caso di alleanza fra PD e Movimento 5 Stelle. Quest’ultima ipotesi è decisamente più improbabile, in quanto il PD non accetterebbe mai alcune condizioni prefissate da Di Maio (riduzione degli stipendi parlamentari, abolizione dei vitalizi e Ministri M5S) per formare una squadra di Governo con qualsivoglia forza politica. D’altro canto, il Partito Democratico desisterebbe volentieri di andare al Governo a queste condizioni, consapevole di trovare un’apertura nel Centrodestra.

Gabbia d’oro. Il Movimento 5 Stelle è il primo gruppo politico del Paese, costituendo così il terzo polo che a differenza degli altri due (centrodestra e centrosinistra) va avanti senza coalizioni ma con una sola lista. Tutto il centrosinistra non raggiunge il Movimento 5 Stelle. Tutto il centrodestra lo supera per pochi punti percentuali (4% per l’esattezza). Non esiste l’elettore medio del 5 stelle, perché è una forza politica trasversale: ottiene consensi fra giovani e anziani, laureati e non, dal Nord al Sud, disoccupati e manager. Un risultato d’oro, che deve però fare i conti con la gabbia costituita dalle altre forze politiche che, ammucchiandosi, estromettono il M5S dal Governo del Paese.

Scenari. Se non si ritorna al voto, tre sono gli scenari. I primi due, a mio avviso molto improbabili, vedono al Governo il Movimento 5 Stelle con la Lega oppure con il PD (secondo scenario). Ipotesi dubbia per una ragione: nessuna forza politica sarà disposta ad accettare i tre punti imposti da Di Maio, che ripetiamo: la riduzione degli stipendi parlamentari, l’abolizione dei vitalizi e Ministri della Repubblica già presentati. Se il M5S non fa dei passi indietro su tutte e tre le tematiche non andrà al governo del Paese perché non ha la maggioranza in nessuna delle Camere. Fare opposizione e preservare le coerenza oppure fare dei passi indietro, governare ma compromettere la credibilità in partenza? Credo che il M5S sceglierà la prima soluzione in attesa di ottenere, prima o poi, la maggioranza dei voti con le elezioni.

Il terzo e ultimo scenario, alternativo a nuove elezioni e che io reputo più probabile, vedrà il nuovo governo composto da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Partito democratico che, con la scusa della frammentazione*, sarà ben contento di far parte del Governo nonostante il tracollo elettorale. Salvini si lascerà convincere facilmente: attraverso qualche buona operazione di marketing, il male della sinistra non sarà più nel PD ma in Liberi e Uguali (escluso appositamente dal governo) e questa larga intesa sarà preceduta dal tormentone spread che salirà improvvisamente e del rischio Grecia che tornerà di moda. Il tutto vedrà l’ascesa al potere della Lega Nord che detterà l’agenda di governo con solo il 18% dei voti e con la complicità di Forza Italia e Partito Democratico che, pur di rimanere a galla ed estromettere il M5S, daranno vita al compromesso morale 2.0.

*Soluzione all’ingovernabilità
L’Italia è un paese ingovernabile perché non esiste una legge elettorale correttiva della frammentazione. Per garantire stabilità politica a un Paese dall’elettorato frammentato necessita una legge elettorale simile a quella degli enti locali (d.lgs 267/2001). Le prime forze politiche che ottengono la maggioranza relativa (oggi M5S e Centrodestra) vanno al ballottaggio. Chi vince ottiene più seggi e l’incarico di formare il governo. È ovvio che questa soluzione presuppone una riforma costituzionale, perciò parliamone un’altra volta.

di Andrea Arcuri
per “Libere Opinioni”


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