Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?

Da quando è stato inaugurato, in pompa magna e con ancora Antonella Stasi vicepresidente della Regione Calabria, la chiarezza intorno al Marrelli Hospital è stata davvero poca. Tra la stampa locale poco incline a fare il punto della situazione (quella televisiva soprattutto) e la propaganda marrelliana, a regnare è stata la confusione più totale. Dai problemi iniziali a ricevere l’autorizzazione all’esercizio sino alla protesta di oggi sulla statale 106 (culminata con un inutile incontro col Prefetto di Crotone).

Ma andiamo con ordine.

4 marzo 2016
Il Commissario ad acta alla Sanità calabrese Massimo Scura rilascia l’autorizzazione all’apertura del Marrelli Hospital.

13 ottobre 2016
Viene firmato dal Commissario Massimo Scura e dal suo vice Andrea Urbani il decreto che prevede l’accreditamento del Marrelli Hospital.

Capiamo meglio:

L’autorizzazione (4 marzo 2016) permette alla struttura sanitaria di esercitare liberamente la propria attività poiché conforme a requisiti e parametri definiti nel Dpr del 14/01/1997. Mentre l’accreditamento istituzionale (13 ottobre 2016) riguarda la decisione del Servizio Sanitario Nazionale di selezionare gli erogatori ai quali retribuire le prestazioni tra quelli rispondenti a determinati livelli qualitativi. In altre parole, chi ha i requisiti per avvalersi del contributo pubblico.

L’aggettivo ‘istituzionale’ si riferisce al fatto che l’accreditamento sia previsto e disciplinato da leggi che attribuiscono alla Regione sia la definizione di regole, procedure e controlli, sia la competenza a finanziare la struttura.

L’accreditamento, invece, indica tutto l’iter: dalla nascita di una struttura sanitaria fino al suo riconoscimento, su richiesta, come erogatore per conto del Servizio Sanitario Nazionale.

Più precisamente è usato per indicare una delle fasi dello stesso processo:

1. autorizzazione alla realizzazione della struttura sanitaria;

2. autorizzazione all’esercizio;

3. accreditamento vero e proprio (nell’accezione riportata sopra);

4. accordo contrattuale stipulato da ASL o Regione con la struttura: dunque la convenzione.

21 dicembre 2016
Il Comitato Marrelli Hospital, tramite un comunicato, attribuisce la colpa di tutto a Massimo Scura: «i commissari non vogliono riservarle (alla struttura ndr) risorse sufficienti dell’ospedalità privata che, invece, saranno distribuite su altri territori, lasciando morire una struttura importante come quella nata a Crotone». Sottolineando come questa situazione comporterà il licenziamento di 80 dipendenti.

Per chi non lo sapesse il Marrelli Hospital è una struttura all’avanguardia che dispone delle migliori tecnologie di ultima generazione messe a disposizione dei cittadini crotonesi dall’imprenditore Massimo Marrelli, già proprietario della clinica Calabrodental, convenzionata (a differenza del Marrelli Hospital che risulta solo accreditato) col SSN.

Ricevuto l’accreditamento, al Marrelli Hospital è stato proposto un contratto (che andrebbe a sancire la convenzione col SSN) che, a detta dell’imprenditore, non coprirebbe le spese per più di tre mesi. Per questo motivo Marrelli decide di dichiarare la chiusura della clinica e soprattutto il licenziamento di ben 80 dipendenti proprio alle porte delle festività natalizie. I dipendenti e buona parte della popolazione si oppongono: «Crotone ha bisogno del Marrelli»; «Crotone deve curarsi»; «Crotone sta morendo di cancro».

Ma ad oggi come stanno le cose?

Il Marrelli Hospital risulta nella fase dell’accreditamento. A questo punto, come da iter sopracitato, viene avanzata l’offerta da parte di Scura e quindi della Regione (eventuale figura di datore di lavoro per la clinica). L’offerta deriva dalla valutazione del fabbisogno territoriale, al quale il servizio pubblico non riesce nell’immediato a far fronte, e alla possibilità di acquisto che di fatto ha la Calabria (o meglio l’ASP di Crotone). Il Marrelli Hospital, rifiutando la proposta avanzata dalla Regione rigetta contestualmente la possibilità di convenzione col SSN: la clinica, quindi, non è convenzionata e non riceve soldi dallo Stato.

