Un penoso “match politico” senza contenuti

Uno spettacolo indecoroso quello andato in onda su Esperia TV. Gli interventi visti a “Match Pol”, il nuovo format di Salvatore Audia, sono stati di una bassezza unica e di un’inutilità superiore alla candidatura di Giancarlo Rizzo per Fiamma Tricolore a sindaco di Crotone. Il motto del programma è “incontri e scontri”, come dire: noi ve l’avevamo detto. Il punto è che gli “scontri” avrebbero avuto ragion d’esistere a patto che ci fossero stati gli “incontri”, e di questi nemmeno l’ombra. Gli incontri prevedono infatti una scaletta ben definita che possa dare il la allo sviluppo dei temi da dibattere: come mantenere l’aeroporto in vita?; come risolvere il problema del fallimento delle partecipate?; il Pd e gli altri candideranno gli uomini coinvolti in gettonopoli? E se sì, con che faccia?

E ancora: in merito alla bonifica, cosa può davvero fare il Comune di Crotone?; in cantiere ci sono idee e misure in merito all’urbanistica, alla sicurezza, alle sanzioni per chi sporca e non fa la differenziata?; e a proposito di differenziata: qualcuno ha un piano serio e concreto per dare il via a un processo volto a ridurre i rifiuti e ad accrescere il senso civico? E cosa più importante: qualcuno ha in mente un modello città?

Considerato questo step, gli scontri teatrali che abbiamo visto avrebbero avuto un minimo di legittimazione, ma niente: una zuffa imbarazzante sul nulla che ha affossato il dibattito e reso nullo l’obiettivo del direttore di «unire due mondi (politica e cittadini) che non si parlano più».

Come visto, le domande e i temi da trattare c’erano ed erano anche tanti ma a questi, evidentemente, si è preferito lasciare libero arbitrio ai contendenti privi di entusiasmo (Meo escluso) che quasi parevano essere fuori luogo, trasportarti in un tribunale e non in una tribuna di confronto. In due ore di trasmissione non è uscito nulla di concreto anche per una conduzione che, come al solito, ha rasentato l’atmosfera che si crea al bar con quattro amici davanti ad un caffè diplomatico, dove si parla e si pongono domandine che non portano a nulla. Non solo colpa del conduttore, chiaro: come detto, anche i protagonisti hanno dimostrato di non avere niente in testa né di avere ancora maturato le basi del confronto politico, poiché distanti dalle logiche minime che caratterizzano la polis o forse perché troppo fedeli alle trasmissioni Mediaset dove si grida (Meo) e ci si difende senza dire però nulla (Sculco); si sta zitti dicendo un mucchio di ovvietà (Caiazza) e si sogna rasentando la commedia comica (Turino).

L’avvocato Meo, che negli anni passati è stato vicino a Sculco, ha provato a prendersi la scena parlando di problemi seri all’interno del Consiglio Comunale (e della finta opposizione fatta da Flora) senza però rendersi conto di attaccare anche se stesso: un autogol clamoroso che, di riffa o di raffa, gli ha comunque giovato; la Sculco invece, ha voluto atteggiarsi a grande pezzo da novanta della politica (tanto i voti li metta papà), provando a sminuire gli avverarsi (anzi, l’avversario Meo) con l’ausilio di battutine e con riferimenti ironici alle denunce fatte dal consigliere Meo (è evidente che quando si parla di tribunali soffre parecchio), nonché tentando l’impresa di passare per la parte propositiva («Ma cosa proponi oltre a gridare?», ha ripetuto per tutta la puntata a Meo) fallendola miseramente. Nel calderone, la maschera di Enzo, ha buttato temi affini alla «coesione» e alla «democrazia»: ha forse dimenticato che il padre tiene sotto scacco la politica crotonese da una vita?

Caiazza poi, catapultato lì da Crugliano Pantisano, assente per motivi «istituzionali» prima e «personali» dopo, non è riuscito a dare forza alle sue idee che, vista l’età, dovrebbero esserci, animando al contrario la sagra dell’ovvio e del distante dalla realtà: ha parlato di mare e spiagge con leggerezza, buttando dati qua e là e biascicando di organizzazione partitica, dimenticandosi che le primarie nella federazione dem di Crotone sono utopia, finzione, un sogno, ma niente di veramente realizzabile visti gli interessi che risiedono in via Panella. La figuraccia vera l’ha però fatta quando a domanda di Audia, «Perché avete detto no alla Sulco e sì a Dorina», non ha saputo rispondere come invece ci si aspettava, chiudendola con qualcosa di indefinito che ha oltrepassato perfino il politichese più banale. Infine troviamo Gianfranco Turino, leader di un partito che non c’è  (Fratelli d’Italia). Lui è stato il più comico e in alcuni frangenti anche il più serio: difatti ha avuto ragione piena quando ha parlato di mancanza di identità in città nonché dell’assenza di un appellativo da affiancare al nome di Crotone («Che città è la nostra?», si è domandato: culturale, post – industriale, agricola? Non si sa) ma poi l’ha sparata davvero grossa quando ha blaterato di posti di lavoro, legati al porto, che si otterrebbero in quattro e quattr’otto. La sua difesa non ha poi convinto quando Meo l’ha accusato di essere un assiduo frequentatore di via Roma (la sede degli Sculco).

Quello uscito fuori è un quadro desolante che ci mette di fronte a molte realtà. Una su tutte credo abbia a che fare con la statura degli uomini e con la qualità delle proposte: dovrebbero distinguersi dal passato e invece riescono addirittura a fare peggio, alimentando rimpianti. Il che è davvero paradossale. Anche se la Sculco, in realtà, rappresenta il passato mai passato. Ma questo particolare pare l’abbiano dimenticato in molti.

Non è poi mancato il fattore Salvini, e cioè quella brutta costante che vi si presenta non appena la politica si avvicina alle telecamere: nessuna proposta, nessun confronto con la realtà ma soltanto riferimenti ai lavoratori in difficoltà e alla gggiente più in generale.

Ad ogni modo, è stata la prima puntata di un nuovo format (alla cui nascita, forse, questo blog ha contribuito in maniera indiretta) che ha tutto il tempo per migliorarsi a patto che si prenda consapevolezza e non si giochi a scimmiottare modelli già, di per sé, vecchi e poveri di stile.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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