Referendum: il «NO» in pillole #7

Come abbiamo visto nelle scorse pillole, il Governo italiano possiede numerosi strumenti di incisività istituzionale come la “questione di fiducia”, i decreti legge e legislativi che, sostanzialmente, rendono tanto la Camera quanto il Senato un luogo di mera approvazione delle proposte governative. Non a caso il 70% delle leggi è di iniziativa governativa.

Evidentemente, questa grossa percentuale, non basta più al Governo che, con questa riforma, vorrebbe conquistare il restante 30%, oggi suddiviso tra gli emendamenti delle due camere e le rivendicazioni di autonomia delle Regioni. È proprio grazie alla sua autonomia che la Regione Veneto ha preteso e ottenuto – determinando una sentenza storica della corte costituzionale – la bocciatura della riforma Madia.

È dunque chiaro come il principale obiettivo di questa riforma sia quello di rafforzare il ruolo dell’esecutivo attraverso l’indebolimento delle istituzioni (come le Regioni appunto) che finora hanno rappresentato degli argini al potere centrale. Argini che, sin dal 1946, l’assemblea costituente ha appositamente predisposto per evitare derive autoritarie.

Non sarà questo il caso, ma la separazione dei poteri, il bicameralismo perfetto, la centralità del parlamento nella produzione normativa e l’autonomia agli enti territoriali danno luogo a quel sistema di pesi e contrappesi che obbligano l’esecutivo ad interfacciarsi con gli altri attori coinvolti: se da un lato tutto questo rappresenta un oggettivo rischio di immobilismo, dall’altro alimenta il dibattito, il confronto e quindi la democrazia e la sua essenza.

Se si criticava Berlusconi perché escludeva le parti sociali nelle riforme del lavoro, non si può assecondare Renzi che sta escludendo il Senato (riducendolo a un vero e proprio dopolavoro) e, in parte, le Regioni dal potere legislativo.

Capiamo meglio, e nel dettaglio, l’andiamo a comandare di Matteo:

Fiducia monocamerale: oggi il Governo deve ottenere la fiducia da entrambe le camere. Il nuovo articolo 94, invece, prevede che sarà solo la Camera dei Deputati a concedere la fiducia al Governo;

Eliminazione delle competenze concorrenti: il Titolo V in vigore prevede che il potere legislativo tra Stato e regioni si articoli in tre filoni: materie di competenza esclusiva dello Stato, materie di esclusiva competenza regionale e materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Queste ultime sono caratterizzate da un principio fondamentale: quello della differenziazione. In poche parole si riconoscono alle regioni alcune differenze sostanziali in campo culturale, economico e sociale che permettono a queste di poter legiferare in autonomia nel rispetto della legge quadro. La nuova Costituzione elimina questa possibilità, in quanto abolisce la competenza concorrente. E non solo, nelle materie di competenza esclusiva regionale, lo Stato prevede la clausola di supremazia;

Clausola di supremazia: l’attuale assetto costituzionale prevede infatti che le Regioni, nelle materia di esclusiva competenza regionale, possano legiferare in totale autonomia, essendo preclusa allo Stato la possibilità di intervenire in qualsivoglia maniera. Anche questo, come la legislazione concorrente, consente l’affermazione del principio di differenziazione. Il Governo Renzi, invece, decide di entrare a gamba tesa negli affari regionali, e il nuovo art. 117 prevede che «Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale». In altre parole, un Governo che ha l’ossessione del controllo, che non accetta oppositori;

Riduzione del confronto parlamentare: nell’articolo dei politologi Pasquino e Pelizzo, abbiamo visto che tanto il numero delle leggi quanto i tempi di approvazione, in Italia, sono in linea con quelli degli altri paesi europei. Seppure la navetta parlamentare (e cioè il ping pong del testo legislativo da una camera e all’altra sino all’approvazione, da parte di entrambe, di un testo identico) possa destare preoccupazioni, con conti alla mano possiamo affermare che siamo produttivi, o improduttivi, come gli altri paesi europei. Al Senato sarà sottratta la funzione legislativa, circoscritta a dei casi espressamente citati. Questo significa che solo ed esclusivamente la Camera dei deputati approverà le leggi, senza che si inneschi un ulteriore dibattito (e quindi confronto) con un’altra camera.

Per concludere: siamo di fronte a un Governo che otterrà la fiducia da una sola camera, la quale sarà l’unica a possedere la quasi totalità del potere legislativo e, nei casi cui le regioni faranno i capricci, interverrà con la sua «supremazia».

di Andrea Arcuri
Il Pitagorico [Speciale Referendum]

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