Referendum: il «NO» in pillole #6

Fra i sostenitori del Sì, c’è chi afferma che l’Italia abbia bisogno di un governo più forte, un governo che decida di più e che non debba subire freni e ostacoli dal Parlamento; un Parlamento che fa ostruzionismo sulla produzione di nuove leggi, senza le quali il Paese non cambia. Il Parlamento è dunque percepita come un’istituzione inefficiente che rallenta il cambiamento.

Ma siamo sicuri che i governi italiani siano, sempre e comunque, dei governi deboli? E questa debolezza, è dovuta ai freni posti dal Parlamento nei confronti del Governo oppure all’assenza di una maggioranza stabile?

Il Parlamento italiano è succube del Governo, da decenni. La produzione normativa è nelle mani dell’esecutivo, che difatti è il promotore del 70% delle leggi approvate. Dal 2009 al 2013, su 395 leggi approvate, solo 95 sono di iniziativa parlamentare. Ben 300 leggi, invece, sono state proposte dal Governo e successivamente approvate da un Parlamento accondiscendente. E quando nell’aria c’era profumo di ostruzionismo, l’esecutivo ha sempre utilizzato il giochetto della “Questione di Fiducia” per essere maggiormente persuasivo, con una percentuale di successo pari al 100%.

E se ci interrogassimo invece sull’efficienza del Parlamento, gli output del bicameralismo italiano raggiungono livelli simili a quelli dei parlamenti europei. Un articolo dei politologi Pasquino e Pelizzo evidenzia infatti che la produzione di leggi in Italia non ha nulla da invidiare a quella di altri paesi europei: dal 2006 al 2011 il parlamento italiano ha prodotto 686 leggi, più del Regno Unito (205 leggi in cinque anni), Francia (507 leggi in quattro anni), Germania (563 leggi in quattro anni).

Ricapitolando: i sostenitori del Sì vogliono un governo più forte, che decida di più. Ma dimenticano che l’Esecutivo in Italia è l’autore del 70% delle leggi, percentuale che raggiunge il 100% quando il governo pone la questione di fiducia. Anche la tanto sbandierata inefficienza del Parlamento italiano è da raffrontare con il funzionamento delle Camere degli altri paesi europei, i quali non hanno un bicameralismo paritario eppure decidono di meno. L’efficienza di un parlamento, dunque, non dipende del numero delle leggi approvate ma della qualità di queste ultime. E la qualità di quest’ultime non dipende delle elezioni referendarie ma delle elezioni politiche che eleggono deputati e senatori.

I due pilastri su cui si basa la campagna referendaria (governo più forte e parlamento più efficiente) sono due pilastri di sabbia, e basta un semplice soffio di dati per sgretolarli.

di Andrea Arcuri
Il Pitagorico [Speciale Referendum]

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