L’anchorman democristiano e le TV della ‘nduja

Non credo abbia bisogno di presentazioni: è il volto più noto nonché direttore di rete di Esperia TV, la televisione di Massimo Marrelli. Da più di quattro anni ormai entra nelle case dei calabresi come presentatore del TG di rete e de “La Calabria ci riguarda”, una sua creatura nata durante il periodo più duro per le sorti del Marrelli Hospital (oggi in viaggio verso l’apertura).

Salvatore Audia è un crotonese adottivo: è nato a San Giovanni in Fiore e ha avuto anche una piccola parentesi politica come assessore del comune silano. Fa giornalismo praticamente da sempre. E’ stato il presentatore di diversi TG regionali prima di approdare nel Gruppo Marrelli.

La sua innata predisposizione nei confronti del mezzo televisivo è innegabile. E’ semplicemente esemplare davanti alla macchina da presa: mai una sbavatura linguistica, pochissimi inceppi, massima chiarezza espressiva. Peccato per gli argomenti e il suo approccio verso questi, spesso futili e troppo spesso trattati con una sorta di patina protettiva che lo esula dal rischio di prese di posizione.

Con tutti gli interlocutori si comporta da amicone; a tutti riserva le solite battutine sul tipo di conversazione da impostare («ci diamo del tu o del lei?»); non si espone praticamente mai e non insidia nessuno con domande di rilevanza; loda in maniera spassionata ogni suo ospite sottolineando sempre che «non si tratta di piaggeria o di circostanza». E ha ragione: lui il pomeriggio toglie le vesti di giornalista e indossa quelle da democristiano d’altri tempi. Sono tutti amici, tutti simpatici, tutti intellettualmente onesti. Intanto la critica politica muore a colpi di fuffa e sorrisetti.

Del resto è semplice capire la sua figura: se lo si paragona a Vespa lui anziché infastidirsi si compiace. Insomma, stiamo parlando di Bruno Vespa e non di Enzo Biagi. Comunque sì, de gustibus. 

Per non parlare poi di quel fastidioso ottimismo per «la Calabria che funziona», di cui fa uso e abuso, che nel tempo ha praticamente soppiantato la critica giornalistica trasformando di fatto il suo salotto in una finta vetrina della buona Calabria. Non che alcuni problemi – di ordinaria amministrazione – non li tratti. Peccato però non si esponga mai e da buon democristiano tenti sempre di tenere la bilancia del discorso in perfetto equilibrio.

Praticamente tutto ciò di cui questo territorio non ha assolutamente bisogno.

Non a caso un grosso problema della Calabria – come sostengo da tempo – è l’assenza di un giornalismo dirompente, in grado di offrire anche più di quanto necessario. Non è più tollerabile un giornalismo futile anche se ben fatto come quello – e lo dico senza presunzione – offerto da Esperia TV. Basta rose e fiori, basta eccellenze che funzionano: basta se sono solo queste le protagoniste dell’informazione. Il giornalismo deve fare opinione non diventare sfogatoio o vetrina; deve portare le persone a conoscenza dei fatti – fatti rilevanti – fungendo da megafono e deve farlo con l’opinione e non con un’inerzia insapore come da decenni avviene in Calabria.

Predente LaC, la televisione di Pubbliemme: il divario con Esperia non è solo tecnico e di palinsesto ma anche informativo. Tra i suoi uomini di punta, la tv vibonese, annovera Pasquale Motta, che col suo “Inviato Speciale” entra nelle case dei calabresi – spesso nel vero senso della parola – e racconta le malefatte; gira per le aziende sottomesse alla burocrazia; parla di ‘ndrangheta; parla di storia di Calabria. Fa opinione e ci mette la faccia.

Non è più accettabile Paolo Marra. Non è più accettabile la tv della ‘nduja che ha fatto la fortuna di Video Calabria per decenni e che ora è ritornata con prepotenza sugli schermi della televisione di Marrelli. Ore e ore di trasmissioni televisive sulle ricette, gli usi e i costumi dei calabresi: praticamente tutto quello che non serve e che Paolo Marra ha già raccontato ai calabresi con il suo “Si giri ccu mia” sull’emittente del compianto Elio Riga.

