Senza una classe dirigente non avremo mai una città

In dieci anni di agonia vallosculchiana prima e solo Democratica poi, Crotone non ha fatto passi avanti. Anzi, il suo modus vivendi è palesemente peggiorato rispetto al 2006. Un dato, questo, sotto gli occhi di tutti salvo quelli del sindaco e degli assessori, persi in patetici comunicati stampa in cui, da una parte, elogiano il loro lavoro decennale (tipo aver perso 1,5 milioni di euro per i lavori di Via Tellini?) e, dall’altra, si giustificano con i limiti che i comuni hanno in questo difficile periodo di crisi. Per carità, la situazione dei Comuni italiani non è rosea, ciononostante mantenere una città in ordine, pulita, rendendola vivibile e minimamente funzionale alle esigenze del cittadino non richiede tanto un dispendio di tipo economico (e non stiamo qui a parlare degli sprechi e delle consulenze agli amici di cui si è reso protagonista il Pd in dieci anni) quanto uno di energie e visione, capacità di pensare e mettere in atto progetti sostenibili ai fini di una città più viva.

In dieci anni – persi tra rimpasti, contentini e liti interne – non un progetto a lungo termine, non una riqualificazione fatta bene; solo pastrocchi lasciati a metà e realizzati in maniera superficiale, senza alcuna attenzione ai dettagli. Tanti lavori – molti dei quali con soldi destinati ad altro, tipo all’aeroporto – fatti male, conseguiti solo per mettere una pezza ma senza alcuna visione precisa. Data la concezione, triste, che hanno del ruolo dell’amministratore, credono basti mettere due mattonelle per poter dire di aver «fatto» qualcosa, sentendosi in pace con loro stessi ma ancor di più con la pubblica opinione (che da queste parti è molto limitata). Non mettono in conto che non è dal numero di interventi che si valuta il lavoro di una classe dirigente – attiva per dieci lunghi anni sul territorio – bensì dalla qualità e dalla funzionalità di essi, nonché dalla adattabilità che avranno alle esigenze di domani.

Si potrebbe entrare nello specifico di parte di quei lavoracci che, camminando, si notano per strada o che lamentano molti rioni delle periferie come del centro; o, ancora, riportare le vie centrali in cui l’immondizia viene lasciata ai gatti e ai topi anche nel periodo estivo o dove il verde pubblico è diventato verde abbandono. Per l’appunto si potrebbe, ma su questo spazio si preferisce osservare e criticare la scarsa capacità di chi vuole amministrare a tutti i costi e stila programmi pseudo rivoluzionari che sa già di non poter attuare mai, tenendo campagne elettorali senza preoccuparsi minimamente di dire cose che non esistono pur di poter insediarsi e continuare a mantenere lo status quo (insieme a personalità ombrose già note alla magistratura), forse anche con un ghigno sul viso, al netto delle difficoltà dei comuni che volutamente non vengono considerate per poi essere usate come giustificazioni ad amministrazioni fallimentari, senza qualità e ambizioni concrete.

L’avvocato Peppino Vallone, insieme a parte dei suoi assessori con la terza media e le loro amicizie poco limpide, è la sintesi perfetta di come annientare il senso civico, dissuadere i cittadini dall’amare il territorio, decrescere anziché avanzare. In dieci anni non è riuscito a stilare un piano per la raccolta differenziata (ultimi in Calabria) o, ancora, a riqualificare a dovere il Centro Storico, attraverso interventi mirati – e non a macchia di leopardo – in grado di offrirne un’immagine rinnovata e pulita mantenendone comunque il profilo storico e suggestivo. Basti pensare che da Bastione Toledo al Museo Civico, la riqualificazione è avvenuta in maniera grossolana, con battuti in cemento seguiti da altri in pietra. Per non parlare dell’imbarazzante riqualificazione – così come hanno avuto il coraggio di chiamarla – del lavatoio, ovvero quello spazio che collega la Villa Comunale (in condizioni pessime, privata della sua funzione di luogo di ritrovo e cultura) e la Discesa San Leonardo: in un contesto storico, fatto di mura altissime (quelle del Castello di Carlo V) e luoghi come il Museo e il Principe di Piemonte, è stato impiantato qualcosa di indefinito, un’opera e una specie di fontana (ad oggi non più funzionante tra l’altro) oggettivamente brutte ma ancor di più fuori contesto nella maniera più assoluta.

Un po’ come la volontà, avanzata da Vallone e i suoi e poi scampata grazie alle denunce di diverse associazioni culturali, di riqualificare l’antico Castello di Carlo V con strutture in ferro e altre modernità totalmente inappropriate che, per altro, avrebbero comportato spese enormi.

