Crotone non sarà mai Cosenza

Cosenza ha regalato alla Calabria un esempio di modello città, di come si pensa una città e da città e di come si amministra. E’ vero, Cosenza non è Milano e ha diverse mancanze ma anche Milano ha le sue ma rimane pur sempre Milano. Non difendo mai il sud per partito preso, tutt’altro. Questa volta però ho visto una città veramente viva, di avanguardia. Una città che ha tenuto una sorta di Lectio Magistralis al resto della Calabria. Certo, siamo a ridosso delle Elezioni Amministrative e Mario Occhiuto – come sostengono lecitamente i suoi detrattori – avrà evidentemente puntato tanto su questo evento – e un Capodanno bene organizzato non è la panacea di tutti i mali – ma la politica è anche questo e spesso la qualità e il fiuto dei suoi uomini si vedono soprattutto in questi casi.

Ha organizzato tutto questo perché vuole essere riconfermato a maggio? Probabile, (fa politica mica gioca a Master Chef) ma ci è riuscito in pieno; ha fatto scuola; ha consacrato la sua città a capitale della Calabria. Cosenza è una città moderna rispetto alle sue quattro cugine. E’ una città viva. E le oltre 150.000 persone che hanno popolato le tante piazze allestite, tutte attive e diverse, nella notte più lunga dell’anno, sono solo una conferma. Cosenza, da molti anni, ha ormai acquisito il profilo di città vera, con la c maiuscola.

La strada ancora è lunga (siamo sempre in Calabria e lo dico senza alcuna retorica ma con il realismo di chi conosce bene questa regione e il meridione) ma ha un orizzonte, si ispira a modelli a lei superiori. E’ questo che fa la differenza tra chi si pone l’obiettivo di migliorarsi e chi invece stando fermo riesce addirittura a regredire. La presenza dell’UniCal è fondamentale, è linfa vitale che alimenta costantemente un’intera provincia. E’ servita in passato e serve ancora oggi sul piano economico così come su quello culturale e sociale. Non ci si inventa città da un giorno all’altro; non si diventa cittadini dalla sera alla mattina; in mezzo vi è un processo lungo e fondamentale; pensare che sia possibile eluderlo è da sciocchi. E qui Crotone rientra di prepotenza: un paesino a cui è stato conferito il titolo di città ma che di città non ha nulla: non ha la mentalità; non ha le strade; non ha il profumo; non ha la velocità; non ha i servizi; non ha la forma; non ha gli sbocchi; non ha gli uomini adatti e dunque non pensa da città e non si pone l’obiettivo di migliorarsi.

Pensate basti un Capodanno in piazza con le foto delle strade illuminate, piene di gente, a Natale e a Capodanno, per essere come Cosenza? Vi sbagliate di grosso, credetemi. Qui manca il fattore principale, il DNA, la visione. E certo, la colpa non è (solo) dei cittadini ma dei suoi amministratori. E attenzione a vederci qualunquismo perché sbagliate alla grande. Gli amministratori sono sempre lo specchio di quello che amministrano.

Prendiamo Cosenza. Il suo sindaco è un architetto di fama, un professionista che segue un percorso, che è attivo sui social, che dialoga coi suoi cittadini. Un uomo, Ochhiuto (al quale non tesso le lodi), che punta in alto e che ci riesce ottimamente anche se ci mette in mezzo i propri tornaconti elettorali. Certo, Cosenza dovrebbe imparare a sfruttare tutto quello che ha e non limitarsi ad avere il basic con lacune che una città universitaria non può assolutamente permettersi.

Un passo importante, per rendere Cosenza una eccellenza vera, potrebbe essere quello dell’accorpamento col Comune di Rende. Credo infatti che Rende dovrebbe cedere la propria indipendenza amministrativa al Comune di Cosenza. E’ ormai un agglomerato urbano, un’unica città dove non si nota nemmeno il passaggio quando si entra e quando si esce da un centro all’altro. In questo modo, attraverso una seria rimodulazione urbana e una precisa idea di evoluzione, si potrà arrivare ad avere un centro importante e imponente mai visto prima nel mezzogiorno. Quantomeno nel basso mezzogiorno, Napoli esclusa.

E’ chiaro che tutto questo passa inevitabilmente da uno sguardo serio da parte del Governo verso la Calabria e verso questo progetto specifico. In caso contrario sarà l’ennesimo tentativo di miglioramento all’italiana che sfocerà nel fatto male.

