Flora parla di rinnovamento ma di cognome va Sculco

Forse nella prossima futura Crotone vedremo un po’ di coerenza e un po’ di autonomie in più ma di certo non in questa. Ieri Flora Sculco, la figlia di Enzo, ha presentato una super coalizione fatta per lo più di liste e listicine. Partiti veri e propri, per il momento, zero. Insieme a lei, tra gli altri, l’UDC (chiamarlo partito sarebbe troppo) e il notaio Benedetto Proto, ex Presidente del Consiglio Provinciale. Non solo: nel mucchio selvaggio anche Calabria in Rete (la lista che ha portato la Sculco in Regione ma che, di fatto, non ha una vita propria) e Laboratorio Crotone – Idee in Rete, movimento vicino a Maria Bonaiuto, la direttrice di Crotone24News.it (diventerà portale di partito?).

La vera notizia è però il mancato accordo con il Partito Democratico, ora in vera crisi d’identità senza il suo alleato di riferimento. Se nel 2011 l’abbandono di Sculco non si fece sentire più di tanto, quest’anno potrebbe non essere la stessa cosa considerati gli ultimi due mandanti fallimentari – un intero decennio, non dimentichiamocelo – per gli uomini di via Panella, che in teoria dovrebbero godere dei malumori dei cittadini. In teoria però: perché a Crotone e in Calabria niente è sicuro e potremmo ritrovarci sindaco un Crugliano Pantisano qualunque nonostante dieci anni di assenze e regressi. Non solo la scarsa memoria dei crotonesi, il rischio di ritrovare un Pantisano al posto di Vallone potrebbe essere dato dalla debolezza dei concorrenti: poco radicati sul territorio, dispersi e ancora con le idee poco chiare: il centrodestra rimane una triste incognita a meno di tre mesi dalle elezioni; il Cinque Stelle ha candidato uno sconosciuto Ilario Sorgiovanni; il resto del parterre, come già detto, serve solo a spezzettare il voto e ad apparentarsi in caso di ballottaggio. Per il momento, dunque, la sfida vera è tra i Democratici e i DemoKratici: a differenziarli solo una lettera (la parte visiva, nemmeno quella fonetica), nient’altro. L’obiettivo comune è mantenere o recuperare il potere politico nella città di Crotone. Difatti non si contrappongono su linee di tipo programmatico (potrebbero prendere i programmi da un cilindro e farli propri senza problemi) ma esclusivamente sugli uomini che riescono a portare in campo. Non a caso si corteggiano a vicenda e quando non trovano accordi, vanno alla ricerca dei vari Proto da una parte e volti giovani – preferibilmente fuori dal partito – dall’altra.

Teoricamente la Sculco non potrebbe risultare credibile quando parla male dei dem crotonesi, poiché li appoggia in Regione. Ma fin quando le permetteranno di fare il buono e il cattivo tempo non potrà che avere due o più facce, a seconda dei contesti, con una nonchalance disarmante. Anche perché conviene a tutti. E proprio questa sua flessibilità, (troppo) apprezzata da molti, potrebbe valerle l’appoggio della Stasi e del Gruppo Marrelli. Sempre che la Vice Peppe non cambi idea all’ultimo minuto e scenda in campo col centrodestra.

Per quanto riguarda il succo uscito fuori dalla presentazione de “La Prossima Crotone”, le parole si sono dimostrate le solite e per tutti uguali: «Invertire la rotta», «Senso civico», «Vitalità dell’aeroporto». Insomma, nulla per cui valga la pena credere che una coalizione (che poi sarebbe un unico agglomerato) guidata da Enzo Sculco (seppur dietro le quinte) possa davvero fare il bene di Crotone. 

Per prima cosa, se non l’ha ancora fatto (al momento pare di no ma mi avvolgo del beneficio del dubbio) e se ha voglia di fare qualcosa di concreto per la città, potrebbe restituire gli undici mila euro all’ente Provincia, così come recita una recente sentenza che ha condannato il cavallo pazzo della politica calabrese. Ma non credo ne abbia voglia visto il suo «Me ne fotto!» quando, più o meno un anno fa, gli comunicarono che, per via della condanna in definitiva a quattro anni per concussione, avrebbe dovuto restituire il vitalizio fino ad allora maturato. Una volta firmato l’assegno, la figlia risulterebbe anche più credibile (giusto un po’).

Al di là dei soldi e dei debiti con la cittadinanza, il vero dramma è che un uomo del genere, in una comunità normale, con un minimo di memoria, non sarebbe credibile nemmeno dopo una plastica facciale: si parla di un uomo che ha già dato (troppo e male) alla città e sul cui capo pendono gravi condanne. Figuriamoci la figlia, che parla di «rinnovamento» e «nuova classe dirigente» avendo per l’appunto il padre alle spalle.  Perché parliamoci chiaro: Flora non esiste; Flora è una maschera che indossa Enzo. Ergo, quando Flora aspira al rinnovamento dimentica il suo cognome. Così come la stampa e gran parte della città a cui tutto questo non interessa minimamente.

Insomma, i volti noti che hanno presenziato all’incontro di ieri ci dicono solo una cosa: un succoso feudo elettorale a cui attingere è più importante di ogni altra cosa.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

2 pensieri su “Flora parla di rinnovamento ma di cognome va Sculco

  1. Sig. Antonio Belluomo Anello, o chiunque tu sia per davvero, la invito cortesemente a rettificare la sua illazione nei confronti del portale web Crotone24news.it di cui io sono il proprietario. Il mio giornale non è mai stato e non sarà mai organo di partito, figuriamoci quello di Enzo Sculco. La dott.ssa Bonaiuto si è volutamente dimessa dall’incarico di coordinatrice del Laboratorio Crotone proprio per salvaguardare l’integrità e l’onestà intellettuale del mio giornale, la cui imparzialità lo ha reso il notiziario web più seguito della provincia. Pertanto la invito molto caldamente a rettificare le sue congetture.
    Angelo Cerminara
    Editore Crotone24news.it

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    1. Già il fatto che lei metta in dubbio la mia identità, la dice lunga sulla sua tranquillità. Poi, quello da me posto, non è un’illazione ma un lecito dubbio che, pertanto, non ritengo doveroso rivedere. La signora Bonaiuto, contro la quale non ho nulla, non fa più parte del movimento ma rimane comunque molto vicina allo stesso.

      Saluti

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