Ora si tenga conto del fatto che il Marrelli Hospital nasce grazie all’investimento di un imprenditore e dunque rappresenta una clinica privata. La sanità italiana è una sanità pubblica ovvero il paziente usufruisce gratuitamente (o pagando il ticket stabilito regionalmente) delle prestazioni sanitarie di cui necessita e che sono stabilite dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Tuttavia il SSN si riserva la possibilità di acquistare prestazioni da enti privati accreditati e solo dopo aver stipulato una convenzione delle prestazioni sanitarie alle quali non può far fronte. Ma la clinica in questione rifiuta la proposta di convenzione avanzata dalla Regione definendola «vergognosa» perché – a dire del fondatore – non copre neanche i costi dei dipendenti, definito dalla stessa clinica come numero obbligatorio per i requisiti di accreditamento. Meglio chiudere che fallire, avrà pensato il dottore.

Eppure una clinica privata (che sia convenzionata o meno) vive fondamentalmente delle risorse dell’imprenditore, nonché da ciò che ricava dall’azienda stessa. I soldi della convenzione servirebbero a pagare solamente i servizi per conto del SSN.

Com’è possibile, dunque, che una mancata convenzione spinga addirittura alla chiusura (non solo a tagli spese) di un’intera azienda privata? Il futuro dei lavoratori è legato alla capacità imprenditoriale del dottor Marrelli, non certo ai fondi pubblici. Ma l’odore della propaganda è stato così forte – sin dal principio – da aver intontito un po’ tutti: politica e società civile (come al solito).

In conclusione: è inutile discutere e fare la guerra tra poveri. Non sono opinioni o idee differenti, ma è la legge che funziona così. Il cancro lo conosciamo tutti, è una realtà a Crotone che ognuno ha avuto modo di vedere da vicino o di subire in prima persona. Oggi non avete manifestato contro il cancro o a favore della prevenzione; non avete protestato neanche per potervi curare (gratuitamente almeno) nella vostra città o per avere una sanità calabrese migliore. Men che meno per ridurre l’emigrazione sanitaria. Oggi siete stati guidati in una guerra privata di una clinica che pretende dallo Stato qualcosa che non gli è assolutamente dovuto.

di Angela Macrì
Il Pitagorico

7 pensieri su “Marrelli Hospital, come stanno davvero le cose?

  1. E’ inutile girare attorno al problema. Il dottor Marrelli sarà anche bravo come imprenditore, ma è noto che le sue fortune sono derivate quasi esclusivamente dalle rimesse pubbliche. Una volta che queste dovessero venir meno, non c’è bravura che tenga e qualunque iniziativa è destinata al fallimento. Siamo in Italia, anzi in Calabria, il che è pure peggio, non in Germania o nella Silicon Valley. Insomma tanta riconoscenza al dottor Marrelli, che mi è pure umanamente simpatico, ma egli non è Bill Gates e neppure, ad un livello più basso, Gianni Agnelli o Silvio Berlusconi.

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  2. Mi rivolgo alla signora Angela Macrì.
    Non sono affatto d’accordo su quello che scrive. Su un punto in particolare mi permetto di dissentire: circa il fabbisogno territoriale e la possibilità di acquisto da parte dell’ASP di Crotone. Preciso che il commissario Arena (ASP Crotone) nei giorni scorsi avrebbe proposto ai Commissari alla Sanità, per il Marrelli Hospital, una cifra doppia rispetto quella assegnata per il 2017. Quindi, se permette, del fabbisogno del territorio il dottor Arena ha più contezza. Poi il Commissario Scura è in uscita e avrebbe dovuto ripartire i fondi per le cliniche private in concerto con il presidente Oliverio, che subentrerà a lui molto presto (anche se la legge non lo obbliga). Riguardo poi all’imprenditore privato, che dovrebbe sobbarcarsi da solo l’onere dell’impresa, preciso che il SSN prevede la possibilità di scelta del cittadino su dove curarsi. Se il Marrelli Hospital ha avuto l’accreditamento, questo vuol dire che a tutti i requisiti per poter esercitare tale attività. Vincoli precisi, tra l’altro, riguardo al numero dei dipendenti ecc.. Questo vuol dire costi di gestione non sopprimibili; quindi ben conosciuti dal dottor Scura. Il Marrelli Hospital è nato non per far concorrenza al pubblico, ma per offrire cure a malati, soprattutto oncologici, che altrimenti si rivolgeranno fuori regione: quindi maggiori costi per la Regione Calabria.

    Dott.ssa Lidia Tortella, dipendente del Marrelli Hospital.