Del resto se una classe dirigente è composta da elementi come Michele Marseglia e viene scelta col “metodo Devona” ci si può, e deve, aspettare di tutto: un po’ come l’olio e l’acqua, questa amministrazione è riuscita nella straordinaria impresa di mischiare elementi – tipo Marseglia e l’ambiente – che per natura – come l’olio e l’acqua per l’appunto – sono agli antipodi, non compatibili, non accostabili. Di questo a Peppino Vallone e all’intero centrosinistra crotonese ne va dato atto: come del resto per la nomina di Giancarlo Devona ad assessore ai lavori pubblici, avvenuta non per meriti ma per pressioni di partito. Nulla di cui meravigliarsi, loro la città la intendono come un fortino dove chi ha di più spartisce in base alle offerte o alle pressioni, non guardando al bene o alle competenze. Francamente, poi, viene difficile pensare a competenze in un contesto in cui Crugliano Pantisano rappresenta una pedina importante; pedina che la città potrebbe, addirittura, ritrovarla come sindaco. Va detto che la meritocrazia, con questo centrosinistra, ha dato i suoi frutti: al contrario ma li ha pur sempre dati.

Se costruisci una classe dirigente di mediocri e pacchetti voto fatti a persona, la città non può che ritrovarsi nell’oblio dopo dieci anni passati a rimpastare giunte e a fare e disfare alleanze. Non è un caso se il fatto più eclatante che venga in mente non appena si pensi a Pantisano o a Vallone sia la patetica questione di gettonopoli: se dopo dieci anni si viene ricordati esclusivamente per uno scandalo (per altro di quelli da poveracci senza dignità) significa che si è andati oltre il fallimentare, si è scoperto un livello superiore, il Vallimentare per l’appunto. Una città non sarà mai tale se la classe dirigente sarà scelta così, come viene scelta qui nella terra del buio, dunque a prescindere da ruoli e capacità ma solo in virtù dei voti portati e dei pugni che si battono nelle sedi di partito.

Tanto, poi, è l’amore per la città così come è tanta l’attenzione con cui guardano ad essa, da non aver attuato misure per impedire il proliferare di affitti in nero di case ad extracomunitari (trattati come animali), prostitute e spacciatori all’interno del Centro Storico, luogo di degrado e assoluta vergogna. Un posto che in altre realtà viene riqualificato al fine di incentivare le giovani coppie ad acquistare casa nel fulcro della città, così da renderlo punto strategico di vita attiva e di passaggio e non di ghettizzazione ed emarginazione come invece accade a Crotone. Fortunatamente, con l’apertura di locali giovanili ad opera di privati, il degrado proliferato in questo decennio è stato in parte ridotto. Ma non basta, il Centro Storico merita rispetto e considerazione proprio in virtù della sua storia e di ciò che rappresenta nonché per la sua posizione strategica che porta i turisti e i crotonesi ad addentrarsi in una giungla fatiscente, colma di odori sgradevoli, dove le regole e il senso civico sono utopia e l’emarginazione è il punto di forza.

Nonostante la realtà sia questa, Contarino, Molè e Dominijanni parlano di un Centro Storico profondamente riqualificato. Come Marseglia, anche loro, evidentemente vivono su Marte. Bastassero due fiori all’anno per riqualificare una città, non si avrebbero davanti gli obbrobri che invece si è costretti a vedere ogni giorno, camminando per le strade di quella che, solo agli occhi del centrosinistra crotonese, pare essere una città.

Come se tutto questo non fosse già abbastanza, negli ultimi giorni si stanno mostrando in tutta la loro grandezza – si fa per dire – politica. Da Via Panella ci arrivano stralci della più grande tragicommedia della storia: prima il disperso e «lungimirante» Sergio Iritale propone come candidato a sindaco una donna (un ragionamento che solo lui ha capito), poi, dopo tanti proclami e rientri, la federazione locale ha deciso per le primarie a due tra una donna, la Melillo, e Pantisano. D’un tratto, senza alcuna spiegazione valida, la Melillo si ritira e tutti spingono per Pantisano. Da Roma però vogliono un uomo che li avvicini all’area Sculco (del resto da quelle parti stanno con Verdini) ma a Crotone, la fazione valloniana, impone il pupillo (che si autotrombò alle ultime regionali) di Peppino. In pratica Crugliano Pantisano sarà il candidato a sindaco grazie a delle primarie ad arte, indette solo per liberagli la strada con il ritiro improvviso – probabilmente preventivato –  e senza alcun senso della Melillo.

Se in dieci anni hanno superato il concetto di fallimento, nei prossimi cinque, con Pantisano al comando, che succederà: riusciranno a sfondare i muri del suono restando comodamente seduti nel Palazzo di Piazza della Resistenza?

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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