Nervosismo e querele a casa Sculco: Gratteri ha distrutto i sogni di Flora

Enzo Sculco è un uomo freddo. Non lo smuove niente. E’ una montagna umana. Con un curriculum politico spaventosamente compromesso come il suo, pochi avrebbero avuto ancora la forza e la faccia di continuare, a testa alta, la corsa verso la riconquista di tutto ciò che, in seguito alle condanne e all’interdizione, aveva perso. E oggi ce l’ha fatta. O quasi. La ciliegina mancante è di quelle assai gustose e prelibate. Si chiama Montecitorio. Lì, Enzo, non ha ancora piantato bandiera. Questa è forse l’unica occasione che ha per poter conquistare un pezzo di Roma. Ma le cose, che sembravano procedere per il verso giusto, nonostante i soliti malumori di quei pochissimi esponenti del Pd che i voti del Ras non li vogliono, si stanno mettendo male. Il rischio concreto è che Flora resti a Crotone sebbene abbia tanti voti, come ha rimarcato in più occasioni la stessa leonessa, un po’ acciaccata, di Crotone.

A disturbare i progetti politici, i sogni di Flora e quindi l’avanzata di sculcolandia ci ha pensato Nicola Gratteri in persona. Insieme alla sua squadra ha portato a segno un importante blitz contro le ‘ndrine crotonesi che ha messo in luce i rapporti malati tra ‘ndrangheta e politica. Tra questi politici, uno su tutti sta rendendo insonni le notti di padre e figlia: Nicodemo Parrilla, sindaco di Cirò Marina e Presidente della Provincia di Crotone fino al momento dell’arresto avvenuto a un anno esatto dal suo insediamento. Lo statista Parrilla, infatti, arrivato alla poltrona provinciale grazie ai gregari delle cosche (Gratteri docet), e a quelli che ai tempi apparivano come “semplici” franchi tiratori, era lì per conto di Enzo Sculco, definito dallo stesso «la mia guida». La “vittoria” di Parrilla, eletto nella lista di Sculco “Provincia In rete”, venne festeggiata alla grandissima con tante interviste, bottiglie e foto di rito. Da neo Presidente non perse tempo, sui giornali, per ringraziare e incensare Enzo Sculco (all’epoca ancora interdetto). Capite bene che un arresto simile, che ha avuto un enorme eco nazionale, a ridosso delle elezioni politiche è una mazzata tra capo e collo che nemmeno una montagna umana come lui, fredda e distaccata, può gestire senza perdere un po’ l’equilibrio. E infatti il nervosismo è tangibile. Si taglia col coltello. Sculco non avrebbe mai sporto querela se non fosse che, allo stato delle cose, si sta giocando il tutto per tutto. In soli 4 anni a Catanzaro la figlia ha tessuto rapporti importanti con pezzi da novanta della politica calabrese. Pensate cosa potrebbe fare a Roma con dietro la regia sapiente del papà, pronto a coronare il suo sogno romano sebbene in comproprietà con la figlioletta.

Flora e Pugliese festeggiano la vittoria di Parrilla

In altre parole, tutto questo marasma ha destabilizzato gli Sculco che tutto si potevano aspettare tranne che la magistratura avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora a pochi giorni dalla chiusura delle liste. Flora sarà candidata o no? E’ questo il tarlo quotidiano che se li sta divorando. Come detto, una piccola parte del Pd mormora (anche perché quel posto vorrebbero occuparlo loro), ma il resto della ciurma la vuole poiché lei ha i voti di papà. E in tempi di guerra (quella che il Pd sta clamorosamente perdendo) ogni voto è riparo. Il punto è che ad oggi imbarcare Flora Sculco potrebbe provocare l’effetto contrario: i voti, infatti, anziché aumentare potrebbero diminuire. E non perché non li abbiano (oltre novemila solo 4 anni fa alle regionali). L’effetto provocato dallo tsunami scaturito dall’inchiesta di Gratteri ha rotto troppi argini e il silenzio – consenso mantenuto finora dai vertici romani del Pd, i quali avrebbero volentieri chiuso entrambi gli occhi per accaparrarsi i loro voti, si fa troppo pesante da mantenere.

