Referendum: il «NO» in pillole #1

Era il 1993. In Italia i sindaci diventarono finalmente i Primi Cittadini: non più nominati dai partiti ma eletti direttamente dalla comunità locale, per la prima volta dalla nascita della Costituzione italiana. Ed è proprio la «nuova» Costituzione che vorrebbe fare un salto al passato lungo vent’anni. Oggi un sindaco amministra la gente del suo territorio. È a questa gente che deve rispondere ed è ben definito il territorio che deve amministrare. Ora immaginate se il sindaco di Milano prendesse decisioni per la città di Roma. Se a decidere per Napoli fosse il sindaco di Palermo. È fantapolitica per alcuni. Ma in realtà è l’articolo 57 che ridisegna il Senato:

«I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori».

Questa nuova Costituzione parla chiaro. I Consigli regionali (e non i cittadini) eleggono i sindaci alla carica di senatore. Tale carica dà la possibilità a un sindaco, eletto sulla base dei voti ricevuti da una singola città, di prendere decisioni per l’intera Penisola. Il sindaco di Bologna è Virgilio Merola, eletto da 83.000 bolognesi. È molto probabile che, con la designazione del nuovo senato, Virginio Merola sarà un senatore e prenderà decisioni per 60 milioni di italiani. E sì, perché i sindaci senatori possono cambiare la Costituzione, possono decidere le forme di partecipazione dell’Italia all’Unione Europea, possono eleggere il Presidente della Repubblica e possono legiferare sugli strumenti di democrazia diretta come i referendum.

Pensate la coerenza politica e celebrale di questa riforma: senatori eletti indirettamente che hanno potere legislativo sugli strumenti di democrazia diretta.

Da una lettura incrociata dell’articolo 57 e dell’articolo 70 (nuova funzione legislativa delle Camere) emerge quindi un’asimmetria fra territorialità elettiva e territorialità decisionale. In altre parole, siamo in presenza di uno sconfinamento del potere decisionale dei senatori, che non ha alcun legame con la loro legittimità elettorale (il sindaco di Torino è stato eletto con i voti dei torinesi, perché deve avere il potere di cambiare la Costituzione?). Oggi votiamo i sindaci per amministrare solo le nostre città.

Domani voteremo sindaci che decideranno le sorti delle nostra città e della nostra nazione, senza alcuna legittimità, se non quella dell’onnipotenza.

di Andrea Arcuri
Il Pitagorico [Speciale Referendum]

2 pensieri su “Referendum: il «NO» in pillole #1

  1. Ciao Andrea. Mi fa piacere che sei sempre sul pezzo, e devo dirlo, il tuo è il primo intervento sensato che sento qui a KR. Tuttavia, ho da dire un paio di cosette.

    Non è che arrivano Sala, Merola e Pugliese, e decidono per tutti gli Italiani o per altre città: il Senato rimane sempre un’aula, dove ci sarà una discussione, e dove una maggioranza (50 persone +1, letteralmente) avrà la facoltà di approvare o bocciare una proposta.
    Capisco quello che intendi con “asimmetria”, e che votare un sindaco/consigliere per vederlo eventualmente senatore possa sembrare assurdo, ma non lo ritengo un grosso problema: essendo una rappresentazione delle regioni, il Senato si compone di rappresentanti delle regioni.
    Tutt’al più, è discutibile la “selezione”, dato che sappiamo che l’elezione (non la nomina) passerà necessariamente dal relativo Consiglio Regionale, ed ancora non sappiamo se sarà un’elezione indiretta (quindi noi, quando andiamo a votare, ci mettiamo le preferenze e chi ne prende di più passa), un’elezione interna (tipo città metropolitane) e così via. Sappiamo solo che sarà il Consiglio Regionale a fare da garante.

    Quello che a mio avviso bisogna tenere a mente (oltre alla “composizione politica” che potrebbe avere o non avere), è che il Senato sarà estremamente volatile, dato che la carica da senatore coinciderà con quella di sindaco/consigliere. Questo, a mio avviso, è l’elemento più “pericoloso” di tutti, dato che potrebbe non essere in grado di garantire una continuità: le elezioni locali e regionali infatti si svolgono in periodi diversi, e questo causerebbe un andirivieni di Senatori nel bel mezzo del corso d’opera.
    Questo, probabilmente, è lo scenario più inquietante, dato che si potrebbe compromettere l’esito di discussioni e votazioni. Non c’è nessun regolamento dei lavori ancora (giustamente), ma sarà un’elemento prioritario da definire SE passasse la riforma.

    Infine… la legittimità in questo caso la da lo Stato. Legittimo non vuol dire necessariamente giusto, e ne abbiamo tanti esempi (le auto blu, i rimborsi, le diarie, gli sconti ecc). Tuttavia, durante l’Assemblea Costituente Num. 23 e 24 (mattina e pomeriggio del 29 Gennaio 1947), si definì legittima l’elezione a suffragio dei Senatori solo qualora si fosse scelto il bicameralismo paritario (cosa che avvenne). In caso di funzioni separate, c’erano miriadi di soluzioni “miste”, alcune piuttosto complicate e altre molto semplicistiche, che non prevedevano il voto diretto dei senatori (in alcuni casi si, per votarne 1/3 o 2/3).
    All’epoca la scelta di garantismo prevalse per ovvie ragioni, e si preferì legittimare i Senatori con il voto a suffragio nazionale. Oggi penso che non sia più necessario, e legittimare un esponente locale, anche in modo indiretto, è un buon compromesso.

    Grazie per il tuo intervento e per l’attenzione, aspetto con piacere il prossimo.
    Buona Domenica.

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    1. Ciao carissimo,
      leggo soltanto ora il tuo commento e mi scuso per queste due settimane di ritardo.

      Oltre a ringraziarti per la premessa iniziale, noto con piacere che le tue osservazioni sono assolutamente interessanti e, in parte, allineate alle mie.

      L’idea del “No in Pillole”, è nata con un post che ho pubblicato un mese fa su facebook, il cui titolo era “Il Senato sarà un bar”. Questo titolo sintetizza quello che hai detto: la volatilità del nuovo Senato, l’assenza di continuità, oggi c’è Tizio, domani c’è Caio. Un entri e esci dal bar, appunto.

      Come tutte le riforme, ci sono dei pro e dei contro. Io ho serie difficoltà a digerire le positività di una riforma promossa da questo governo. Ne faccio una questione tecnica e né faccio, soprattutto, una questione politica.

      Spero di leggerti presto.

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