A Crotone la ‘ndrangheta non esiste

Siamo sicuri che Crotone sia una cittadina calabrese e non un immacolato cantone svizzero? No, perché nonostante qui le logiche ‘ndranghetiste siano alla base del vivere quotidiano, a nessuno pare importare se, ad esempio, all’interno delle liste elettorali – che da qui a breve andremo a leggere – potrebbero occupare posti di prim’ordine personalità non proprio limpide o, peggio ancora, se in partiti importanti, come ad esempio quello Democratico, potrebbero esserci uomini, anche di peso, che rispondono direttamente a famiglie di potere mafioso. Sono domande lecite quanto generiche. Per dire: siamo sicuri che i rapporti clientelari con cui storicamente gli Sculco si rapportano alla politica siano liberi da contaminazione ‘ndranghetista?

La ‘ndrangheta la conosciamo e conosciamo pure la sua straordinaria capacità ad insediarsi all’occorrenza, pertanto tali domande oltre a essere lecite e non banali dovrebbero essere poste all’interno del dibattito pubblico, in virtù – e non solo – delle elezioni di giugno. Ovunque c’è potere c’è concreta possibilità che la ‘ndrangheta bussi o che sia direttamente impegnata o comunque vicina a chi il potere lo detiene o lo rincorre. Sarà, ma qui davvero la ‘ndrangheta e i suoi derivati paiono non esistere. Si parla di tutto tranne che di questo.

Va anche detto che quella crotonese, rispetto alle altre ‘ndrine calabresi, non sia poi così tanto forte e che nel tempo ha perso molto potere. Ciononostante ha le sue logiche e muove i suoi interessi e quella della provincia (vedi la famiglia Grande Aracri di Cutro in Emilia Romagna) fa affari d’oro nel nord Italia. Senza dimenticare che il silenzio non significa assenza ma attività.

Se Atene piange, Sparta non ride. Se la politica non si interroga e su questo come su molti altri fronti si mostra indifferente, l’opinione pubblica riesce a fare peggio. Quando il patron del Crotone Calcio finì, nuovamente, sotto i riflettori della Dda di Catanzaro nessuno si fermò a riflettere ma tutti – politica locale e nazionale compresa – si schierarono contro la Procura e lo fecero per partito preso, a prescindere da ogni dato, da ogni fatto. Del resto la politica e l’opinione pubblica sono l’uno lo specchio dell’altro. Sia chiaro: non si accusa Vrenna di essere vicino alla ‘ndrangheta (per questo ci sono i processi) ma l’opinione pubblica e la politica di incapacità cronica a scindere e riflettere, considerare i fatti per quello che realmente sono. Ovviamente tutto fiato sprecato: la capacità di pensare e di farlo liberamente da queste parti è cosa sconosciuta. Non si va oltre la squallida retorica di chi vuole emergere a tutti i costi o di chi non ha altro strumento di questo. Il massimo interesse che si ha è verso il nulla più assoluto.

Per non parlare delle giovani generazioni perse in lotte virtuali dai contenuti miseri e dai guadagni improbabili: like che si traducono in considerazioni, in una sorta di legittimazione, come qualcosa che dica loro sì, voi esistete. E’ terra del nulla, del poco, del grottesco, del pallido interessamento. Qui se la ‘ndrangheta è più o meno intrecciata con la politica interessa a pochi perché il resto considera queste cose di non propria competenza o, in qualche modo, giuste, normali, nulla per cui valga la pena preoccuparsi perché “cose” distanti. Ma guai se il politico ruba i gettoni di presenza: queste sono cose imperdonabili per i cittadini schiumosi di rabbia. Chiaramente non prima che Giletti abbia dato il consenso.

Vero è che la politica ha generato disaffezione ma qui il problema è storico, viscerale. E di conseguenza è la stessa classe politica a sguazzare in questo disinteressamento, in questo pressappochismo che ha portato a ricoprire incarichi più o meno di rilievo persone che con la politica e il concetto di polis sono più che agli antipodi. Diciamo due rette parallele, due universi distinti e separati.

Oltre alle storiche associazioni nessuno si occupa o si preoccupa della ‘ndrangheta. Per la città è indifferente, forse un tabù. La politica si fa viva solo nei cerimoniali di rito o quando obbligata dai fatti di cronaca. Nel frattempo questa entità nera si legittima e continua i suoi affari (anche) con la politica, dunque continua a tenere in ostaggio la concreta quanto remota possibilità che la città esca da questa eterna impasse economica, sociale, politica e culturale.

Che dunque i partiti, i gruppi e le liste civiche guardassero al proprio interno prima di parlare di sviluppo, libertà e classe dirigente. La ‘ndrangheta è viscida e più vicina di quanto non si immagini. E le famiglie ‘ndranghetiste hanno i propri emissari (in grado di parlare un discreto italiano) che devono – come da prassi – inevitabilmente farsi le ossa (e non solo le ossa) nella politica. Ma probabilmente sono solo suggestioni e qui la ‘ndrangheta non esiste, nessuno paga il pizzo e la politica è completamente immune da ogni possibile contatto ravvicinato del terzo tipo.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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