Le Castella e l’assurda richiesta d’indipendenza

Mentre il Paese guarda agli accorpamenti di enti, Comuni e tutto ciò che può far risparmiare pubbliche risorse (con la speranza che aumenti anche l’efficienza dei servizi), i cittadini di Le Castella, frazione turistica di Isola Capo Rizzuto, indicono un referendum popolare perché stanchi di essere subordinati all’amministrazione guidata oggi da Gianluca Bruno. E’ una ‘battaglia’ che va avanti da quasi dieci anni: «non abbiamo niente contro Isola ma vogliamo essere artefici del nostro destino», dicono i rappresentanti del ‘comitato’ nato per propagandare l’indipendenza.

Qualcuno dovrebbe spiegare loro che il destino di una frazione così piccola è inesorabilmente legato a quello dell’intero territorio, non solo: in un futuro non molto lontano potremmo addirittura trovare comuni come quello di Isola accorpati a Crotone. E non può che essere così in un periodo in cui c’è necessità di tagliare e di ridurre le distanze. Va bene che siamo in Calabria e le cose vengono fatte sempre in ritardo e quasi sempre a cappella, ma l’idea di volere Le Castella comune indipendente (meno di 2.000 abitanti) è quantomeno bizzarra: reclamano l’autonomia per questioni storiche, identitarie ed economiche. Per carità, tutti sono liberi di sentirsi diversi (anche se distinguere Isola da Le Castella è cosa difficile) ma certo non basta per stravolgere la normalità: Le Castella è e rimarrà il fiore all’occhiello del turismo crotonese anche da piccola frazione subordinata. L’indipendenza di un così piccolo centro turistico non si capisce che vantaggi possa portare, tenendo anche conto che hanno richiesto a gran voce il Consiglio di Frazione dimostrandosi poi incapaci di convocarlo. Da queste ‘necessità impellenti’, solitamente, non esce mai nulla di buono: suvvia, gli sprechi in Calabria sono già troppi e i comuni che andrebbero accorpati all’istante (caso emblematico è Rende con Cosenza) sono ancora di più.

Il problema vero è rendere quello di Isola Capo Rizzuto un Comune efficiente, libero da infiltrazioni e contaminazioni: è il secondo centro più grande della Provincia di Crotone ma appare come il più piccolo e insignificante data la poca centralità mediatica che, stranamente, ricopre nel ‘dibattito’ politico del territorio. Di Isola non si parla mai: sarà mica un’amministrazione modello e super efficiente e per questo immune da attenzioni? Dovremmo chiederlo al giovane sindaco Gianluca Bruno, ex numero due della Provincia di Crotone che nel 2014 ha tentato – fallendolo – l’assalto a uno scranno del Consiglio Regionale. C’era pure lui durante le votazioni referendarie del 26 giugno scorso che, pare, abbiano visto una bulgara vittoria del ‘sì’. Le urne hanno parlato chiaro: i castellesi rivendicano il diritto ad essere artefici del proprio destino. Peccato dimentichino che l’Italia dei territori viaggi verso l’aree vaste, verso i grandi territori, gli accorpamenti e la riduzione di consigli comunali e sprechi correlati.

Parliamoci chiaro: il Comune di Rende è uno sperperamento di risorse e di potenzialità inconcepibile. Cosenza e Rende sono ormai un unico agglomerato urbano tanto che la distanza tra i due comuni è addirittura inferiore ai 10 km: difatti l’entrata e l’uscita fra i due centri è impercettibile. Cosenza ha ormai inghiottito – dal punto di vista urbano – la cittadina di Rende (35.000 abitanti) che sulle colline di Arcavacata ospita il Campus Universitario dell’UniCal. La linfa vitale dell’intero comprensorio. Perché dunque questo spreco immane di risorse, fatto da doppie sedi, doppio consiglio comunale, doppi incarichi e tutta quella serie di nomine e attività proprie di un Comune? Facile: per il campanilismo e per il potere che ne consegue (vedi “Sistema Rende“). Il solito campanilismo sterile che non permette a molte aree di questo Paese uno sviluppo concreto, spesso anche dal punto di vista culturale. Ma non solo risorse economiche legate alle attività comunali: l’unione dei due centri permetterebbe un concreto sviluppo per l’intera area urbana e gioverebbe – vista l’unica amministrazione – al complesso universitario per via di servizi sempre migliori ed efficienti.

L’esempio cosentino serve per ricordare che l’unione fa la forza (a differenza dei campanilismi) e che, spesso, i problemi non derivano dalla possibilità o meno di governare direttamente bensì dalla qualità di chi amministra e dall’efficienza che ne consegue. Il problema dei castellesi è soprattutto Isola Capo Rizzuto: rendere quest’ultimo un Comune davvero operoso e libero farebbe di Le Castella un paradiso turistico. Il tutto, ovviamente, se accompagnato da un occhio vigile delle Istituzioni e del Governo. Perché i problemi sono sì amministrativi ma da queste parti è la cultura contaminata a farci arretrare.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

2 pensieri su “Le Castella e l’assurda richiesta d’indipendenza

  1. La globalizzazione voluta dalle multinazionali e dalle lobby mondiali porta alla perdita dell’identità nazionale a favore, prima, di un inventato essere “cittadino europeo” e, dopo, nel divenire successivamente “cittadino del mondo”. Questi passaggi europeo/mondiale non sono facili né indolori. Mario Monti lo ha detto chiaramente (circola video anche su youtube) che ciò avviene procurando crisi economica e perdendo pezzi di sovranità. La perdita di sovranità e il passaggio dal divenire cittadino europeo a cittadino mondiale comporta l’applicazione dle piano Kalergi, ossia l’invasione in massa di intere colonie di immigrati per mescolare le razze, azzerare tradizioni popolari, culture e credo religioso del posto a danno delle popolazioni locali spinti sempre di più verso la povertà. Ha fatto bene l’Inghilterra a uscire dall’Unione Europea trasformandola così in entità meno “unione” e ancor meno “europea” (essendo rimasti quattro statarelli, tra cui noi che come dei pupazzi siamo comandati dalla Germania). La risposta alla globalizzazione non solo è quella di opporsi all’UE e all’euro, quindi di difendere e recuperare identità culturale e sovranità nazionale, monetaria e alimentare, ma è anche quella di creare e fare comunità. In assenza di fare comunità, aumenteranno sempre di più non solo i crimini, ma soprattutto i suicidi per disperazione economica e per perdita dell’identità endogena. Ecco perché si deve appoggiare e condividere la richiesta di Le Castella a volersi staccare da Isola Capo Rizzuto. Benvenga! Sbaglia chi asseconda la logica della globalizzazione che cancella e accorpa Comuni, tradizioni, culture e usi, per inglobarle nei mega-comuni, ossia entità spersonalizzanti, calderoni dove l’individuo è tutto e niente, vale a dire, è solo anche quando sta in compagnia. – Prof. Saverio Fortunato, specialista in criminologia clinica

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    1. Esattamente Prof., lei con una macrovisione descrive proprio ciò che accade nel piccolo e nel caso di Le Castella.

      Accorpamento = Accollamento

      Ing. Giuseppe Mercurio
      Specialista in Ingegneria Clinica e I.C.T.

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