Se non bastasse l’esempio di Cosenza, possiamo prendere Reggio Calabria: da un anno a questa parte nelle mani di Giuseppe Falcomatà, figlio dell’autore della famosa e gloriosa Primavera di Reggio. Ecco, Falcomatà in poco tempo è riuscito a ridare slancio alla città dello Stretto, l’ha inorgoglita, l’ha messa sulla strada del nuovo. E’ giovane e ambizioso, non vive di latifondismi spiccioli. Come per Cosenza lo stesso discorso vale per Reggio: la strada da fare è (ancora più) lunga e assai tortuosa ma i fattori sono tre: il percorso, le risposte e il dialogo. Tutte cose che la città di Crotone non si è proposta e che non ha. Difatti non si conosce il cammino che il sindaco ha scelto per lei in questi dieci anni (città verde? città aperta? città della sagra? città della cultura? città di che cosa? E soprattutto: città verso che cosa?); di conseguenza non vi sono state risposte sul territorio e nel frattempo è mancato il dialogo che è forse il fattore principale, il motore pulsante di una amministrazione che si pone per davvero l’obiettivo di migliorare e non si nasconde dietro la retorica dei fondi.

C’è poi bisogno che si capisca una cosa una volta per tutte: le amministrazioni locali, specie a queste condizioni, non possono fare miracoli ma possono e devono migliorare la vivibilità e creare le condizioni a chi viene dopo di migliorare e innovare. Se manca questa visione in una città non può che uscire fuori Crotone: il modello di una sorta di oasi infelice che vive da paesino ma si atteggia a metropoli (quantomeno nell’immaginario) senza rendersi conto di quanto si è imbruttita in questi anni; di quanto sia lontana dal concetto più elementare di Paese Italia.

Ci fosse ancora Gramsci credo che odierebbe a morte questa città e i suoi amministratori (e anche gran parte dei suoi cittadini) – per i quali non provo odio «perché mangioni» ma perché inadeguati e mentalmente squallidi – per l’elevato e mortificante tasso di indifferenza che si respira nel quotidiano. Un posto così colmo di menefreghismo, unito al concetto di periferia culturale, credo che abbia pochi simili nel resto d’Italia.

Certamente l’assenza di un polo universitario è il primo responsabile di questo inferno culturale e sociale: è innegabile e facilmente constatabile che le città più povere (non solo dal punto di vista economico) della Calabria – già di per sé povera rispetto a tutte le altre regioni – sono proprio Crotone e Vibo Valentia, le uniche a non aver assaggiato il piatto della cultura che in passato la politica ha diviso in fette non equamente distribuite. Fattore quest’ultimo non indifferente. Infatti, come già detto, l’assenza di uomini politici capaci e forti ha determinato il fallimento totale di questa fetta di Calabria: mentre gli altri si aggiudicavano le università, le strade, le sedi importanti delle burocrazie, Crotone taceva e accettava le fabrichette, che le sarebbero poi costate la morte definitiva, e nel 1995 riuscì a strappare la tanto voluta Provincia – resa poi polvere – che oggi oltre a non servire più a nulla è causa di tensioni sociali.

Crotone non sarà mai Cosenza se lo slogan di questa città continuerà ad essere quello di “Città cicala“.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

25 pensieri su “Crotone non sarà mai Cosenza

  1. L’ articolo l’ho letto tutto ,mi ha fatto molto sorridere, ma un sorriso di tenerezza verso l’ autore, non di scherno. Caro sig. Anello, se a fare una vera città bastasse un Capodanno in piazza ben riuscito, saremmo un Italia perfetta. Mi perdoni l’ autore io amo la Calabria, tutta la calabria. Ma mi pare un articolo che tende molto più ad essere una sdolcinata dichiarazione d’amore all’ uomo politico in voga….. PS vivo a Bologna da quasi 10 anni ed in questa città il capodanno fa “cagare” mi lasci passare un volgare eufemismo….. Ma le assicurò che molte altre cose ben più importanti e concrete di cui vantarsi, piuttosto che una ballata nella piazza cittadina.

    Cari saluti
    Vittoria Greco

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    1. Cara Vittoria, non credo di essere così ingenuo. E’ chiaro a tutti che quella di Occhiuto è stata una mossa per molti aspetti populista, volta a creare una sorta di ansia da prestazione. E ci è riuscito perfettamente. Ho detto io stesso che un Capodanno non fa una città e che dietro ci deve essere un percorso, ed è proprio quello che Cosenza ha rispetto a Crotone, termine di paragone della mia riflessione. Le mancanze della città di Telesio sono tante e note ma sono compensate da uno spirito metropolitano, una visione. Non credo che questo si possa negare. Dunque non capisco bene il suo punto di vista alla luce delle mie premesse, presenti anche nel post soprastante.