Non ho paura di smentita nel sostenere che Video Calabria, nonostante gli appellativi di «Prima televisione in Calabria» e «Televisione innovatrice», abbia rappresentato per decenni la tv più brutta della regione con programmi tristi, triti e ritriti e senz’anima. Lo slogan di rete è stato per molto tempo quello di «TV in movimento»; peccato si trattasse di un movimento a ritroso di una televisione simile in tutto e per tutto ad un gambero. Ha avuto mille occasioni per innovarsi davvero e non ne ha mai sfruttata una.

Da Video Calabria ad Esperia TV il problema rimane lo stesso: intrattenimento becero e improduttivo accompagnato da una informazione non incisiva e priva di opinione. Badate bene: l’opinione non determina l’assenza di un giornalismo libero ed obiettivo come qualcuno potrebbe insinuare. L’opinione è il sale di un giornalismo vero, di un giornalismo che mette al centro la ragione e il ragionamento nonché una visione concreta di un dato contesto.

Tutto ciò trova poco spazio in Calabria e nel territorio crotonese nella fattispecie. Territorio che conta addirittura tre gruppi televisivi, per altro affermati sull’intero panorama regionale. E’ dunque evidente come nonostante i mezzi siano gli uomini del mestiere a mancare. Mestiere, quello del giornalista, importante tanto quanto quello del politico. Anche loro sono lo specchio della società che informano. E’ un fatto inoppugnabile.

Certo, il mercato è quello che è e spesso alcuni programmi vengono giustificati come «obbligatori». Credo però che riproporre la versione calabrese di “Uomini e Donne” sia di una tristezza assoluta propria di chi si ispira a modelli beceri come fa per l’appunto “Esperia TV”. “Il Salotto di Maria” – prodotto da Mimmo Macario – rappresenta la Calabria più brutta in termini di espressione; una Calabria che si è arresa e che non vuole guardare in faccia la realtà ma giocare ad essere una realtà come è ad esempio quella lombarda. Peccato che la Calabria non è la Lombardia ma nemmeno la Puglia: la Calabria è la Calabria, terra sui generis con un profilo proprio destinata al decadimento sociale già iniziato.

La tv non deve essere necessariamente «triste» (come qualcuno potrebbe retoricamente replicare) ma ha un obbligo su tutti e verso i suoi telespettatori: quello della dignità. Una tv senza dignità è un tv povera di credibilità nonché responsabile dell’appiattimento sociale. La tv, specie in questa terra, deve essere portatrice sana di coraggio. Punto. La televisione ha una responsabilità altissima perché ha un grande potere. Non tutti – ahinoi – sono capaci di amministrare il potere né di avere responsabilità. Bisogna prenderne atto.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

9 pensieri su “L’anchorman democristiano e le TV della ‘nduja

    1. ..scusi egr. Dr ma come mai non trovo più i commenti che ho intravisto ieri sera… Non mi censurerá il libero pensiero dei cittadini….sarebbe un vero peccato
      Cordialmente

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      1. Egregio Dottor Malgeri (nonché mezzobusto di Esperia TV), i commenti ai quali fa riferimento non erano commenti ma insulti scritti da un persona sotto falso nome, con molta probabilità vicina al Gruppo. Le critiche sono accettate quando tali; al contrario, quando si trasformano in insulti beceri, vengono cancellate.

        Non sono mica uno scemo che si fa trollare dal primo che passa. Buon lavoro, dottore.

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  1. Per anni Video Calabria, l’ha fatta anche Gianfranco Riga, scomparso quasi un anno fa. L’ indimenticabile Poffy diventò presidente e editore di Video Calabria quando Elio Riga ebbe un’ ictus nel 2000, Elio Riga l’ ha fatta nascere Video Calabria nel 1978 con il nome di Euro Calabria 99 poi Video Calabria nel 1980 che poi decollò nel 1982 con l’affiliazione a Italia 1 di Rusconi prima e di Berlusconi poi, e grazie alla grande amicizia con Berlusconi portò a Crotone il Festivalbar a Crotone nel 1985, Elio Riga era il patron di Euromoda e anche sponsor di tanti eventi calabresi e sponsor delle selezioni calabresi di Miss Italia negli anni ’80 con Aldo Titta, poi gli attentati a Video Calabria a fine anni ’80, ma Elio Riga è sempre stato in prima linea per la sua Video Calabria che poi con Gianfranco Riga è diventata la tv più importante della regione, non dimentichiamolo…

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  2. Crotone ha un giornalista che lavora a SkyTG24 che è Ketty Riga (figlio di Elio e sorella di Gianfranco), che è stato volto di Video Calabria fin da quando era un adolescente a fine anni ’80, lo sapete bene ?

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