Flora chiama Carbone per volare in Senato

Flora chiama Ernesto Carbone per tentare l’imbarco sul diretto Crotone – Roma. È lo stesso Carbone che auspica la chiusura dello scalo crotonese così da «potenziare Lamezia». Un paradosso tutto sculchiano. Uno dei tanti paradossi che hanno animato la kermesse dell’altro ieri organizzata dalla principessa Flora e da Re Enzo al Lido degli Scogli. Avrebbe dovuto prendere parte anche il Ministro Galletti ma alla fine ha dato forfait. Evidentemente qualcuno gli avrà suggerito che venire a Crotone per parlare di referendum anziché di bonifica non sarebbe stata una buona idea. Va detto anche che uno come Galletti non sposta nulla; avrebbe funto da semplice soprammobile istituzionale: una buona occasione per vantare la presenza di un esponente del Governo nazionale. Peccato però aver sbagliato Ministro. Evidentemente era l’unico disposto a venire a sculcolandia. Hanno comunque portato Carbone, uomo di Renzi e membro della direzione nazionale dello stesso partito a cui Flora attribuisce, tra le altre cose, la chiusura dell’aeroporto. 

Paraculo, non si è comunque tirato indietro e ha tentato di levigare le sue affermazioni di un anno e mezzo fa rilasciate ad Amantea e che tanto hanno fatto discutere: «Non ho mai detto che andrebbe chiuso l’aeroporto di Crotone ma che, in un mondo perfetto, ci vorrebbe un treno super veloce da Lamezia a Crotone». Per dire: in un mondo perfetto Carbone non sarebbe parlamentare; Enzo farebbe volontariato; Renzi la gavetta. Poi, continuando nel suo delirio, ha paragonaro la Calabria alla sua terra adottiva, l’Emilia. È evidente che Carbone, troppo impegnato in TV e a cambiare corrente di partito, non ha ben chiara la situazione infrastrutturale calabrese e nella fattispecie crotonese. Lui sogna un mondo perfetto ma non ha capito che a Crotone non c’è nemmeno la stazione. Poverino, ha provato ad aggiustare le cose ma è riuscito incredibilmente a peggiorarle. Del resto è noto ai più per il suo «#Ciaone» twittato agli elettori dell’ultimo referendum di aprile quando, da lì a poco, ce ne sarebbe stato un altro (che per l’appunto promuove). In altre parole, una volpe incompresa.

Un susseguirsi di paradossi che però non scoraggiano la leonessa del crotonese, intenzionata a conquistare Catanzaro e Reggio Calabria insieme al suo compagno di merende Guccione. Flora non ci sta a passare per quella che vota “Sì” per meri calcoli politici, no. Lo dice chiaro, a petto gonfio: «Iu u tegnu bisognu di i vot pi iir a Roma, i tegn ggià i vot». Peccato però non abbia il partito. L’unico agglomerato politico disposto a darle una concreta opportunità è infatti il Partito Democratico. Ma non a tutti i livelli. I dem locali pare vogliano orientare il loro voto di dicembre verso il “No” così da evitare il passaggio definitivo di Flora nel partito. In altre parole c’è un gruppo nutrito del Pd crotonese che sarebbe disposto a votare “No”, andando di fatto contro la linea ufficiale, pur di non vedere completato il disegno sculchiano che con un seggio in Senato decreterebbe il monopolio definitivo della famiglia sul territorio. L’unità e la disciplina.

Non ha vita facile Flora. Deve conquistare ogni metro. Carbone è un buon mezzo per collegarla con Roma mentre Carletto Guccione è il trenino calabrese. Loro due insieme vogliono creare una grande area vasta che tenga conto di Catanzaro e Reggio, oltreché dei rispettivi territori. Tra latifondisti si intendono. E infatti Guccione non perde tempo per ringraziare Enzo e ricordare le loro battaglie del passato. Due vecchi amici entrambi finiti nei guai.

Dopo l’intervento moscio di «Carlo il dissidente», è il turno di Carbone. In una mezz’ora di tante parole, oltre alla solita pappetta del “Sì”, due belle gaffe: prima dimentica nome e cognome di Guccione, facendo finta di avere un problema con la saliva, e infine scambia Ugo Pugliese per un semplice cittadino («questo è il sindaco», gli sussurra Flora). Insomma, uno che conosce il territorio. Ma ancora prima è proprio la principessa a parlare. Visibilmente nervosa. Con l’affanno di chi si appresta ad affrontare per la prima volta una platea. In realtà Flora è abituata. È una veterana. Evidentemente qualcosa l’ha infastidita. Chiama più volte lo scudiero di Pugliese, Gianfranco Turino, per bisbigliargli qualcosa. Nel frattempo, lo stesso Turino, ha un acceso diverbio fuori dalla sala congressi. Viene tacciato di trasformismo in quanto membro nazionale di Fratelli d’Italia. In effetti sostenere una coalizione di centrosinistra, che fa l’amore non troppo di nascosto col Pd, non è il massimo per uno che ha in tasca la tessera di un partito di tradizione missina. Chissà cosa ne pensa Giorgia Meloni.

Ernesto Carbone, Enzo e Flora Sculco (via laprovinciakr.it)
Ernesto Carbone, Enzo e Flora Sculco (via laprovinciakr.it)

Comunque sia donna Flora continua il suo intervento e chiede a tutti di votare “Sì” per togliere Crotone dall’isolamento. Ancora una volta dimentica di aver portato a Crotone un tizio che l’aeroporto lo vedrebbe bene se chiuso. Ma niente, a nessuno dei presenti pare importare questo aspetto. Nemmeno al sindaco. Arrivato in ritardo per via di un impegno in comune col procuratore Gratteri (mandare Enzo sarebbe stato un tantino difficile), viene prima scambiato per un comune cittadino e poi mette in relazione, nel suo intervento secco come un pugno di farina in bocca, il “Sì” al referendum con lo sbocco infrastrutturale di Crotone. Oltre a non aver capito nulla, il sindaco, ha copiato il compitino da Flora. Non solo: la fascia tricolore gli avrà evidentemente procurato diverse amnesie. Quando ancora era Ugo Pugliese e basta, e presiedeva il comitato “S.O.S aeroporto”, ebbe parole di ferma condanna nei confronti del tanto osannato Carbone proprio per le sue dichiarazioni “anti – Sant’Anna”. Senza tener conto che l’attuale spicciafaccende di Enzo, in campagna elettorale, si schierò a favore del “No”. Era il 24 maggio scorso. In questi mesi avrà probabilmente cambiato idea. Magari senza leggere la riforma, a giudicare dal suo elementare intervento. Pensare si sia immolato per una coalizione che non esiste risulta difficile da credere. L’avrà fatto solo per Enzo.

Ad ogni modo, quello andato in scena dai fratelli Sposato, è stato il peggior spettacolo della partitocrazia provinciale: un incrocio di posizioni diverse, di dichiarazioni  al vetriolo e di smentite hanno trovato sintonia, apparente, sotto un brutto “Sì” a una brutta riforma. A farne le spese, ovviamente, è stata la città. E Flora, dal canto suo, domanda: «È mejju ca ni tinim a Nicodem Oliveriu?». Dalla padella alla brace.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico 

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