No ai gggiovani gasati, sì ai giovani liberi

Sono insopportabili. Non credibili. Fastidiosi come Renzi quando parla di meridione. Utili alla comunità come le quote rosa lo sono alla causa delle pari opportunità. Sinceri come la candidatura (pseudo) rivoluzionaria della Barbieri. Tristi e patetici come chi diventa esperto di motociclismo non appena Valentino Rossi incanta, o di tennis non appena la Vinci e la Pennetta si scontrano in una storica finale tutta italiana. Chi sono? Semplice: i giovani che scendono in politica e si trasformano d’un tratto in Zanichelli della cosa pubblica alla stregua degli italiani che si reincarnano in novelli Bearzot durante gli Europei e i Mondiali di calcio.

Se con lo sport più amato del Bel Paese si può andare leggeri, non significa che lo si debba e lo si possa fare anche con la politica, anzi: per il bene della polis c’è necessità di figure credibili e preparate che non si interessino all’occorrenza perché bramosi di un posticino al sole, di una improbabile legittimazione personale o, come ancor più spesso accade, perché costretti da chi dà loro il pane. La cosa pubblica, anche e soprattutto a livello locale, ha bisogno di inventiva e non di retorica; di visione e non di vittimismo; di capacità e non di luoghi comuni; di libertà e non di retaggi.

Da queste parti invece troviamo gggiovincelli che interloquiscono esclusivamente con l’ausilio della retorica e frasi fatte, parlando di democrazia senza nemmeno conoscere le basi della scienza politica, difatti non considerando che sono fattori come il clientelismo a produrre un elevato numero di candidati e non il buono stato di salute della democrazia che, al contrario, è più malata, stressata, proprio quando più esaltata e “partecipata”. Sono cose semplici e basilari: chi le ignora palesa il dilettantismo con cui si affaccia al (pseudo) dibattito. Strano poi che a blaterare di buono stato della democrazia e di coalizione sana, nata da validi principi, sia un personaggio in corsa con la Sculco, figlia di un uomo la cui fama clientelare precede e rende inutile ogni qualsivoglia ragionamento su politica sana, democrazia e affini.

E’ un po’ come volersi dichiarare asciutti restando in acqua: o si è pazzi o si è in malafede. Chiaramente in malafede, visto che si arriva a lodare Enzo Sculco per i suoi «40 anni di sindacato VERO». Non c’è da stupirsi poi se all’interno della stessa lista e coalizione si trova un giovane impossibilitato ad accedere a tutte le competizioni sportive per via di un Daspo rimediato in una trasferta con il Crotone Calcio. Sarebbe straordinario se il candidato di #CrotoneinRete, una volta eletto, si ritrovasse con la delega allo sport. Paradossale certo, ma non per gli Sculco che dell’etica politica anziché un pregio ne hanno fatto un avversario. Incoerenti e indifendibili su tutta la linea: partendo da Catanzaro con la figlia che non ha ancora capito se essere carne o pesce, passando per le condanne del povero papà (a proposito: ma Enzo li ha restituiti gli 11.000 euro ai crotonesi?) sino alla scelta dei candidati da piazzare in lista.

Sarebbe troppo facile dimenticare tutto mettendo un incensurato Ugo Pugliese a capo di una colazione che si regge sul «clientelismo»: chi ha la città di Crotone per le palle non merita né rispetto né possibilità di essere creduta: questa è gente che va condannata pubblicamente perché guarda alla città come a un giocattolino da usare a proprio uso e consumo. Il tutto senza alcuna logica morale, etica e legale. Abili e furbi, pescano nella società civile per mascherare l’inciviltà (politica) che dalle loro parti è padrona, gasando le personalità più disparate allo scopo di farle piacere a tutti quando poi, in realtà, non fanno altro che raggruppare quasi esclusivamente arrampicatori sociali che parlano di cose che non conoscono. E tra l’altro senza alcuna vergogna. Per fare un esempio, nelle liste degli Sculco si trovano ragazzi che, nonostante l’aggravante della laurea, non riescono a leggere per bene una notizia, travisando fatti e conseguenze. E nonostante ciò, vorrebbero aprire il Comune in nome della loro giovinezza, spacciata come chissà quale talento. Giovani sì, ma di facciata quelli che ruotano intorno all’area Sculco.