A casa Sculco, infatti, sono nel panico più totale. E, a modo loro, stanno correndo ai ripari per ripulirsi un po’ e togliersi di dosso tutto ciò che, mediaticamente e non, si è aggiunto alle biografie e all’immagine pubblica dei due dopo l’arresto di Parrilla, fedelissimo del papà (la cui immagina politica è compromessa da tempo). Purtroppo per loro le mosse adottate sono tardive e, soprattutto, poco incisive sia nei modi che nei contenuti. Scrivere una lettera di una paginata intera a un giornale locale, nella quale, con parole intrise del più incomprensibile politichese di provincia, si cerca di spostare l’attenzione sui risultati (che non esistono) ottenuti dall’amministrazione comunale teleguidata dal padre, non è una mossa da chi ci vede lungo (strano, evidentemente sono davvero alla canna del gas). Di certo hanno pessimi ghostwriter in rosa. Tuttavia il titolista de il Crotonese ha fatto sì che quella lettera, contenente il  nulla cosmico sul piano dei contenuti, potesse apparire come una condanna feroce e a tutto campo nei confronti della ‘ndrangheta da parte di Flora. In realtà, oltre ad essere arrivata con molto ritardo – guarda caso subito dopo che le parole di Gratteri sul silenzio della politica in seguito agli arresti avevano fatto il giro d’Italia – la letterina contiene due paroline piene di retorica spicciola su come la criminalità sia infiltrata ovunque e nient’altro. Di Parrilla non ha parlato. Le distanze non le ha prese ma anzi, insieme alla combriccola si sono stretti attorno al loro candidato e presidente. Di Gratteri nemmeno l’ombra. Per il resto autocommemorazione e risultati immaginari. Nulla di più.

La lettera di Flora

Anzi, no. Una stoccata a chi, “secondo lei”, porta avanti una «critica fine a se stessa, figlia di egoismi di parte, spoglia di qualunque capacità propositiva e manifestata solo e soltanto con l’inconcludente frasario del dileggio, che nasconde l’obiettivo di “conservare” e protrarre la nostra particolare condizione di arretratezza» è stata lanciata. Non a caso nello stesso giorno il babbo ha presentato querela nei nostri confronti. Vorrei entrare nel merito di questo e di tutti gli altri passaggi, specie quelli che hanno riguardato «la legalità», «la democrazia», «il lavoro» e tutta una serie di concetti che si annullano automaticamente non appena accostati alla parola «Sculco», ma darei soltanto un mano a chi scrive loro le lettere. E ho un’idea precisa di chi sia cotanto genio. Un chierichetto che conosce molto bene le sentenze dei tribunali poiché il padre era molto vicino a Sculco quando questo, ai tempi della vicepresidenza della Provincia, faceva sciacqua Rosa e bive Agnese. Per fortuna la magistratura è intervenuta e ha condannato tutti: dal grande capo fino ai suoi galoppini (compreso il signore in questione).

Perché alla fine la gente lo sa, sebbene taccia, chi si è pappato i soldi dei contribuenti, costruendo case e carriere politiche (alcune di queste finite presto, grazie a Dio) col futuro dei cittadini. Ora c’è chi investe tutto sui figli che si atteggiano a portenti della politica ma non hanno capito che fare i fenomeni quando dietro si ha l’armata rossa è tanto facile quanto effimero. Anche per questo, nel caso di Flora, perdere il volo per Roma significherebbe mancare l’occasione della vita. E non sono parole scritte a caso. Questo turno elettorale per molti significherà vivere o morire. La politica, purtroppo, la intendono come un puzzle che va sempre arricchito di nuovi pezzi a ogni costo, e non come un servizio vero per il territorio e i cittadini. Non entrare in lista, dunque, non significherebbe perdere l’occasione di portare a termine qualcosa di buono per questa città, bensì il pass verso l’infinito e oltre. Ed è per questo che stanno impazzendo.

Ed è per questo che Enzo mi ha querelato senza tenere conto dell’effetto Streisand: dopo la sua querela – che saranno i giudici a valutare – i numeri si sono moltiplicati. Le letture del pezzo incriminato sono letteralmente raddoppiate, mentre il pezzo in cui ho annunciato di aver ricevuto la notifica da parte dei carabinieri ha superato di gran lunga la soglia delle 10.000 letture portando tantissimo traffico al giornale e alla pagina correlata, fermi da mesi. Se l’intenzione, dunque, era quella di spaventarmi ha ottenuto il risultato opposto (in tutti i sensi). Quindi lo ringrazio due volte, senza dimenticare che c’è un’indagine in corso che stabilirà se esistano o meno i presupposti per un processo. Nel frattempo il futuro degli Sculco è appeso a un filo. Anzi, a un foglietto di carta pieno di cancellature che in questo momento sta passando da una stanza all’altra di un edifico romano.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico 


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