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  2. Complimenti, ha descritto alla perfezione una situazione che io vivo quotidianamente, sono di Catanzaro ma ho studiato, vivo e lavoro a Cosenza.

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  3. Mah.. Il concetto di città è molto relativo e personale, Città di Cosenza che vive (solo grazie all’università altrimenti sarebbe una Castrovillari più grande). C’è poco da fare siamo una realtà misera non solo a Kr, ma in tutta la regione. Per quanto riguarda la mega città di cui tesse le lodi come modello per il sud, le vorrei ricordare che la nostra cosenza è poco più grande di battipaglia…buon anno

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    1. Vincenzo, avrai sicuramente notato che ho evidenziato il “fattore Calabria”. Non sono né un ingenuo né un ipocrita a cui piace parlare del sud nascondendo la polvere sotto il tappeto. A tal riguardo ti invito a spulciare il blog per avere conferma. Diciamo che non parlo della Calabria come fanno alcuni deputati, nostri conterranei.

      Buon anno e grazie per il tuo tempo.

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  4. Rosita Terranova
    Cosenza esempio di civiltà?
    Ma stiamo scherzando?
    Cosenza conosce appena la civilizzazione NON LA CIVILTÀ.
    Il suo sindaco architetto di fama internazionale?
    Può essere, ma allora perché non è in grado di far abbattere le barriere architettoniche presenti in questa città?
    Perché, nel processo di ammodernamento, ne crea delle nuove?
    Il sindaco che dialoga con i cittadini sui social?
    Vero, peccato però che si rifiuta di farlo di persona.
    Cosenza città di ampie vedute?
    Ma quando?
    Se in una città si punta tutto sulla mera bellezza estetica tralasciando l’ utilità e la fruibilità da parte di TUTTI. ..se in una città vengono fatti applicare ordini dati in base ad un potere politico e non in base all’ opportunità del caso. ..
    Se in una città vengono trascurati volutamente gli interessi dei più deboli. ..
    Si può parlare davvero di una città “civile” ?
    A cosa serve la “fama internazionale “del primo cittadino se poi, migliaia di abitanti, si ritrovano ad essere ghettizzati nelle proprie abitazioni?
    Per cortesia, non dite eresie!
    Crotone verserà in pessime condizioni, ma Cosenza non è da meno.
    Ha solo la “fortuna” di avere amministratori che sanno come indorare la pillola e la maggioranza dei cittadini che si lasciano incantare da uno sfarzo che non è “ricchezza ” reale quanto, piuttosto, misera apparenza priva di sostanza.

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  5. Ho letto l’articolo che mi ha giustamente inorgoglito! E un po rattristato! Perché Crotone è una città cui sono affezionato e un po’ dentro di me ho sempre pensato a Crotone come un paese di grandi dimensioni, ma sentirla strapazzare in questo modo mi ha colpito. Giusto anche sottolineare che Cosenza ha molta strada ancora da fare e molte possono essere le critiche a questa amministrazione ma che senza dubbio rispetto alle amministrazioni anonime ed insignificanti precedenti è una spanna sopra. Certo l’aver messo troppa carne al fuoco potrebbe essere una critica, Cosenza è paralizzata da lavori in ogni angolo che oltre a rendere la vita difficile a chi deve muoversi hanno diviso la cittadinanza sulla loro utilità. Ma forse capiremo e vedremo i benefici a opere compiute! Infine Rende, era un gioiellino, ma ora la vedo in decadenza lenta e, sebbene se ne parli sempre, temo una sua unificazione amministrativa con Cosenza, che la trasformerebbe in periferia, maggiore integrazione ma indipendenza amministrativa. Poi Rende ha una storia antichissima quasi altrettanto quanto quella di Cosenza (Consentia e Pandosia, furono protagoniste della battaglia che vide perire Alessandro il Molosso zio del più noto Alessandro Magno) sarebbe un peccato annullare Rende trasformandola in un semplice quartiere di Cosenza…

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  6. Aggiungo che la cosa più importante a mio avviso circa il capodanno in piazza è stata la prova di grande maturità data dalla popolazione di Cosenza e provincia (dicono 100mila tra le varie piazze), nessun incidente di rilievo, tutti hanno potuto godere della magica notte tranquillamente con le proprie famiglie e con i loro bambini.