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    1. Scusi il ritardo della mia risposta. Per facilitare la discussione sarà meglio dividere ciò che voglio chiederle e ciò che voglio dirle in punti.

      1. Perché asserisce che il Dott. Arena abbia più contezza del fabbisogno del territorio rispetto al Dott. Scura?
      Tralasciando il fatto che Scura sono anni che svolge il ruolo di Commissario alla sanità (onere che gli è valso anche più di un riconoscimento), il fabbisogno sanitario si basa su dati statistici facilmente reperibili, che sia il banale numero della popolazione o la più complessa variabile di malati cronici, oncologici o altro. Da sottolineare anche che Scura è Commissario ad acta alla Regione, mentre Arena all’ASP, quindi mi verrebbe più facile pensare che Scura possa addirittura avere una visuale più ampia, nonchè un’idea reale di quelle che siano le possibilità di acquisto da parte del SSN.

      2. “Riguardo poi all’imprenditore privato, che dovrebbe sobbarcarsi da solo l’onere dell’impresa […]”. Ebbene, in quanto imprenditore PRIVATO, il Dott. Marrelli DEVE (e non “dovrebbe”) sobbarcarsi (?) dell’onere dell’impresa. Se l’impresa nasce come privata non deve essere né gestita dallo Stato, né tanto meno essere finanziata dallo Stato!

      3. “[…] preciso che il SSN prevede la possibilità di scelta del cittadino su dove curarsi.”
      Non mi sembra di aver detto che i pazienti siano obbligati a richiedere prestazioni pubbliche. Certo è, però, che se preferisco un servizio da parte di un privato devo essere cosciente del fatto che devo pagare, non posso pretendere che la prestazione sia gratuita. Viceversa se voglio una prestazione gratuita (perché mio diritto) a quel punto mi recherò nella struttura pubblica o convenzionata che serve il mio territorio.
      Strutture pubbliche e private, in fatto di efficienza ed efficacia, devono essere equiparate. Certo la struttura pubblica dovrebbe dare delle garanzie che di fatto in tutta Italia mancano, ma questa è un’altra storia che potremmo approfondire un’altra volta magari, senza uscire dall’argomento in questione!

      4. “Se il Marrelli Hospital ha avuto l’accreditamento, questo vuol dire che ha tutti i requisiti per poter esercitare tale attività.”. Non ho negato neanche questo nell’articolo, anzi mi sembra di essermi soffermata a sufficienza sulla differenza tra accreditamento e convenzione.

      5. “Vincoli precisi, tra l’altro, riguardo al numero dei dipendenti ecc.. Questo vuol dire costi di gestione non sopprimibili.”
      I vincoli riguardo al numero dei dipendenti dipendono dal numero dei letti (dunque ricoveri) dichiarati dalla struttura. Si dice “chi è causa del suo male, pianga sé stesso”; è stata l’impresa a decidere quali macchinari comprare e di quanti letti disporre, il resto è una diretta conseguenza e non un’imposizione. Vivremmo nell’anarchia altrimenti!

      6. “Il Marrelli Hospital è nato non per far concorrenza al pubblico, ma per offrire cure a malati, soprattutto oncologici, che altrimenti si rivolgeranno fuori regione: quindi maggiori costi per la Regione Calabria.”
      Non mi sembra neanche di aver detto che il Marrelli nasca per concorrere con il pubblico. Il Marrelli nasce privato, ha ricevuto l’accreditamento, gli è stato proposto un budget di convenzione (che non credo sia stato scelto a caso) che è stato rifiutato. Questi che ho elencato sono tutti dati di fatto. Ho solo esposto una questione: perché se il Marrelli è privato accreditato rifiuta una proposta di convenzione PRETENDENDO finanziamenti PUBBLICI maggiori? Ma soprattutto perché proprio sotto Natale minaccia di licenziamento i dipendenti spingendoli a manifestare contro lo Stato? E sottolineo che i dipendenti sono dipendenti a Marrelli e dunque lo Stato non ne ha nessuna conoscenza.
      Infine mi spiega almeno lei come il Marrelli possa abbattere i costi dell’emigrazione sanitaria? Tenga conto che tra le spese del Marrelli ci sono le quote per gli specialisti che vengono proprio da cliniche del nord Italia, nonché prestazioni che non rientrano nei LEA (motivo principale del budget “esiguo” proposto alla clinica).

