Grazie, Gratteri. Ora indaghi su Crotone

«Il vento in Calabria sta cambiando». È una frase che, ultimamente, ripete spesso Nicola Gratteri. E ha tutto il diritto di farlo: da quando è stato eletto Procuratore di Catanzaro, lo scorso 21 aprile 2016, ha portato a termine numerose indagini e sta lavorando incessantemente su più fronti, in tutta la regione. Basti pensare che il territorio crotonese, in meno di un anno, è stato interessato da due grandi operazioni: Jonny e StigeComplessivamente circa 250 persone tratte in arresto e beni sequestrati per oltre 70 milioni di euro.

In fondo lo sappiamo bene: la ‘ndrangheta controlla il territorio. Commercianti, imprenditori, “società civile”, politici e amministratori: si rivolgono tutti (per necessità, imposizione o disperazione) alle famiglie per avere qualche beneficio (voti, lavoro, prestazioni mediche, permessi, agevolazioni, soldi). Il quadro emerso dall’operazione Stige (cui nome deriva dal mitologico fiume dell’odio) è “drammatico”, e mette in luce una diretta influenza delle ‘ndrine nella vita amministrativa di diversi comuni. Era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come sindaco, ed era la ‘ndrangheta a decidere chi eleggere come presidente della Provincia di Crotone attraverso l’intimidazione dei gregari delle cosche ai danni dei consiglieri comunali (in seguito alla riforma Delrio le elezioni provinciali sono divenute di secondo grado).

Durante la conferenza stampa, a Gratteri, sono state poste da più giornalisti domande come: «E su Crotone, «Indagini sul capoluogo?», «E quindi Crotone?». Tanti interrogativi che hanno prodotto una sola risposta da parte del procuratore: «Mo’ vediamo». Come a dire “tenetevi pronti”. Perché Crotone si è vista trasversalmente interessata dalle recenti indagini, ma i meccanismi di fondo potrebbero non essere troppo diversi. Anzi, potrebbero essere identici.

Tanto per dire: in un’intercettazione del 2006, alcuni membri della ‘ndrina cirotana vengono sorpresi a discutere su chi far eleggere sindaco. Giuseppe Spagnolo, esponente della cosca, nell’annunciare il suo sostegno a Nevio Siciliani (ex sindaco di Cirò Marina, finito agli arresti) pronuncia una frase indicativa: «Aiutiamo quelli con i soldi».

Una frase terribilmente simile a quella uscita fuori in seguito a un’altra inchiesta, Six Towns, che svelò come nel 2014 alcuni esponenti di una cosca dell’alto crotonese avessero deciso di «votare per la pagnotta», ossia per avere qualcosa di concreto in mano. L’intercettazione riguardò Giovanni Battista Lombardo che disse di aver deciso di appoggiare Flora Sculco alle regionali dopo essere stato a pranzo con il padre Enzo. Pranzo, neanche a dirlo, smentito. Ma anche Santo Castagnino, membro di una cosca cutrese, è stato intercettato mentre avallava l’appoggio alla Sculco in cambio di «un posto nella sanità» per la moglie.

Flora Sculco venne eletta alla Regione nel 2014 con la lista “#Calabria In Rete“, ed è finita all’interno di un’inchiesta del Corriere della Sera sui gruppi composti da una sola persona. Nicodemo Parrilla, eletto Presidente della Provincia di Crotone con la lista “#Provincia In Rete“, è stato arrestato a un anno dalla sua elezione. Ugo Pugliese venne eletto Sindaco di Crotone a metà 2016 con la lista “Prossima Crotone” che ingloba, tra le altre, “#Crotone In Rete” e “I DemoKRatici”. Che ci sia un collegamento tra tutte queste elezioni? Sarà il tempo a dare le dovute risposte.

Intanto l’arresto di Parrilla la dice lunga sulla qualità della classe dirigente a cui la famiglia Sculco ha affidato le sorti del territorio: quando non vengono arrestati – o condannati in definitiva – si dimostrano inadatti e incompetenti (citofonare Pugliese).

Per quanto riguarda i collegamenti di cui sopra, magari si tratta solo di fantapolitica. Magari «la ‘ndrangheta è solo un fenomeno letterario» come disse tempo fa il capo politico di Ugo Pugliese, Flora Sculco e Nicodemo Parrilla, ovvero il vecchio e potente Enzo Sculco. Nel frattempo la Prossima Crotone si stringe attorno a Parrilla e non ne prende le distanze, ma anzi lo difende. Magari è tutto un disguido. Magari è innocente, nonostante le intercettazioni. Magari è estraneo ai fatti. Magari ha ricevuto il sostegno delle cosche “a sua insaputa”. Chi lo sa. Quel che è certo è che la ‘ndrangheta a Crotone esiste ma nessuno ne parla: è un tabù per Pugliese, che nel suo ridicolo programmino elettorale non le ha dedicato nemmeno un paragrafetto, così come per il Pd, la prosecuzione del partito che fu di Pio La Torre, pronto a candidare nientemeno che Flora Sculco e dunque ad accettare i voti di Enzo che, a occhio, hanno anche a che fare con quelli di Parrilla (o viceversa).

Nel contempo bisogna ringraziare Gratteri, e sperare che il suo lavoro possa presto intaccare gli equilibri di potere deviato che dominano Crotone e i crotonesi, impedendone emancipazione e sviluppo culturale, sociale ed economico.

Perché la città rimarrà culturalmente malata se il sindaco di Crotone, eletto coi voti di Sculco, prende parte ai tavoli copertina contro la ‘ndrangheta ma non le distanze dal suo capo politico che, come detto, considera la ‘ndrangheta a Crotone nient’altro che letteratura.

di Francesco Placco e Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico 


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