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  7. Se si va avanti così le città come Crotone non spiccheranno mai il volo. Questo è campanilismo mescolato a lecchinaggio verso il sindaco pro tempore. Si pensi a fare veramente il bene di Cosenza e di tutta la Provincia, perchè il capodanno dura una notte, il resto dell’anno vediamo lo schifo per strada. Non parlo solo di rifiuti. Ma di famiglie che non hanno la possibilità di fare shopping nei negozi INN di corso Mazzini e altre che invece lo fanno in maniera sfacciata perchè hanno la possibilità. Una buona amministrazione crea lavoro e lo da alla gente che non ce l’ha. Non prende i ROM e li sposta da una parte all’altra. Ci sono tanti problemi dentro Cosenza e Provincia. Crotone va aiutata. Non va lasciata indietro con aria di sfida.

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    1. Dunque non dovremmo criticare Crotone perché altrimenti questa non progredisce? Credo in realtà che questo atteggiamento ha fatto male a Crotone e alla Calabria tutta; adottato da troppi e per troppo tempo. Sia chiaro: io non ho nulla a che fare con Mario Occhiuto e conosco bene le mancanza della città di Cosenza. Ho anche sottolineato che un Capodanno bene organizzato non è la panacea di tutti i mali. Dunque a che cosa mirava la mia riflessione?

      In larga parte a fare capire ai molti crotonesi, che lamentavano la differenza degli eventi, che quella di Cosenza, piaccia o non piaccia, con difetti e pregi, con la strada lunga che ha ancora da fare, è una città e ha un profilo da città. Crotone no. Punto. Qui nessuno tessa le lodi a nessuno, hai sbagliato proprio persona, Gianluca.

      Buon anno.

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  8. per amore della verita’, sono 16 anni che Cosenza si regala un capodanno importante. In piazza dei Bruzii sono sfilati big della musica come Lou Red, Franco Battiato, Renzo Arbore,Jovanotti, Mannoia ed altri, una tradizione inaugurata da Giacomo mancini senior nel 2000 e ched l’attuale sindaco ha solo continuato,, nulla di elettoralistico, dunque. Ma al di la’ delle polemiche, ogni città ha le sue caratteristiche, i pregi e i difetti. Certo e’ che nella recente classifica stilata egambiente, Cosenza occupa l’undicesimo posto tra 103 capoluogh di provincia mentre le altre città calabresi sono in fondo alla classsifica,,,,, un motivo ci sarà e fatta classifica fatta in modo scientifico da un organismo al dis sopra di ogni “campanile”..Buon anno a tutti
    Carlo Principe

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  9. Apri l’unical a Cosenza. Università della Calabria! Poi vieta l’apertura di atenei nella città di Pitagora. Costringi i crotonesi a mettersi nei pulman di Romano e a versare pensioni e stipendi di diverse generazioni di genitori (magari ex operari del settore chimico) nelle tasche dei cittadini cosentini. Flusso economico a senso unico. Salvo i rifiuti. Quelli, per questioni di mancata lungimiranza politica cosentina, in piena crisi regionale, sono partiti tranquillamente da Cosenza direzione Crotone per riempire le nostre discariche pubbliche. Come dire… una sorta di solidarietà ecologica. Per la stessa solidarietà, fai di Crotone un polo energetico che succhia tutto quello che deve succhiare da Crotone (pale eoliche e metano) e versalo nel sistema energetico Italia senza se e senza ma. Poi io e te, ci sediamo a tavola, e organizziamo il capodanno. Cosenza è zero in relazione alle sue risorse. Zero assoluto. Piuttosto rifletti sullo sciacallaggio di una città sulle altre. I nostri ragazzi sono li a pagare tasse, pranzi e cene. Buon anno

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    1. e vedi, il punto chiave risiede proprio in quello che scrivi, peccato tu assuma il postulato come semplice dato di fatto: “mentre gli altri si aggiudicavano le università, le strade…Crotone taceva e accettava le fabrichette”.. Ora, a prescindere che la parola “chimica”, al tempo, tempo delle scelte di indirizzo, si presentava in tutt’altre vesti e in tutt’altra accezione, credi sia solo un problema di aggiudicazione? Di chi ha fatto prima? L’università si assegna e chi prima arriva priam alloggia? Piuttosto mi chiedo, perché non si mette in discussione questo status? Perchè non lotti, anche oggi, per atenei nella nostra città, invece di scrivere di feste di piazza? Magari potresti accorgerti che non è un problema di chi fa prima… ma di diritto. Magari potresti accorgerti che viviamo a 100 km di distanza dalla sfavillante Cosenza e dalla meravigliosa Unical. Università UNICA della calabria! Ne avremmo tutto il diritto, questo è evidente, giusto, persino morale. Ed è la sacrosanta verità. E non penso solo al ritorno economico, piuttosto a quello culturale. Il fatto è che c’è da scontrarsi con più di un “veto politico” a livello regionale. Un veto che si chiama sciacallaggio. Ora, detto questo, parlare di feste di piazza a Capodanno, personalmente, da crotonese, mi innervosisce.