      La ringrazio per aver specificato di essere dipendente della clinica in questione, ahimè non ne avevo alcun dubbio. Non me ne voglia, ma noto purtroppo con sconforto che ripetete tutti le stesse cose, nello stesso modo e la stessa veemenza, uscendo volentieri e spesso fuori dall’argomento principale: la clinica Marrelli è privata e neanche una convenzione la farà diventare mai di dominio pubblico ed accessibile a tutti!

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      1. Salve, solo ora leggo la sua risposta.Mi limito solo ad alcune considerazioni.
        Innanzitutto io mi sono qualificata, mentre non so, a che titolo lei parli.

        La gestione del Marrelli Hospital è privata, ma il servizio reso è pubblico: nel senso che la cura per i pazienti deve essere garantita come quello del pubblico ( stessi vincoli, stessi parametri, stessa accuratezza).

        Quello che conta è la soddisfazione dei bisogni dei cittadini-pazienti: i malati oncologici vogliono avere più possibilità di cura nella propria terra.

        La riduzione dei costi sono molteplici: sia economici che sociali. Basti pensare alle sofferenze e agli ingenti costi dei familiari e a loro stessi, nello spostarsi al Nord. Inoltre, credo sia immorale che la Calabria spenda tutti quei soldi a vantaggio di altre regioni, riguardo alla mobilità passiva. I 280 milioni di euro potrebbero avvantaggiare l’economia locale.

        I Commissari alla Sanità non sono infallibili, nonostante le onorificenze: da quando si sono insidiati, forse qualche miglioramento nei conti c’è stato, ma il numero dei malati oncologici che sono costretti ad emigrare per curarsi, è in costante aumento.

        Un imprenditore privato, non necessariamente deve essere un benefattore, ciò non toglie che nel caso dei servizi sanitari ( se ben resi), possono risultare molto utili per la collettività ed alleviare molte sofferenze. L’importante è rispettare la legge.

        Infine, aldilà del linguaggio “burocratese” la sua, rimane una semplice opinione; per fortuna la maggior parte della popolazione e dei sindaci della provincia, la pensa diversamente.

        La saluto Lidia Tortella

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      2. Gentilissima Dott.ssa Lidia Tortella,
        lei ha intavolato una discussione in commento a un articolo firmato da me, non credevo ci fosse necessità di qualificarmi. In più le sottolineo che per poter discutere su una questione basta essere informati. Pensi che addirittura si può avere una laurea in medicina, essere dei medici navigati e in gamba e non sapere di cosa si stia parlando!
        Il suo appunto è superfluo, nonché fuori luogo.

        Altro appunto fuori luogo e infelice è “il suo linguaggio burocratese”.
        Mi faccia capire: non va bene che non mi sia qualificata perché se espongo le mie opinioni devo quantomeno avere un titolo a suo avviso, ma non va neanche bene che mi esprima in maniera tecnica e quanto più precisa possibile?
        Proprio perché lei ha tenuto a qualificarsi come medico (che sia impiegata del Marrelli cambia poco) io ho tenuto ad esprimermi nella maniera più consona che mi era possibile. Pensi se le raccontassi un caso clinico e le dicessi “Il signore ha quei buchi neri negli occhi che non si stringono con la luce, ha la bocca che penzola da una parte e non riesce a parlare bene” invece di spiegarle semplicemente che il paziente presenta areflessia pupillare con pupilla in midriasi, emiparesi facciale e afasia.
        Vede, l’essere professionali prescinde dal titolo di studi! A me lo insegnano tutti i giorni i miei professori e mi obbligano ad esserlo quanto meno nelle situazioni che lo richiedono.

        “La gestione del Marrelli è privata, ma il servizio è reso pubblico”.
        Cosa intende?
        “Stessi vincoli, stessi parametri, stessa accuratezza”. Mi sembra il minimo dato che ha richiesto l’accreditamento. Sa, non si regalano certi titoli solo perché si ha avuto l’agio di comprare macchinari costosissimi che, anche lei mi può confermare, facilitano la diagnosi, ma non sono indispensabili.

        I costi si abbattono con efficienza ed efficacia, massimo rendimento al minimo costo. Non è il caso del Marrelli dato che, le ribadisco, propone esami strumentali superflui e costosissimi! Io la vedo alla vecchia maniera: un buon oncologo, minuzioso e puntiglioso come qualsiasi medico che si rispetti, con la possibilità di poter effettuare TAC, RM ed RX e la capacità di saper riconoscere ciò che viene espresso dal paziente e ciò che può toccare con le proprie manine.
        Sarà un mio pensiero, ma sicuramente è più pulito e sincero di quello del magnate Marrelli e del suo entourage!!!

