‘Bombe’ in mare, Ugo il subordinato tace

Nel mentre Ugo Pugliese parlava di stadio, aeroporto e si recava a Roma per discutere di bonifica nelle stanze del Ministero dell’Ambiente, la commissione idrocarburi dello stesso dicastero discuteva del mare di Crotone. Più specificamente di concessioni per la ricerca di idrocarburi. E il 18 ottobre scorso, il Ministro Galletti, ha rilasciato due delle tre concessioni richieste in seguito alla procedura di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale). Tali concessioni prevedono la ricerca di idrocarburi, dopo le dodici miglia marine in un’area totale di circa 1450 km quadrati, attraverso la tecnica “Air gun”.

Si tratta di vere e proprie esplosioni di bombe ad aria compressa che sostanzialmente rilasciano suoni ad altissima frequenza con l’obbiettivo di individuare le sorgenti da cui poter estrarre idrocarburi. Le concessioni sono state rilasciate ad una società estera, la GlobalMed, con sede in America dove – come fa notare Legambiente – questa tecnica è vietata. Parliamo di un’azienda che non fa estrazione, messa in produzione e distribuzione di petrolio. Il suo unico scopo è individuare il giacimento per poi rivenderlo. Ma a chi? La Shell, leader mondiale nel settore, ha di recente rinunciato a simili concessioni nello Jonio. «Troppi vincoli», hanno fatto sapere. Il motivo dell’abbandono potrebbe in realtà risiedere nei prezzi troppo bassi del petrolio e in quelli invece troppo alti dei costi di estrazione. Se così fosse, la GlobalMed, nel caso di risultati positivi, a chi venderebbe i giacimenti? Con molte probabilità non a compagnie leader bensì ad aziende di bassa categoria, con scarsi mezzi e tecnologie. 

Non sono ipotesi invece le ripercussioni che tali operazioni hanno sul versante ambientale ed economico. Sulla salute dei pesci, il cui udito amplifica queste esplosioni, nonché sulle attività di pesca, messe a dura prova da questi suoni ripetuti che destabilizzano il normale flusso a discapito di chi regolarmente va in mare per guadagnarsi da vivere. E le proteste di queste settimane degli addetti ai lavori lo confermano. Non solo: il problema della subsidenza a Crotone è un serissimo dato di fatto. L’attività di estrazione produce un abbassamento/sprofondamento del suolo. Un recente studio dell’Università di Padova ha calcolato in 3 cm all’anno lo sprofondamento del suolo dovuto ad estrazione in mare e in 1,5 cm per l’estrazione sulla terra ferma. Tutto ciò si moltiplica per effetto della contemporanea attività in più punti di una stessa area circoscritta. Si tenga conto infatti che nei pochi chilometri quadrati di fronte alla costa crotonese ci sono ben trenta pozzi che vengono sfruttati a rotazione mentre sul promontorio di Capo Colonna ce ne sono otto. Tutti o quasi in vita dal 1975. L’effetto combinato di tale attività non può che avere conseguenze più gravi. Non a caso l’ente preposto alla tutela dell’ambiente (ARPACAL) ha di recente chiesto all’Eni un report storico delle misurazioni sul territorio.

La Regione Calabria, in un comunicato affidato alla crotonese Rizzo, si rammarica ma, come si legge nel decreto di concessione, a tempo debito non fece pervenire il proprio parere di competenza. In tutto questo il sindaco non ha detto una parola. Si è recato a Roma, per il solito inconcludente tavolo sulla bonifica, e mentre in una stanza lo rassicuravano, nell’altra discutevano le concessioni di cui sopra. E’ vero, i sindaci non hanno competenza diretta, ma questo non giustifica il brutto silenzio di Pugliese e della sua banda di «neofiti» figuranti, poco pratici e troppo poco indipendenti. Il primo cittadino ha il dovere di difendere il territorio che rappresenta. Il dubbio infatti è quello che il silenzio del marinaio sia in realtà quasi un obbligo nei confronti di Flora Sculco e papà Enzo. Il salto della compagnia di via Roma nel Pd è quasi certo. Il “Sì” al Referendum promesso e promosso dalla famiglia Sculco e dal loro arsenale di sindaci altro non è che l’anticamera di ciò che potrebbe essere il futuro di Flora in Senato.

Pugliese doveva essere il nuovo, la discontinuità rispetto a chi ha abbandonato Crotone negli ultimi dieci anni. Con questo mantra ha ingannato molti, ma non tutti. La realtà è che Pugliese non esiste e gli Sculco non possono sprecare un’occasione così ghiotta (una poltrona romana con tanto di immunità permanente non capita tutti i giorni). La città subisce minacce serie e il sindaco non spende una parola, non scrive nemmeno un misero post su facebook (visto che il sito personale l’ha abbandonato il giorno dopo le’elezione) men che meno incontra i pescatori. Se ne frega, il sindaco subordinato. Nessuna meraviglia. Questo è il momento di stare calmi, di dire sissignore. Bisogna camminare diritti, evitare sbavature e ogni minimo rumore. Almeno fino al 4 dicembre.

 Hai capito Ugo? Zitto e mosca.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

 

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