Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

Se durante l’orrenda campagna elettorale di maggio e giugno pensavate che Ugo Pugliese potesse davvero fare il sindaco vi sbagliavate di grosso. Se lo pensate ancora adesso, invece, significa che siete sciocchi o in malafede. Fate voi. Io, intanto, spiego perché, Ugo «il marinaio», non è adatto a fare il sindaco (cosa che, tra l’altro, ci sta dimostrando giorno dopo giorno). Partiamo da un concetto che sarà alla base di tutto il ragionamento: Pugliese non ha ambizioni politiche. Non è un politico di professione. Non ha, dunque, interesse a fare o a non fare determinate cose in funzione di eventi futuri, umori di partito, simpatie e antipatie tra dirigenti ed elettori. Questo, tecnicamente, sarebbe un bene. Ma non in questo caso. E il perché è presto detto. Se è vero che Pugliese non ha ambizioni politiche di alcun tipo (poi chiaro, potrebbe montarsi la testa), non possiamo certo dire la stessa cosa per il motore pulsante che ha dietro, e cioè la famiglia Sculco (principale se non unico motivo per cui lui, oggi, è il primo cittadino di Crotone).

Sin dal principio, ai più attenti, il quadro è stato chiaro: Enzo e Flora volevano Crotone per poter ritornare prepotentemente all’interno della politica calabrese (dopo i guai di papà con la magistratura); hanno voluto Crotone per poter dire al Pd che loro ci sono e non arretrano di un centimetro. Insomma, dopo lo scranno a Catanzaro, la vittoria di Crotone è servita a legittimare, nuovamente, la famiglia Sculco all’interno del panorama regionale (si chiama politica). Ora tenete conto di due cose e unitele alle ambizioni di Flora: vale a dire la riforma del Senato e la legge elettorale. Dopodiché pensate a cos’è il Partito Democratico di Calabria (dunque anche quello crotonese) e traete le somme. Detto questo – tracciate quindi le linee guida del progetto sculchiano – il (non) ruolo di Pugliese prende forma: non è espressione della società civile (come alcuni dicono), non ha ambizioni politiche, non ha l’impronta del politico, non è particolarmente competente né spigliato e, cosa più grave, è vincolato alle strategie di via Roma. E la nomina di Rocco Gaetani non è che una conferma: il povero Ugo ne avrebbe forse fatto a meno di un peso da 90 del genere, e magari anche papà e figlia se non fosse che Flora ha bisogno del Pd e che il grande capo, col partito di Vallone, ha fatto accordi che vanno rispettati. Sulla nomina di Gaetani, infatti, il sindaco non ha messo becco: la riconferma è frutto di un inciucio a monte i cui fini si spingono lontano, oltre la Calabria appunto. E’ tutto un puzzle da costruire e che si sta costruendo. Non a caso Flora a Catanzaro fa metaforicamente l’amore con Carlo Guccione (pezzo da 90 dei democratici cosentini, spina nel fianco di Mario Oliverio dopo la revoca dell’assessorato al lavoro, ottimo mezzo da sfruttare per muoversi all’interno dell’ex partito di Berlinguer).

Se quindi il comune è palesemente in mano a Enzo e Flora (non eletti), Ugo che ci sta a fare? E’ semplicemente uno specchietto per le allodole. Inadatto al ruolo. Promotore di goffe e insensate ordinanze. Gioca coi comunicati stampa. È ancora nel mondo dei sogni. Scimmiotta il compianto Senatore; è la rappresentanza umana della propaganda politica. Si complica la vita per la smania di finire sul giornale, non ha ancora in mente una visione di città. E osservando la squadra di governo la cosa non meraviglia: per fare politica (specie) in questi contesti ci vogliono uomini e donne di carattere, autonomi, e non bambolotti da piazzare davanti a una telecamera ai quali far ripetere le stesse retoriche cose. Il punto è che Pugliese non è il sindaco pescatore che ha deciso di fare, in prima persona, per la propria città (dunque in maniera genuina e libera); non è nemmeno uno che ha mangiato pane e politica per una vita (quindi un uomo con fiuto ed esperienza). E’ semplicemente un catapultato al quale hanno infilato una fascia tricolore, l’hanno messo su un cavallo ma gli hanno nascosto le redini. Non è lui a guidare la baracca, non è lui il sindaco della città. Lui è uno spot all’interno di un altro grosso spot la cui regia è chiara a tutti.

In sostanza, oltre a non essere autonomo è anche inadatto. E’ improduttivo per le sorti della città. E’ il mezzo che gli Sculco hanno scelto per scalare la politichetta calabrese. E’ un trucco. Nulla è cambiato. Non ha carattere Ugo, non ha visione, non ha voce. I sindaci forti si vedono quando bisogna rinnovare, quando arriva il momento di staccare il filo col passato, di dare linfa nuova. E questo Pugliese non l’ha fatto perché lui è un semplice cittadino.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

2 pensieri su “Ugo Pugliese è uno spot all’interno di un altro grosso spot

  1. Leggo i tuoi post con un misto di curiosità e di meraviglia. Probabilmente quello che dici è anche vero, ma, mi chiedo, come fai ad avere tutte queste notizie? O per caso lavori molto di fantasia? Una sola cosa mi appare certa: al tuo confronto Machiavelli era un dilettante.

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