        Invece di pendere dalle labbra del suo capo le consiglio di leggere qualche tavolo di lavoro sull’emigrazione sanitaria: risultati non enormi, ma le percentuali di pazienti che si curano in altre regioni è diminuito, di poco, ma è diminuito in tutte le regioni commissariate!

        Come ha detto lei: L’IMPORTANTE E’ RISPETTARE LA LEGGE, SEMPRE!

        Buon lavoro.
        Studentessa in medicina e chirurgia, dotata di capacità di critica propria, minuziosa, precisa e, nei limiti delle proprie possibilità, professionale (con una grande capacità dialettica, evidentemente voleva dire) Angela Macrì

        NB: Ovviamente il mio è sarcasmo: di norma sono umile, abituata a parlare con persone che dimostrano le proprie capacità senza doversi necessariamente presentare col proprio titolo di studi.
        …anche perché non si smette mai di imparare… e di studiare!

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  3. Le sue parole sono raccapriccianti. Ma andiamo con calma, analizziamo parola per parola cosa è riuscita a scrivere.
    1) “È inutile discutere e fare la guerra tra poveri”: da quando discutere (che nella giornata odierna ha significato cercare di tutelare diritti sanciti dalla Costituzione, lettura che Le consiglio tra l’altro, quali diritto al lavoro e alla salute) dicevo, da quando “discutere” nell’accezione appena spiegata è inutile? Quali sono le parti “povere” in causa che stanno facendo quella che lei definisce guerra? Io ho visto un gruppo di persone che lotta per non far impoverire ulteriormente il territorio Crotonese, ma se lei non è di questo avviso la prego di illuminarmi; è però pregata di parlare concretamente, non con frasi fatte e vuote (sempre ammesso che le riesca).
    2) “È la legge che funziona così”: interessante come argomentazione, quindi se una legge è totalmente sbagliata, nociva per i cittadini, contro ogni principio etico e morale è giusto starsene zitti e buoni perché “funziona così”? Se così fosse è facilmente spiegabile dove nel passato hanno trovato una base così solida su cui poggiare le leggi razziali di mussoliniana memoria… “la legge funziona così” voi statevene zitti e muti da un’altra parte. (Ma davvero è riuscita a scrivere una roba del genere?!)
    3) “Il cancro lo conosciamo tutti”: purtroppo io lo conosco molto e per davvero, lei fortunatamente no, l’invidio molto per questo. Lei sa cos’è l’esenzione dal dover pagare il ticket sanitario per i malati di neoplasie? No non può saperlo, altrimenti saprebbe che qualunque paziente oncologico ha l’esenzione totale da qualsiasi onere. Per poter erogare servizi di diagnostica (leggi PET/TC, Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto, scintigrafia ecc…) e di terapia (leggi interventi chirurgici, radioterapia, chemioterapia ecc…) sono necessarie spese ingenti, di cui si dovrebbe far carico il Servizio Sanitario Nazionale, il Marrelli Hospital vuole essere un aiuto per l’erogazione di questi servizi di diagnosi e cura. Poi magari in privato le parlo anche dei costi effettivi, cifre alla mano, di tutte le prestazioni che le ho descritto. Ma dubito fortemente che lei si possa esporre ad un confronto faccia a faccia. Bel modo di prendersi la responsabilità di ciò che si scrive.
    4) “Men che meno per ridurre l’emigrazione sanitaria”: può rileggere il punto 3, ma volendo può anche fare una passeggiata dentro al Marrelli Hospital per visionare in prima persona i due bunker adibiti alla radioterapia. Mi spiego in termini di cifre: in qualsiasi reparto di radioterapia di qualsiasi ospedale vengono assegnati 15 minuti per paziente per effettuare il trattamento radioterapico. Una giornata lavorativa a pieno regime prevede il primo paziente alle ore 7 e 30 e poi di seguito fino alle 13 e 30, per un totale di 24 pazienti trattati. Poi la giornata lavorativa riprende dalle 14 e 30 fino le 19 e 30, per un totale di 48 pazienti trattati durante tutto l’arco della giornata. Questi 48 pazienti eviterebbero di dover andare ad esempio a Milano (appena 1.172 chilometri di distanza da Crotone) per doversi curare. Ora molteplichi i 48 paziente per due (ci sono due bunker per la radioterapia al Marrelli Hospital) e molteplichi questa cifra per tutte le giornate lavorative dell’anno… ops, ma questo sembra corrispondere proprio a un tentativo di combattere l’emigrazione sanitaria.
    5) “Oggi siete stati guidati in una guerra privata di una clinica che pretende dallo Stato qualcosa che non gli è assolutamente dovuto”: chi è stato guidato? E più che altro come? Mannaggia proprio non ci riesce a scrivere senza frasi fatte… una cosa però l’ha detta giusta, abbiamo combattuto per un “qualcosa” come lei scrive (ma come fa a scrivere in termini così generici e qualunquisti? Non è affatto facile, complimenti) che non è dovuto solo al Marrelli Hospital, abbiamo combattuto per un “qualcosa” (sic) che è dovuto a tutti i Crotonesi, a tutti i cittadini Calabresi, un qualcosa che è ben descritto e può ritrovare in quel libricino che le consigliavo di leggere, la Costituzione Italiana, un qualcosa che si chiama Diritto alla Salute.
    6) Mi rammarica sapere che anche lei può rivendicare il suo diritto alla salute, ma spero che lo rivendichi con liste d’attesa interminabili, con personale sanitario inqualificabile e incompetente, con medici impreparati se non addirittura nocivi, con strutture fatiscenti e obsolete, perché questo è quello che sta cercando (e che si merita) cara Angela Macrì.
    Buona serata.

