Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

Questa disarmante retorica di «una città da Serie A» non è più tollerabile. E diciamolo pure: è ridicola. Nulla di più intellettualmente fasullo e volutamente smielato. Da quando il Crotone dei fratelli Vrenna ha stravinto il campionato cadetto, tutto in città è diventato da “Serie A”: perfino profumi e amari digestivi. Anche la politica non ha perso l’occasione per sfruttare il paragone tra calcio e realtà, tra il top raggiunto sui campi verdi e quello che si sarebbe potuto raggiungere – soprattutto in virtù del primo – scegliendo questo piuttosto che quel candidato. Crotone però, di “Serie A”, non lo era e non lo diventerà certo oggi in funzione di una promozione calcistica che per quanto storica non ha nulla a che vedere con le fondamenta del suo contesto sociale. Anche perché la “Serie A” del Crotone non è figlia di un giorno ma di un impegno societario nato oltre vent’anni fa. Dunque non si capisce perché mai Crotone dovrebbe fare questo salto di qualità automatico: un conto è il calcio, un altro è la società – fatta di persone – che anima la città. Nulla di più semplice e cronologicamente lineare: mentre i Vrenna hanno investito in un progetto ventennale, sul versante società civile la politica non ha seminato, e i cittadini, a loro volta, hanno fatto peggio. E cittadini non si diventa certo da un giorno all’altro, men che meno è pensabile diventarlo in virtù di una vittoria che, per quanto significativa possa essere, non regala automatismi. 

Bisogna liberarsi dall’entusiasmo accecante che fa dimenticare le cose ovvie, toglie la ponderatezza e fa entrare il tifo, l’adrenalina momentanea che distrugge la razionalità. Perché è irrazionale pensare che una promozione sportiva possa risollevare una città, per giunta in quattro e quattr’otto. Di calcio non si vive e il meridione pullula di realtà che ciclicamente approdano in Serie A. Eppure nessuna città è rinata (Napoli su tutte). Figurarsi Crotone. Ma la gente, soprattutto grazie agli spot di politica e giornali, si illude subito. 

Così come sta avvenendo sul versante politico col Rudy Giuliani di Via Roma. La città lo osanna (o meglio, parte di essa) perché è fresca di cambiamento. È entusiasta. Finalmente vede un uomo che gira per le strade, che va dagli ammalati, che cambia le lampadine. Insomma, uno che fa il sindaco (forse in maniera troppo teatrale). Ma alla gente non importa della propaganda. Gliene frega poco o niente che tutto questo è il prodotto di uno spot. Che dietro c’è un disegno politico che non mette al primo posto Crotone. È vittima dell’entusiasmo accecante di cui sopra. Non vede nulla e accetta di tutto. Per ora. Poi domani punterà il dito. Al momento però è spaventata dal pensiero critico e preferisce quello berlusconiano del «lui le cose almeno le fa». D’altra parte fare peggio di Vallone sarebbe impossibile e anzi: il modus operandi di Peppino va tenuto sempre presente per capire cosa fare e cosa no. Una passeggiata. Se ci fosse la libertà di azione, ovviamente.

Perché non si avrebbero chissà quali aspettative se si investisse tutto in campi di girasoli a Chernobyl. E così è un po’ il rapporto che c’è tra la promozione in “A” e la città di Crotone: la prima non può calzare a pennello alla seconda, anzi: se questa non ha mai pensato e vissuto da Città, il calcio che conta non potrà che essere un semplice contorno all’interno di un contesto socialmente ed economicamente misero come questo. L’indotto Crotone Calcio sarà comunque relativo. Si parla di cose ovvie, scontate, ma evidentemente non per tutti. Il fatto che la città, dopo lo storico pareggio di Modena, fosse in festa e profumasse di speranza era normale, fisiologico, così come la consapevolezza che quell’euforia sarebbe poco dopo scemata e la città tornata al suo discutibile modus vivendi. È preoccupante constatare come qualcuno abbia creduto che quella fosse la vera Crotone, il vero spirito, la vera svolta. Un conto è che a pensarlo sia il tifoso, un altro è che siano uomini e donne che fanno opinione. Sempliciotti o cavalcatori di stati d’animo. Delle due l’una. O magari entrambe. 

Un popolo non si costruisce in due mesi e una Serie A, in contesti impreparati, può essere più illusione che concretezza. Paradossalmente potrebbe – a lungo termine – portare più  svantaggi che benefici.

di Antonio Belluomo Anello

Il Pitagorico

Un pensiero su “Basta con la retorica di una «Crotone in Serie A»

  1. Buonasera Antonio, ho letto con attenzione e per larghi tratti mi trovo assolutamente d’accordo con la tua disamina. La realtà socio culturale di Crotone, di profonda arretratezza e insopportabile sciatteria, non fa che confermare, giustificandole, le ataviche difficoltà economiche sofferte da tutto il territorio: una comunità cittadina che si riconosce tale solo per effetto di un seppur storico successo sportivo ma che nelle quotidiane espressioni del vivere civile tradisce lassismo incuria e passione smodata per l’arroganza paramafiosa, non può ragionevolmente sperare di essere considerata positivamente dagli osservatori nazionali che tra qualche settimana circoleranno a motivo del calcio. Come si suol dire da queste parti, ‘ni manca a prima com’a chitarra!’….L’unica nota che non mi convince nel tuo ragionamento è l’eccessivo pessimismo che tu dimostri rispetto alla indubbia novità politica della nuova amministrazione cittadina, con l’entusiasmo che da essa promana e che potrebbe ben convogliare – con progetti e azioni adeguate e continuative – l’altro entusiasmo, quello cittadino, avuto all’indomani della promozione in serie A. Io voglio sperare -perché non costa nulla – che il nuovo corso amministrativo sia realmente un nuovo inizio, l’avvio di un modo serio e oserei dire ‘normale’ di governare una città e quindi di ri-nascita delle nostre legittime ambizioni, perché dobbiamo ‘sopportare’di vivere a Crotone e non invece essere entusiasti dell’infinita bellezza e ricchezza di cui siamo portatori ed eredi? Perché invidiare realtà cittadine oggettivamente più brutte ma indiscutibilmente più civili e organizzate (penso a Catanzaro)?
    Ecco, spero di non averti annoiato e di essere riuscito a spiegare il mio intendimento. Ti saluto e ne approfitto per augurarti buone cose. Hai messo su un blog molto interessante.

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