Renzi scarica gli Sculco: non basta il feudo, Flora perde Roma

Non c’è stato niente da fare: a Roma non l’hanno voluta. Non sono bastati incontri segreti, patti sgangherati con Mario Oliverio e letterine di Natale un po’ in ritardo: Flora Sculco resterà a casa a fare la maglia. Questo nonostante l’altra signora di Crotone, la pisana Dorina Bianchi, si fosse ritirata in serata. Renzi ha preferito Nicodemo Oliverio, con tanti saluti a Enzo e Flora che, meno di un anno e mezzo fa, sentenziava profeticamente: «Non ho bisogno dei voti degli altri per andare a Roma. Ho i miei. E poi scusate: è meglio che ci teniamo Nicodemo Oliverio?». A quanto pare sì. Almeno per il partito a cui gli Sculco fanno la guerra a giorni alterni è meglio quel po’ po’ di intellettuale di Nicodemo Oliverio (un tale che, a termine di un incontro a tre sulle sorti dell’aeroporto, scrisse con soddisfazione una nota stampa prendendo i dati da un articolo di giornale vecchio di un anno. Un genio).

Appaiono lontani i tempi di quando Flora portava a Crotone quella volpe di Ernesto Carbone, insieme per sostenere – con esiti disastrosamente bulgari – il referendum di Matteo Renzi. Erano momenti felici e spensierati quelli, quando ancora Nicodemo Parrilla era a Cirò Marina e soprattutto a piede libero.

La Sculco, tuttavia, smaltita rapidamente la sbornia del 4 dicembre 2016, si è riorganizzata. Ha scaricato Guccione e compagni vari per abbracciare direttamente il lupo silano, Mario Oliverio. Luna di miele nata sotto i migliori auspici e finita malissimo, con Flora costretta ai box perché malvista dai dem romani. E dire che per imbarcarsi sul diretto Lamezia – Roma le ha provate tutte: sponsorizzazioni, accordi, alleanze, lettere, viaggi nella Capitale. Ma niente, alla fine è rimasta a Crotone come un Peppino Vallone qualunque. A questo punto con tutti ‘sti voti che sbandiera un giorno sì e l’altro pure, manco fossero titoli accademici, non le resta che da fare un po’ di beneficenza elettorale: tanto a lei non servono e il big su cui puntare non gliel’hanno mandato (ma dai?). E conoscendo il modus operandi di papà e figlia, l’ipotesi più accreditata è che puntino tutto il bottino proprio su Nicodemo Oliverio. Tanto di incoerenza non si muore, anzi: politicamente si arriva lontano. E loro ne sono la prova provata.

Tuttavia il vero cruccio rimane l’arresto di Parrilla: principale se non unico motivo per cui il sogno romano, sfiorato per mesi e mesi con un dito, sia svanito così miseramente mandando in malora tutti i piani e i progetti della dinastia, costretta a rivedere tutto e a sperare che la prossima legislatura duri meno di un gatto in tangenziale o al massimo quanto Parrilla alla presidenza della Provincia. In quel caso – nuova legge elettorale e ritorno al voto – le speranze di Enzo e Flora potrebbero ritornare certezze. E non necessariamente col Pd, visto che uno scenario simile sancirebbe quasi certamente la fine di un partito ormai alla canna del gas. Ma con i se e con i ma non si va in Parlamento. Ed è questa la notizia: lo scranno a Montecitorio, per gli Sculco, continua a rimanere un sogno. Un miraggio. Perché sebbene la politica di oggi punti tutto sulla quantità a dispetto della qualità, anche l’occhio vuole la sua parte. Non ci sono feudi elettorali che tengano davanti a un’inchiesta giudiziaria di tale portata, nonostante il Pd non perda occasione per proclamarsi a gran voce garantista (si vede che negli ultimi giorni hanno smesso di leggere Il Foglio).

Un blitz, quello di Gratteri, che in una comunità politica normale avrebbe generato tanti mea culpa e tante riflessioni sulla qualità della classe dirigente a cui i vari partiti si affidano. Ma non qui, dove gli arresti dei giorni scorsi non hanno scalfito nessuno (ambizioni a parte). L’importante, da queste parti, è vincere a tutti i costi. Clientele, accordi sotto banco: tutto fa brodo. Poi se arriva la procura e mette le manette alla politica non bisogna meravigliarsi.

Probabilmente non è questo il caso. Magari, a giudicare dalle lodi che gli ha riservato, è stato Parrilla ad affidarsi a Sculco. Non lo sappiamo. Una cosa però è certa: se alla Provincia (e a Cirò) Enzo e Flora avessero portato avanti un uomo diverso, scelto attraverso una selezione con al centro la serietà, la qualità e l’autonomia della persona, oggi lei sarebbe in lista per un seggio parlamentare (nonostante tutto ciò che si porta dietro il padre). E invece no: le scelte, per fortuna, si pagano. Ogni tanto un sussulto di orgoglio e dignità lo avverte anche la politica. In questo caso il Pd, destinato comunque a farsi male e a fare del male al Paese che pagherà le ambizioni di un segretario irresponsabile cui unico atto degno di nota è stato quello di scaricare Floretta la leonessa ed Enzuccio il tenebroso.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico


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