Crotone, una comunità acritica che cerca solo la copertina

La critica, intesa come espressione di punti di vista, riflessioni, inviti a fare meglio, è un fattore importante all’interno di una comunità di persone. Quando questa è assente determina vuoti di tipo partecipativo, in quanto viene meno l’opportunità di mettere in discussione e dunque fermarsi a riflettere e a discutere. La critica non deve, in alcun modo, essere intesa come un attacco preconfezionato perché la critica, quando libera, rappresenta uno strumento per migliorare le cose. Quantomeno l’aspetto teorico che, tecnicamente, dovrebbe poi sfociare in quello pratico.

Purtroppo non tutti la percepiscono in questo modo. Molti, infatti, non riescono a capirne la lealtà e l’alternativa che rappresenta rispetto all’informazione classica, quella che, per capirci, si limita alla sola diffusione di notizie e a confezionare copertine. E il punto, a mio avviso, è proprio questo: la nostra, essendo una comunità storicamente acritica, preferisce la copertina alla critica. E i motivi sono tanti. Intanto la copertina funge da vetrina e non mette nulla in discussione, e poi perché non comporta alcuna perdita in termini di immagine – al massimo la esalta – e non pone dubbi sui modus operandi degli attori, siano questi politici, sociali o civili.

Per esempio, quando si parla della democristianità di Esperia TV e del suo direttore, della irrilevanza politica dei Giovani Democratici di Crotone o ancora dell’instabilità dei meet – up grillini, lo scopo non è screditare queste figure ma al contrario è quello di suonare la sveglia. Quando ho scritto che la TV che fa Salvatore Audia è democristiana e quella di Paolo Marra  – sempre su Esperia TV – è la classica e ormai insapore televisione della ‘nduja, il mio obiettivo era quello di provare a smuovere qualche coscienza critica, senza offendere nessuno. Il risultato? Insulti da parte di Marra e persone vicino al canale televisivo che hanno spostato l’attenzione dal contenuto. E questo è solo un esempio. Per non parlare di quando ho detto che i grillini così come sono organizzati hanno seri problemi di leadership: insulti alla mia persona e nessuna replica alla critica. Tutto questo perché, tutti loro come altri, non amano la critica e sono abituati (e aspirerebbero) alla copertina senza anima, quella che elogia e racconta i fatti con l’ausilio di quella insopportabile e smielata retorica, tanto cara a molti giornalisti e commentatori di casa nostra. Ma io non me la prendo, anzi: questo, oltre a confermare il mio pensiero, mi spinge a fare di più e a fare meglio; a perfezionare e ampliare la critica e a non cadere nella retorica.

Il perché di tanto astio verso la critica è presto detto: questa, spesso, ricorda al re di essere nudo. E la citazione della storica favola di Andersen, non è affatto casuale. Quando la bambina, adagiata sulle spalle del papà, urla alla folla «Ma il re non ha niente addosso!», il re, pur essendosi reso conto di essere stato imbrogliato, per non ammetterlo dinnanzi a tutto il popolo, continua a fingere fino all’ultimo. E così avviene qui: quando qualcuno avanza dubbi, perplessità e critiche il massimo del riscontro è caratterizzato da insulti e tristi – quanto preoccupanti – silenzi.

Il senso critico è il sale di un sistema democratico funzionante. E qui, il senso democratico, non ha mai trovato terreno fertile perché, nella nostra comunità, mancano l’esposizione e l’interessamento. Di conseguenza, tutto ciò che è correlato a questi elementi, viene meno. Dalla critica, dunque, bisognerebbe trarre la sua linfa al di là dei protagonisti – siano in negativo che in positivo – anziché provare – inutilmente – a delegittimarla con insulti e silenzi improbabili. Anche perché questo, per proprietà intrinseca della critica stessa, la spinge a dare di più.

Un’altra conseguenza dell’assenza di senso critico, che conferma quindi la sola ricerca della copertina, è l’indignazione, lo stupore, la meraviglia, il godimento che si presentano quando la città viene ripresa dai media nazionali. Ricordate il teatrino mediatico da sua maestà Massimo Giletti? In quell’occasione la città (ragazzi e adulti), che fino a quel momento aveva dormito sonni tranquilli, uscì allo scoperto e si armò di indignazione sui social e nelle piazze. Il tutto, ovviamente, durò da Natale a Santo Stefano. Ma in quei giorni il vero spirito della città, quello che caratterizza lo stato democratico e partecipativo di Crotone, uscì fuori e fornì la sola lettura che potesse offrire: e cioè di una città alla continua ricerca di eroi, che alla critica costruttiva preferisce la copertina patinata fatta di nulla mischiato a retorica e abominevole pressapochismo.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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