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  4. L’INIZIO DELLA FINE
    Nel 1975 è stato l’ anno in cui si è giocato il futuro della sanità crotonese, Era l’epoca in cui la sanità era gestita da un consiglio di amministrazione composto da politici e medici che componevano il consiglio sanitario. Il presidente era l’avvocato Mario Sestito unico e solo presidente che ricordo con stima e piacere, era stato indetto il concorso per il direttore sanitario,figura chiave per il futuro della sanità crotonese. I socialisti avevano gia pronto il loro cavallo un certo Orlando. A intralciare i progetti dei socialisti arriva al presidente la partecipazione di un certo Naccari direttore sanitario dell’ospedale “Maria Vittoria” di Torino. in quegli anni frequentavo l’università di torino dove ero in corso per la specializzazione di chirurgia generale. Andando alle molinette entrai all’istituto Maria Vittoria per avere qualche opinione da qualche medico circa il loro direttore sanitario,quando ho riferito che ero di Crotone mi hanno anticipato la decisione che aveva preso Naccari di tornare in Calabria. E hanno aggiunto speriamo che non ci lasci. Quell’anno vi fu una battaglia su tutti i fronti per fermare Nacchari ma il presidente non mollò. Vi fu un’assembleanella quale come segretario dell’ANAAO per oltre un’ora ho confutato tesi inconcreenti e interessate che miravano ad avere come direttore sanitario un rè travicello,ricordo un consigliere socialista che ha tentato di fermare il mio intervento, ma il presidente lo ha letteralmente zittito. Il concorso come prevedibile lo ha vinto Naccari, il presidente Sestito dopo qualche settimano ha ricevuto una lettera del direttore sanitario dell’ospedale Maria Vittoria con la quale Naccari esprimeva la sua amarezza nel sottolineare la meschinità e la cecità della classe politica crotonese, la lettera terminava esprimendo stima al solo avvocato Mario Sestito. Il rè travicello aveva vinto, la sanità privata aveva piazzato il suo cavallo di troia. OPO qualche settimana ho subito un’aggressione rimasti ignoti, disperato, amareggiato ho cercato un altro ospedale e sono approdato ad Asti, è stato l’anno più proficuo professionalmente della mia vita, la era in vigore il concetto di produttività, eravamo quattro medici oltre il primario e i posti letto erano 94, a Crotone 64 posti letto 13 medici ,tutti con la pretesa di fare i chirurghi ma nessuno aveva le mani per farlo. Ora siamo all’epilogo di un settore dove i ladri e i mestatori len pubblico e nel privato dovranno affrontare la lotta all’ultimo sangue, le risorse sono quasi esaurite,nel pubblico si ha la certezza chesi possono tagliare i posti letto ma il personaleè sempre in enerme esobero ,nessuno parla di produttività salte, i sindacati parlano sia nel pubblico che nel provato di occupazione, loro odiano Pitagora e i suoi numeri. Una ricetta amara per combattere l’imbecillità crotonese in sanità io potrei anche suggerirla ma non stasera, forse un’altra volta.

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