MatchPol, un aborto mancato: trionfa la noia

Tempo fa scrivemmo del profilo alla ‘nduja di Esperia TV, della democristianità del  suo direttore di rete e del vecchiume che traspare dai programmi trasmessi sul canale 18 del digitale. Da allora ad oggi nulla è cambiato. Anzi, le cose sono incredibilmente peggiorate.

Audia è passato da democristiano a renzian – democristiano, sempre pronto a sottolineare la bravura dell’ex golden boy oggi finito in disgrazia. Poi è forse l’unica emittente a non avere un contenitore pomeridiano in diretta, soppresso all’improvviso non si capisce bene per quale motivo: sintomo, questo, di scarsa considerazione nei riguardi dei telespettatori e di scelte editoriali superficiali. Infine, ciliegina sulla torta, è ritornato Paolo Marra con l’ennesimo brutto programma sulle ricette: il solito format senza né capo né coda che ripropone in tutte le salse da oltre vent’anni, francamente non più accettabile in una terra bisognosa di una televisione matura che faccia opinione. Ma Esperia, che è priva di una qualsivoglia visione editoriale, lo acquista  e lo manda in onda senza problemi: l’importante è riempire. A prescindere dalla qualità e dall’utilità del prodotto finale. In buona compagnia con gran parte del parterre televisivo regionale.

Non è un caso, infatti, che la televisione del Gruppo Pubbliemme, nata dopo Esperia TV, abbia superato tutti facendo una cosa semplicissima: copiare i network nazionali. Ha così importato un modello televisivo degno di questo nome, moderno, frizzante e accattivante. Per fotografare il gap che esiste tra la televisione di Marrelli e quella di Maduli è sufficiente notare come la prima non abbia investito nulla in rete, con un sito web bruttissimo e una gestione pessima (nemmeno un quarantenne neofita riuscirebbe a fare peggio di loro), mentre LaC abbia costruito un piccolo gioiellino con una direzione autonoma (la cui linea politica è discutibile) rispetto a quella del telegiornale e un sito discretamente moderno, completo di blog, app mobile e tutta un’altra serie di piccoli particolari che fanno di quello vibonese il gruppo più moderno e seguito in Calabria. Inoltre hanno creato un portale on demand a parte, distaccato dalla testata giornalistica lacnews24.it, sul quale i telespettatori possono rivedere tutti i programmi. Proprio come una tv nazionale.

Ma questi diventano dettagli difronte alla qualità dei programmi in sé. Tagliamo fuori i format regionalpopolari – come ad esempio “Permette Signora?”, trasferitosi da Ten a LaC lo scorso anno –  e prendiamo in considerazione tutti gli altri. A partire dal TG, passando per le varie tribune, fino agli approfondimenti di varia natura. C’è un abisso enorme tra le due reti. E ieri, durante la prima ufficiale di MatchPol, la tribunetta di Esperia nata durante le scorse amministrative, l’ennesima conferma: un programma noioso, condotto male e pensato peggio. Una sorta di confronto all’americana misto a un Costanzo Show a metà: da una parte i politici in piedi col moderatore al centro, dall’altra il teatro con il pubblico seduto in platea. Un aborto televisivo che ha annoiato tutti: ospiti, spettatori, telespettatori e lo stesso Audia.

Tuttavia un suggerimento a titolo gratuito per tentare di salvare questo pastrocchio lo offriamo: coinvolgere il pubblico in sala dandogli la possibilità di fare domande e interloquire con gli esponenti politici attraverso l’ausilio di un microfono gelato. Non garantiamo niente, dato l’elevato stato di coma in cui versa il talk, ma sarebbe un tentativo che, perlomeno, abbraccerebbe l’altra metà del Costanzo Show.

Perché mandare in onda quello che è stato trasmesso ieri sera in diretta dall’auditorium Alkmeon, con l’obiettivo dichiarato di informare il pubblico e dare la possibilità ai politici di poter esprimere le proprie idee (non pervenute), è come dire di volersi informare guardando il TG4. Qualcosa che va oltre l’ossimoro e annienta il concetto stesso di informazione. Ad aver trionfato, infatti, è stato lo sbadiglio generale. Forse il talk politico più anti – televisivo della storia. Un’offesa a chiunque nella sua vita abbia letto almeno due righe di un qualunque manuale di comunicazione. Ma anche solo quello delle giovani marmotte, dai.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico 


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