C’è da dire poi, che chi vuole piacere a tutti merita di essere disprezzato da tutti. La differenza sta qui, tra i giovani e i gggiovani. Perché ci sono giovani che combattono per cose in cui credono e gggiovani che si arrampicano. Io non ho dubbi su chi merita rispetto e chi, invece, merita sputi metaforici. Né, tanto meno, ho dubbi su quale sia la categoria di giovani che domina questa città: disinteressati a qualsiasi cosa abbia a che fare con la politica, si scoprono poi ragazzi e ragazze dai sani principi in funzione delle elezioni, convinti magari dai genitori a cercare un posticino al sole o a sposare la causa di quel candidato che se poi esce ci aiuta.

FLAVIO E ANDREA, DA SOLI CONTRO I POTENTATI 

Se a Crotone i gggiovani che si dicono vogliosi di cambiare la città e di «liberarla da chi l’ha ridotta così» sono in larga parte candidati proprio con quei potentati a cui dedicano i loro strilli populisti senza anima, a Rossano c’è un giovane che da anni combatte per il suo territorio, senza alcuna retorica ma con la passione di chi ci mette le capacità, la continuità, il coraggio e l’amore per la politica. Il tutto standosene lontano da imprenditori con decine di aziende e politici con 50 anni di grigiore alle spalle.

"Mo Basta" - 12 novembre 2011
“Mo Basta” – Crotone, 12 novembre 2011

Era il 12 novembre del 2011 la prima volta che sentii parlare (di) Flavio Stasi. Sul palco di quella grande manifestazione che chiedeva la fine del commissariamento dei rifiuti, risultò – non solo ai miei occhi – il più grande perché palesemente il più vero. Non appena finì il suo intervento, andai direttamente a stringergli la mano dicendogli un semplice quanto sentito «grazie». Avevo diciotto anni ed ero il rappresentate del mio istituto. Quelle parole mi apparvero più grandi di quanto forse non la sarebbero oggi, ma quella grinta era vera, sana, destinata a non spegnersi e a continuare. Stasi ha sempre fatto politica e oggi, a poco più di trent’anni, si candida a primo cittadino della sua città alla guida della coalizione “#RossanoPulita“. Ed è qui che quelle doppie gg fanno la differenza vera tra i giovani e – per l’appunto – i gggiovani: anziché accettare un posto in una lista senza anima e starsene tranquillo (si fa per dire) in uno scranno, ha messo la faccia e ha riunito uomini e donne, in quattro gruppi di supporto, intorno all’idea che il cambiamento è possibile solo se si agisce in prima persona e liberi da padrini e padroni di ogni tipo. Per intenderci, Flavio Stasi (col quale non condivido certo un’appartenenza politica) non si è fermato nemmeno davanti alle intimidazioni che subì nel maggio del 2011, quando tre uomini lo aggredirono brutalmente. A dimostrazione che le sue battaglie sono dettate da valori più nobili e superiori a qualche like improbabile sui social o ad una misera pacca di compiacimento sulla spalla.

E se l’esempio di Flavio Stasi non dovesse essere sufficiente, è la storia recente di casa nostra a ricordarci – in maniera prepotente – che provare a cambiare le cose senza dover necessariamente finire nelle mani di Enzo Sculco è possibile. Servono piccole cose come competenza, passione e schiena diritta. Aveva solo 21 anni, Andrea Arcuri, quando nel 2011, dopo anni di battaglie sul territorio, si presentò con la sua lista (Stanchi dei Soliti) in contrasto alla solita classe dirigente che ancora oggi ritroviamo in campo. Libero e coerente, con i suoi 1050 voti, sudati nei rioni e coi comizi, non si apparentò con nessuno perché il suo scopo non era emergere a tutti i costi ma emergere per cambiare Crotone a cui ha dedicato gran parte della sua vita. Arrivò primo tra le liste civiche e passò alla storia come il candidato più giovane della città, ottenendo difatti un risultato straordinario.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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