Caro Gianluca, belle parole ma pessimo interlocutore

Hanno colpito un po’ tutti le parole di Gianluca Pacecca, giovane crotonese che ha deciso di scrivere a Ugo Pugliese. Una lettera aperta con la quale Gianluca ha chiesto al sindaco più attenzione verso la città, i suoi spazi, i suoi luoghi storici, i suoi giovani. Belle parole, a tratti un po’ troppo utopistiche, indirizzate però alla persona sbagliata. Anzi, alle persone sbagliate. Credo infatti che cercare di interloquire con questa gente sia tanto inutile quanto sbagliato. E non si tratta di snobismo o del tanto vituperato (quanto vitale) disfattismo: è pura logica. Cercare un dialogo con chi indossa la fascia tricolore per conto di un uomo condannato in definitiva per reati che vanno dal danno erariale alla concussione, il cui nome è indissolubilmente legato alle clientele peggiori, dunque alla politica più deleteria e meno propensa allo sviluppo del senso civico dei suoi cittadini (il fulcro della lettera di Gianluca), e che per la legge italiana non può nemmeno recarsi alle urne (ma che per la legittimazione che la gente, i giornali e le istituzioni tutte continuano a dargli può amministrare dall’esterno un’intera provincia), non può che rivelarsi uno sforzo inutile e, soprattutto, controproducente ai fini di una comunità finalmente critica. Nel senso più nobile e sano del termine (criticare affinché le cose migliorino, diceva Pound).

Parliamoci chiaro, caro Gianluca: Ugo Pugliese non è un uomo libero, così come tutta la sua maggioranza. E nel proporsi come tale, ogni volta, non fa altro che offendere l’intelligenza dei suoi concittadini. Nella tua lettera hai parlato dell’indecoroso stato del verde pubblico di questa città, lottizzata da condannati, poltronari vari e professionisti opachi con l’amore per il sociale, e della spazzatura in ogni angolo. Bene, sai chi – per conto del Comune di Crotone – dovrebbe garantirne l’ottimo stato di salute? L’Akrea, una municipalizzata a cui è stato affidato il compito di curare il verde pubblico e, tra le altre cose, far partire la differenziata. Sai chi è il presidente di questa società? Rocco Gaetani, un veterano della politichetta crotonese che passa da una via all’altra in funzione dei numeri. Tal Gaetani, oltre ad aver collezionato più poltrone che presenze a scuola, non aveva alcun requisito per essere nominato presidente di una società pubblica così importante per la città. Eppure il sindaco, a cui tu, caro Gianluca, hai inviato quella bella lettera, ha scartato ben 90 curricula di altrettanti professionisti che come te, magari, hanno scelto di rimanere qui, perché così avevano deliberato in via Roma. Peccato che quella di via Roma non sia un’assise riconosciuta dalla legge italiana: al contrario, però, viene riconosciuta e legittimata da gran parte della stampa locale (per nulla indipendente), delle forze politiche, dei professionisti che si sbracciano per il futuro di questa città e di quei cittadini ai quali poco importa capire cosa ci sia a fondo delle questioni e si accontentano di un titolone di una nota stampa e del sorriso di Ugo Pugliese. Un sorriso sornione che nasconde la presenza ingombrante di uomo, Enzo Sculco, a cui questa città e questa maggioranza sono legate a doppio filo da un rapporto di sudditanza.

Dal canto tuo, Gianluca, a questo punto potresti giustamente dirmi: se non mi rivolgo al sindaco, a chi altro dovrei rivolgermi? Bella domanda, caro Gianluca. La risposta che potrei darti è semplice perché è ciò che faccio io ogni qualvolta che avverto quel senso di disagio, tristezza e arrendevolezza nel vedere questa nostra città ridotta all’osso, non rispettata, non considerata, non curata, dimenticata, sgovernata, lottizzata da quattro signorotti e qualche professionista: la cittadinanza. Rivolgersi ai cittadini. Provare, con le mani libere e la mente aperta, a sensibilizzare, ad andare contro chi dice di voler bene a Crotone e poi tace davanti a chi se la divide. Andare contro chi, con quei sorrisi di plastica, parla di radici e orgoglio ma poi stringe la mano (e bacia le pantofole) ai signori che questa città la tengono per le palle. Non basta fare, caro Gianluca, come dicono alcuni ben pensanti di casa nostra, per poter dire di aver fatto e sentirsi a posto con la coscienza. Bisogna prendere le distanze; agire con la convinzione tale che se qualcuno mente sulla propria indipendenza allora diventa un interlocutore non credibile. A prescindere dalle belle parole, che spesso servono solo a riparare ai danni provocati dall’arroganza che li contraddistingue. Bisogna che sia chiaro una volta per tutte: se questa città fatica a muoversi verso qualcosa di buono è perché gli ingranaggi di potere che la manovrano non sono disposti a perdere il ritmo ben consolidatosi nel tempo. E se tu sindaco, qualsiasi sia il tuo nome, governi per conto di Sculco e da questo ti fai dettare l’agenda di governo (non solo in privato, ma anche sui giornali e in tv) significa che fare da sassolino e dar fiato a questa città non ti interessa. Altrimenti, il buon Pugliese, avrebbe fatto scelte diverse. La più importante? Rifiutare la candidatura: perché è vero che i voti servono, ma le cose si cambiano quando si hanno le mani libere. Tutto il resto si chiama pantomima. Sudditanza. ‘Maggioranza Pugliese’, per l’appunto.

Ecco perché, caro Gianluca, nel ringraziarti sentitamente per aver deciso di contribuire, in modo così intelligente e spontaneo, ad animare il dibattito di questa annoiata città, assopitasi sotto il sole pallido della malapolitica, a cui tutti dicono di non appartenere fin quando non hanno bisogno di legittimazione o favori, mi permetto di invitarti a riflettere sui giovani a cui ti rivolgi nella tua lettera. Di giovani con la voglia di fare ce ne sono tanti, ma attenzione: è doveroso distinguere tra chi è giovane e libero e chi, invece, è giovane ma è già legato alla politica delle clientele e crede che una cravatta e due parole messe a caso sui social lo rendano un bene per questa città. Non è affatto così. Credo infatti che peggio dei vecchi pieni di responsabilità passate, ci siano solo i (gg)giovani privi di personalità. Quelli che fanno, fanno, fanno, ma poi non disdegnano il sorriso, la pacca sulla spalla e l’amicizia di chi rende inutile ogni passo verso una nuova Crotone. Per cambiare davvero questa città è necessaria una presa di coscienza tale da ribaltare ogni equazione illogica finora venduta come assoluta.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

 

 

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