I meet – up in corto circuito anche a Crotone

I grillini continuano a giocare a nascondino quando il problema è chiaro a tutti da molto tempo: il M5S è un partito e da tale va gestito. Non si può pensare di lasciare tutto in mano ai meet – up locali e non aspettarsi guai – e percentuali imbarazzanti come a Reggio Calabria e alla Regione Calabria – se non ci si dedica alla ricerca e all’inserimento di ruoli di coordinamento. Ci sono realtà pentastellate dove si fa a pugni e si litiga perché uno vale uno ma Caio accusa Tizio si valerne mezzo in più rispetto agli altri e Tizio, a sua volta, accusa Caio di essere in combutta coi portavoce nazionali. 

Le tante regole, senza un controllore, sono diventate inevitabilmente un pretesto per avere ragione uno sull’altro e fare a gara a chi è più grillino. Grillo, ai meet – up, dà solo la certificazione (su basi ridicole, senza distribuire potere e responsabilità di comando), dopodiché i componenti – spesso cittadini improvvisati – sono liberi di giocare a fare politica, delirare e finire in situazioni molto più grandi di loro dove uscirne immuni diventa impossibile. La vicenda del comune di Quarto rappresenta l’incapacità fisiologica dei grillini di guardare in faccia la realtà e dire una volta per tutte: «Sì, noi siamo un partito come tutti gli altri». Se questo lavoro di autocritica e di presa di coscienza viene bypassato e considerato «troppo da sistema» – si parla di una forza col 28% a livello nazionale – il risultato non può che sfociare in percentuali ridicole alle elezioni locali e in video imbarazzanti dal sapore di fallimento.

Del resto non poteva essere altrimenti se fin dall’inizio si è puntato tutto sui click e niente sulla creazione di una struttura politica vera con sedi di partito e ruoli ben definiti. La politica è fatta di decisioni e non di apparenze: l’onestà non è un patentino da esibire ma un valore che spesso prescinde da un gruppo. Non ha senso dire di essere onesti se poi non si hanno il coraggio e la capacità di decidere e cedere parte del potere attraverso l’istituzione di ruoli chiari e conseguenti responsabilità: per caso si è mai visto un bambino in grado di cambiare le cose?

A tali condizioni, dunque, i meet – up sono perfetti solo nei pensieri di chi sogna una politica fatta di soffici nuvole bianche dove tutto scorre felicemente e senza intoppi. In realtà i meet – up sono fuffa e non producono – fatte alcune eccezioni – niente di così nuovo e distante rispetto alla tanto odiata «politica del sistema». Per fare politica bisogna saper sopportare il peso della responsabilità; che non solo deve essere presente come concetto ma va anche distribuita all’interno di un gruppo di persone – in questo caso i meet – up –  affinché possa affiancare i ruoli e le attività a questi legati.

I ruoli di responsabilità servono – oltre ad organizzare campagne, programmi, attività, uscite e immagine del gruppo – soprattutto a smorzare toni e inside che, naturalmente e ovunque, si creano quando due o più persone si uniscono per raggiungere uno scopo. Tutto ciò è inevitabile; un percorso naturale che se non deviato – con figure coordinatrici – porta a situazioni come quella crotonese dove, i diversi gruppi legati  più o meno direttamente a Grillo, non riescono a mettersi d’accordo a causa dei personalismi non gestiti e della smania di purezza che pervade l’indole di molti attivisti. Tutto ciò non può che finire con liti chilometriche sui social a discapito dell’attivismo vero che, alcuni, in realtà  hanno espresso con denunce e presidi.

Del resto la vicenda di Capo Colonna e del suo comitato – strumentalizzata da una parte dei Cinque Stelle locali – è emblematica; spiega, meglio di ogni altra cosa, come certe velleità e certi comportamenti immaturi e meschini potranno alla distruzione di gruppi nati spontaneamente e senza secondi fini, come era per l’appunto il comitato e come loro stessi definiscono il loro impegno in politica. Ma è tutto inutile se ci si dimostra dilettanti allo sbaraglio con la sola regoletta (della discordia) dell’uno vale uno.

La Calabria poi, aiuta a capire bene come l’attuale idea di meet – up abbia fallito in pieno: a Crotone si litiga da mesi e mesi per motivi legati ai candidati, alle invidie, alla provenienza meetuppistica e alla purezza; nessuno è in grado di gestire le correnti interne e dunque lo show sui social è inevitabile. Così come successe a Reggio Calabria: le tante correnti e divisioni, legate ai medesimi motivi, portarono il Cinque Stelle reggino a conquistare il 2,5% contro il 60% del PD di Falcomatà. Per non parlare della corsa grillina alla Regione: candidati tutti sconosciuti con appeal sotto lo zero e nemmeno un eletto in Consiglio.

I gruppi grillini dunque, sono in pieno corto circuito: non riescono ad eleggere nessun sindaco nelle realtà locali e quelle poche volte che ci riescono le cose vanno a finire come a Quarto (sindaco dimessosi per presunte infiltrazioni camorristiche dopo essere stata abbandonata dal Movimento nazionale) o a Gela.

Il destino dei grillini crotonesi sembra chiaro, quantomeno sulla griglia percentuale: probabilmente andranno ad affiancare i cugini del meet – up reggino alle imminenti Elezioni Amministrative.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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