Marilina Intrieri, amica dei condannati per mafia

Dalle inchieste giudiziarie che stanno travolgendo la Calabria politica è uscito fuori anche il nome della crotonese Marilina Intrieri. Si tratta di una serie di telefonate con Paolo Romeo, già condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dagli inquirenti il regista nero della politica calabrese. Il contenuto delle intercettazioni fa emergere un contesto poco edificante. Intanto abbiamo la Intrieri che si incontra e chiede consigli a un condannato per reati contigui alla mafia. Mica bazzecole. Non solo. Nel 2009 Scopelliti chiama la Intrieri e le chiede un incontro. Questa, immediatamente dopo, contatta il regista nero per chiedere consigli sul da farsi ricevendo risposta affermativa. L’ex sindaco di Reggio e Marilina l’«onorevole» dunque si incontrano. Siamo a ridosso delle Elezioni Regionali che vedranno trionfare in maniera bulgara Scopelliti e la destra calabrese. L’Intrieri richiama il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e riporta i passaggi dell’incontro: «Scopelliti è teso» e «Mi confermano che è lui il candidato». Insomma, siamo davanti a una collaborazione molto grave e assai imbarazzante. E non finisce qui. I due rimangono d’accordo per un incontro nei giorni successi insieme all’«amico nostro di Cosenza che è su Vibo». Chi è l’amico? Pino Tursi Prato, anche lui condannato in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. I tre si incontrano poi in un bar di Reggio Calabria e, secondo gli inquirenti, fanno un po’ il punto della situazione.

Dalla padella alla brace: frequentazioni, quelle della Intrieri, che delineano in maniera grave il profilo di un personaggio che a Crotone è conosciuta forse solo dai parenti, data la sua storica assenza all’interno del dibattito. E viste certe frequentazioni è un bene che la città abbia perso le tracce di Marilina, al secolo Maria Emilia: gli amici di Tursi Prato e di Romeo non possono che essere dei nemici della legalità e dunque della città.

Ma chi è Marilina Intrieri? Partiamo dalla sua movimentata e fallimentare carriera politica. Classe ’55, iscritta alla DC, nel 1978 prova l’ingresso in Consiglio Comunale. Risulta la prima dei non eletti ma guadagna la sua prima poltrona dirigenziale in una partecipata. Lo scranno lo conquista nel 1983 prima e nel 1988 poi. Scioltasi la Democrazia Cristiana, la Intrieri approda nel PPI di Buttiglione (che la porta per la prima volta in Regione) e dunque nei Cristiani Democratici Uniti. Successivamente aderisce ai Cristiano Sociali e subito dopo conquista un posto nella direzione dei neonati Democratici di Sinistra. Nel 2006 tenta, riuscendoci, il grande salto in Parlamento con l’Ulivo di Prodi. Legislatura breve e poco incisiva. L’anno dopo confluisce nel Partito Democratico con l’intenzione di conquistarne, col benestare di Agazio Loiero (all’epoca Presidente della Regione Calabria), la Segreteria Regionale: progetto che naufragò subito poiché tutti i dem calabresi confluirono sulla candidatura del reggino Marco Minniti, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non viene ricandidata in Parlamento e nel 2009 lascia anche il Pd per approdare nientepopodimeno che nell’UDEUR di Clemente Mastella.

Arriviamo dunque al 2010. La Intrieri è stata scaricata da tutti. Ma all’improvviso, dopo la vittoria di Scopelliti, viene nominata Garante per l’Infanzia della Regione Calabria. Durante il suo mandato, in parte ritenuto abusivo, si fece conoscere soprattutto per la sua spocchia: nel 2013 rifiutò dei documenti inviatigli dalla Procura di Crotone, che l’autorizzavano a visitare il Cara di Isola, perché l’intestazione recitava «Dottoressa Intrieri» anziché «Onorevole Intrieri». Tra l’altro parliamo di una che sedette in Parlamento per meno di due anni: insomma, non è mica Nilde Iotti ma più banalmente Marilina Intrieri, amica di due condannati in definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e sconosciuta ai più. La speranza è che anche Crotone la possa dimenticare al più presto: lei, insieme a molti altri, fa parte di quella classe dirigente che questo territorio l’ha dimenticato il giorno dopo l’elezione.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

2 pensieri su “Marilina Intrieri, amica dei condannati per mafia

  1. Io sono specialista in criminologia clinica, nella mia carriera universitaria ho sostenuto 75 esami per poter dire la mia sul crimine. Questo non significa che quello che dico sia sempre giusto, ma il diritto a dire la mia sul crimine ritengo di essermelo guadagnato piegando la testa sui libri. Per cui, quello che affermo qui non è di destra né di sinistra né per la Mafia né per l’Antimafia e compagnia cantando. E’ un pensiero criminologico clinico, punto. Mi scuseranno quindi sia i giuristi sia gli Esperti dell’Antimafia e della Mafia, se non capisco quale sia il reato di cui è accusata questa donna; ovvero, se davvero dobbiamo dedurre che essere amici di mafiosi equivale a essere dei mafiosi? Se Tizio stringe la mano a un mafioso allora è un mafioso anch’egli? E così via.
    Cesare Beccaria, illuminando l’oscurantismo medievale, disse quello che quasi tutti i codici penali poi hanno ratificato, vale a dire, che per esserci un crimine occorre il fatto e occorre che quel fatto sia già stato previsto come reato da una legge scritta. Prima di lui, il reo si presentava davanti al giudice, gli raccontava il fatto e senza legge scritta il giudice gli dava il diritto e sentenziava per come si alzava la mattina. Io non conosco il fatto che porta all’incriminazione di Tizia o di Caio (i nomi poco importano e nemmeno mi interessano) per associazione esterna mafiosa, ma mi sconcerta sapere che il reato per concorso esterno in associazione mafiosa non esiste, non è contemplato dal codice penale. Per “crearlo”, occorre la creatività degli inquirenti prima e dei giudici dopo; ossia, l’ingegneria del pensiero, posto che viene “ricavato” sommando due articoli che parlano di tutto tranne che di associazione “esterna”: l’art. 416-bis c.p. che riguarda l’associazione mafiosa e l’art. 110 c.p. che riguarda quando più persone concorrono nel medesimo reato. Di concorso in “associazione esterna” zero assoluto. Tale reato è stato introdotto da una sentenza del 1982 della Corte di Cassazione, ma la Suprema Corte non ha il compito di creare norme penali (questa prerogativa appartiene al Parlamento) e il legislatore non ha mai ratificato detta ingegneria del pensiero della Cassazione. Allora o si scrive una norma penale generale ed astratta sull’associazione esterna di stampo mafiosa; oppure, ha ragione l’ex procuratore capo della Repubblica di Prato ed ex procuratore generale di Firenze Piero Tony, che nel suo libro “Io non posso tacere” (Ed. Einaudi 2016) -libro che ho avuto il privilegio di presentare insieme a lui in provincia di Pisa- scrive, che il concorso esterno in associazione mafiosa è il reato che “non c’è” e poi aggiunge anche che “l’obbligatorietà dell’azione penale è una simpatica barzelletta”, ma questa è un’altra storia.

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  2. PRECISAZIONE: poiché il titolo di questo commento è a cura della redazione e non mio, è opportuno precisare che il mio commento si riferisce ovviamente a chi è indagato e condannato per concorso esterno (Paolo Romeo) e che non vedo quale reato possa commettere chi sarebbe amico di costui o di mafiosi.

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