Peggio di Sculco c’è solo il Pd

Quello che sta avvenendo in queste ultime ore sul fronte alleanze è deplorevole. La nonchalance del Pd nell’acchiappare voti da tutte le parti incute timore per il futuro. In poche ore hanno accettato i voti del Nuovo Centro Destra di Tonino Gentile (il cinghiale, per intenderci), di Ottavio Tesoriere (quindi anche i voti di Matteo Salvini) e di Dorina Bianchi (sì, quella che il Pd ha demonizzato per quattro anni e mezzo e cioè fin quando Renzi non l’ha nominata Sottosegretaria). Succede che un partito dichiaratamente di sinistra vincerà il ballottaggio grazie ai voti della destra. Anzi, della destraccia visti i nomi. La rivoluzionaria in cattedra, Rosanna Barbieri, dovrebbe spiegare ai crotonesi come sia possibile e cosa l’abbia spinta ad accettare i voti di Salvini, dei fratelli Gentile (dunque di Piero Aiello) e di Dorina Bianchi (questi scontati come il penoso livello della campagna elettorale). Deve spiegarlo prima che arrivi ad indossare la fascia tricolore. E deve dire alla città quali contropartite darà ai suoi alleati last – minute.

Sarà costretta a dare l’ennesimo assessorato all’immancabile dottor Capocasale, passato più volte da sinistra a destra? E’ questo il rinnovamento di cui parla (anzi, blatera a questo punto) la dama di Peppino Vallone? Ci vuole davvero fegato ad abbracciare chiunque per vincere a tutti i costi e contemporaneamente dirsi portatori di rinnovamento. Anche perché i sostenitori a spada tratta della «prima candidata donna del centrosinistra» devono capire che i voti che arrivano dovranno poi essere compensati con qualcosa. Non è un incontro di beneficenza. Dunque, se dovrà dare poltrone ai vari Tesoriere e Capocasale (e non solo, vista la mole di voti di certi consiglieri eletti) con quali strumenti metterà in campo il rinnovamento? Evidentemente con quelli delle chiacchiere, tanto care ai galantuomini di via Panella che non sdegnano nemmeno i voti di Matteo Salvini. Mancano solo quelli di Forza Nuova e poi il quadro è completo.

Un partito BULIMICO DI POTERE, incapace di rinnovarsi al proprio interno

Il Partito Democratico è peggio della politica sculchiana, ampiamente e ripetutamente criticata qui su Il Pitagorico. E vi spiego perché la classe dirigente di via Panella è peggio di Enzo Sculco. E’ più o meno lo stesso discorso che ho fatto tra il pluricondannato Denis Verdini e Matteo Salvini.

Il modus operandi degli Sculco lo conosciamo e tutti (o quasi) lo critichiamo. Provano sempre a fare i jolly posandosi sul loro storico feudo elettorale. Saltano come grilli e, quando ci riescono, tengono per i capelli intere coalizioni. Brutto modo di fare politica, bruttissimo. Ma è questo e lo conosciamo (e per quanto mi riguarda, me ne guardo bene). Il Pd invece – che è un partito vero e proprio – cosa fa: si comporta allo stesso modo facendo alleanze con tutti, avanzando clientele ma gioca sempre la carta del fanciullo vergine appena arrivato (vedi Barbieri) facendosi scudo con «la brutta politica degli Sculco».

E no cari amici dem (poco dem), voi siete peggio di Sculco perché lui si dichiara, voi no. Siete alla continua ricerca di un’immagine nuova quando dietro avete più macerie che dignità. State prendendo voti da tutti ma continuate con la sfiancante retorica della buona politica, fatta di progetti e non di nomi. Ma smettetela, siete insopportabili: avete fatto danni per dieci lunghi interminabili anni e ora continuate – senza pudore – a circondarvi di tutto e tutti dicendovi comunque liberi e autonomi. In dieci anni avete distrutto questa città, l’avete resa schiava della vostra inerzia, della vostra incapacità, dell’ignoranza di certi assessori; l’avete gettata nel buio cosmico delle sedi di partito, l’avete smerciata fra i vari portavoti e oggi continuate con lo stesso mantra del 2011? Siete peggio di Sculco, è inutile vi nascondiate dietro le regole del gioco. Anche perché i votacci di Sculco vi sono sempre piaciuti, li avete sempre presi. Ci avete governato insieme e ora volete cavarvela scaricando tutto sull’altra coalizione, spacciando la candidatura rosa di una docente come un’assoluta interruzione di continuità col passato che ha disgregato questa città? Sarebbe troppo facile se qualcuno ve lo lasciasse fare indisturbati.

Avete avuto due mandati per ridare un colore e un sapore nuovo a Crotone. Avete fallito. E non ci sono scusanti. Avete fallito perché avete agito in funzione del vostro bacino elettorale e non per il bene della città. E’ un dato di fatto da cui è impossibile sottrarsi. E oggi state continuando: vi nascondete non svelando la squadra di governo; avete ricandidato l’incandidabile; avete accettato i voti di tutti; vi siete contraddetti all’infinito; avete fatto entrare in consiglio personaggi con più ombre che capelli (stesso discorso vale per La Prossima Crotone). Niente è cambiato, niente per cui valga la pena darvi fiducia, credervi, scegliervi in quanto un po’ più sani di Sculco. No, intanto perché non lo siete: la lunghezza d’onda sulla quale viaggiate è la stessa; e poi perché avete avuto tutte le opportunità per non diventare il “meno peggio” e le avete sprecate. Anche per questo siete peggio degli Sculco: non avete mai fatto del bene a questa città, mai. E oggi cercate i voti di tutti solo per mantenere i vostri status quo: basta, non siete credibili. Siete peggiori, questo sì. E nonostante tutto non avete avuto nemmeno l’umiltà e il coraggio di condurre una campagna elettorale netta e chiara, che prescindesse dal passato almeno mediaticamente. Siete stati arroganti dall’inizio alla fine: come se il passato non vi appartenesse, come se foste reduci da dieci splendidi e virtuosi anni di amministrazione cittadina.

Siete tutti espressione di un partito incapace di rinnovarsi, schiavo di logiche provinciali. Peppino Vallone – dopo dieci anni da primo cittadino – lo vedremo probabilmente candidato alla Camera (visto anche il suo «non lascio la politica»). Questo basta per capire chi siete e che nulla può cambiare se dopo due sindacature fallimentari il premio potrebbe essere uno scranno a Montecitorio.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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