Dal mare come business al mare come zavorra

Come sei bella Crotone, di bianco vestita, più bella che mai. Ieri ho incontrato Crotone, città della vela, perciò questa vita più senso non ha. E’ un po’ il mood di questi giorni. Il piacere di vedere una città attiva (e non in festa) è tanto: anche perché quell’abbandonato porticciolo, rivestito a mo’ di cittadella (sono bastati quattro gazebo gonfiabili), ora ha un senso. Non solo: affacciarsi e trovare un mare quasi più bianco che blu è un bell’effetto. E poi, a occhio, un piccolo indotto economico si sarà sicuramente creato.

Certo, poi l’entusiasmo supera sempre la realtà. I social inondati di belle e lecite speranze di poter vedere una Crotone «cambiata»: «il vento del cambiamento», «le vele del cambiamento», gli slogan d’amore più gettonati. L’evento è importante ma il contesto è povero. E’ quello di una città che non c’è e di un mare schifoso: lo stesso mare da cui dovrebbe ripartire la rinascita di questa città (tra moniti politici e speranze popolari).

Il punto è che manca l’ABC: come a Matera, fresca di nomina europea a «Capitale della Cultura», mancano i treni, a Crotone manca il mare nel momento in cui il mare è il perno intorno al quale gira il presente nonché – a detta di tutti – l’idea di uno speranzoso futuro. Paradossale: avere una manciata di turisti venuti qui per il mare ma che del mare non possono godere. Più che un paradosso è un’abitudine non più sopportabile quella di lasciare tutto al destino, alla roulette: in questi due anni – da quando Crotone è stata scelta per ospitare i Campionati Europei – la classe dirigente locale, che magari oggi guarda le regate e si fa anche i selfie, non è stata in grado di ottenere una task force per ripristinare (adeguare, sistemare parzialmente) questo arcaico sistema fognario. E’ un po’ come un invito a cena a base di ostriche ma in una discarica: tutto buono per carità, ma i topi intorno un po’ disturbano.

Tutto bello, affascinate, roseo e rassicurante, ma per crescere c’è bisogno della concretezza e quando si guarda al mare come business e il mare non c’è, significa che l’ennesima cartuccia è stata sparata in acqua e che si è difronte all’ennesima copertina di circostanza che probabilmente servirà a poco. Dal mare come opportunità al mare come zavorra: a queste condizioni, quanto sarà vera la volontà di ripartire dallo Jonio?

Ad ogni modo, è quasi un peccato non abbia vinto il Partito Democratico: sarebbe stato bello sapere cosa avrebbero detto gli amici del partito che per dieci anni ha devastato questa città, fregandose dell’evento più importante degli ultimi cinquant’anni (forse). Del resto, qui, l’unica cosa che conta è fare: al di là di tutto.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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