Carlo Guccione: l’indagato piagnone

Da quando non è più assessore al “Lavoro e alle Politiche Sociali”, Carlo Guccione – un ciuccio di lavoro in termini elettorali (il più votato alla Regione con oltre 15 mila preferenze) – non perde occasione per screditare l’operato di Mario Oliverio e della sua nuova Giunta di tecnici. Dopo lo scandalo rimborsi che travolse l’ente l’estate scorsa, Oliverio si vide costretto a sciogliere la giunta politica e a sostituirla con una tecnica. E quindi via persone del calibro di Ciconte, De Gaetano (raggiunto dal divieto di dimora e fino a 12 giorni fa ai domiciliari) e Guccione perché indagate a vario titolo per falso e peculato.

A distanza di sette mesi, Mr. quindicimila preferenze, non è riuscito ancora a mandare giù l’esclusione dalle poltrone che contano, al punto da aver creato un fronte anti – Oliverio all’interno del PD regionale. Ha fatto squadra coi critici dem (sindaci, consiglieri) e con Flora Sculco – la figlia del pluricondannato Enzo – e lo scorso dicembre da un hotel di Rende – in un convegno che la stessa Flora ci tiene ad etichettare come costruttivo – ha esposto dati, cifre e progetti ai quali nemmeno lui crede, e usato paroloni di cui con molta probabilità non ne conosce il significato. Ha parlato del «fallimento del processo riformista promesso ai calabresi» e della «contiguità col passato» che la Giunta di Oliverio continua ad avere, dimenticandosi però che lui stesso fa parte proprio di quel passato, che tanto condanna, insieme ai Ciconte, agli Scalzo e ai De Gaetano. Solo per citare qualche nome.

Che fegato questo Ciconte, mezzo Verdone mezzo Orso Yoghi. Leggendo e vedendo le interviste che il piagnone di Cosenza rilascia, viene spontaneo chiedersi come faccia a non provare vergogna nel tirare sassi ad Oliverio e a parlare di classe dirigente, lui che è indagato e che se avesse potuto sarebbe rimasto al suo posto senza nemmeno pensarci su un attimo. E non perché il lavoro svolto fin qui dall’ex Presidente della Provincia di Cosenza sia ottimale e immune da critiche, tutt’altro: lo sdegno e l’incredulità sono direttamente collegati alla persona che muove le critiche: se Guccione fosse ancora al suo posto, ora loderebbe Oliverio e persino i dipendenti della cittadella regionale. Ciò che fa arrabbiare è la sua ipocrisia, tipica di quei personaggi legati ancora alle logiche della vecchia politica che parlano, anzi blaterano, senza dare valore alle parole che dicono.

E’ sufficiente ascoltare un intervento o un’intervista di Guccione per rendersene conto. Interventi in cui propone ricette usurate, infarcite dalla peggiore retorica e volte solo a sgambettare il suo ex compagno di merende.

Non si capisce poi di che cosa si lamenti l’ex assessore quando attaccata tutto e tutti. Forse è troppo tarato per capire che Oliverio non aveva altra scelta che liberarsi di zavorre come lui e De Gaetano? Anzi, il comunista della Sila, se davvero libero, non avrebbe mai dovuto nominare elementi simili (uno su tutti il ripescato De Gaetano). Si sono dimostrate bombe ad orologeria.

Dunque, per questo e non solo per questo, Guccione dovrebbe fare meno piagnistei e guardare la realtà in faccia: la ripresa della Calabria è inconciliabile col tipo di politica che esprime l’ex autista di Nicola Adamo, anzi: alla Calabria gioverebbe la sua totale fuoriuscita dal Consiglio Regionale. Lui rappresenta il prototipo di passato dal quale la Calabria deve assolutamente liberarsi affinché intravedere un raggio di luce diventi possibile.

Lui comunque continuerà a dar filo da torcere a tutta la Giunta; certo non si arrende uno che ha preso 15.000 preferenze. Sono proprio i tantissimi voti ottenuti il suo cruccio, quel fastidio che non lo fa dormire la notte e che lo perseguita come il peggiore degli incubi: evidentemente essere un semplice consigliere non gli permette alcuni movimenti che invece avrebbe potuto compiere in qualità di assessore. Per carità, tutto nella norma nessuno insinua nulla; vuoi mettere però la fatica fatta nel conquistare tutti quei voti, quando per ambire a un ruolo da semplice consigliere – carica per altro ricoperta sotto il Governo Scopelliti – ne sarebbero bastati meno della metà?

E quindi, qual è il suo scopo nonché il suo sogno più grande? Semplice: la caduta di Oliverio e conseguenti elezioni. Proprio quello di cui hanno bisogno ora i calabresi. Vero, Carlo?

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

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