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      1. Caro Antonio, condivido molto di quanto hai scritto nei tuoi commenti e devo farti i complimenti: hai fatto una delle osservazioni più intelligenti in un anno de “Il Pitagorico”. Sull’Università di Crotone non dici bene ma benissimo. E io è da un anno che ne parlo. C’è anche una pagina del blog (https://ilpitagorico.wordpress.com/unikro/) interamente dedicata all’idea del progetto “UniKro” che ti invito a leggere.

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  10. Parlare di Cosenza e capire la sua metamorfosi di progressione a Città modello della Calabria e da ricercare fin dai tempi dei Bruzi .
    Chi nacque e nasce in questo capoluogo sente fin dalla nascita un senso di appartenenza e voglia di cambiare e far si che la propria Città Cosenza possa cambiare in meglio .
    Oggi chi guida la Città di Cosenza , non è altro che un figlio appartenente a questo territorio che sognava a suo tempo di vedere un giorno migliorare .
    La sorte , la bravura , l’indrapendenza a voluto che un giorno questo figlio di questo territorio diventasse primo cittadino della sua amata città .
    Oggi sta realizzando un progetto di ammodernamento , iniziato dal grandissimo Giacomo Mancini Senior , vuole portare avanti tutte quelle opere che proietterà l’area urbana di Cosenza a Città Europea .
    Qui non c’entra il discorso politico o elezioni oppure l’Università della Calabria niente di tutto questo.
    Sono convintissimo che anche senza Università la Città di Cosenza era un fiore all’occhiello ugualmente della Calabria .
    Per tutti noi nati in questo territorio abbiamo una frase del nostro Filosofo Bernardino Telesio che la sentiamo parte di noi e che racchiude tutto il nostro essere cosentini.
    ” Cosenza mia amata città , tu che mi scorri come sangue nelle vene , io che non riesco e che non posso fare a meno di te “

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    1. fin dal tempo dei Bruzi? Tutto il nostro essere cosentini? Organizzatevi con la raccolta differenziata cosentini. Che senza pratiche civili e senza discariche i vostri rifiuti sono arrivati fino a Crotone. Nel pensare a come fottere i soldi degli altri calabresi vi siete persino dimenticati della gestione del ciclo dei rifiuti. Ma cosa devono sentire le mie orecchie. Dissertazioni libere intorno ad un articolo dissennato sul capodanno.

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      1. Mi dispiace ma non sei aggiornato, sia Cosenza che Rende fanno la differenziata, a Cosenza addirittura il porta a porta! E Cosenza è stata premiata da Legambiente e fa parte dei comuni ricicloni! E quali sarebbero questi soldi che Cosenza avrebbe rubato agli altri comuni calabresi? E lo dico da amante della città di Crotone che vorrei vedere sempre più su in tutto non solo nel calcio! A proposito forza Crotone!

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      2. Naturalmente mi riferivo al passato. Stiamo facendo un’analisi degli ultimi cinquant’anni no? La differenziata a Cosenza è arrivata dopo che la città si è “accorta”, nonostante il suo indiscusso “livello culturale”, di non riuscire a smaltire i propri rifiuti in modo sostenibile. Ora, economia indotta dall’università e generazioni di laureati in giro per la città fanno evidentemente la differenza. Certo!. Ma non parlatemi di Bruzi, per favore. Rispondo a Guido: cosa ruba Cosenza a Crotone? eserciti di giovani. La meglio età per dirla in una battuta. Un flusso unico di cervelli. Crotone muore a 18 anni. Non trovi un 25enne in giro per strada manco con la bussola. E con lui spariscono idee, confronto, modelli per gli adolescenti, esempi comportamentali e persino i soldi che porta in tasca.

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      3. Cioè stai dicendo che quando scrivi: “…Organizzatevi con la raccolta differenziata cosentini. Che senza pratiche civili e senza discariche i vostri rifiuti sono arrivati fino a Crotone. Nel pensare a come fottere i soldi degli altri calabresi vi siete persino dimenticati della gestione del ciclo dei rifiuti…” Ti stai rivolgendo a cosentini di 50, 40, 30, ecc. anni fa? E che fottere i soldi degli altri calabresi in realtà intendevi che a Cosenza rubiamo i giovani di tutta la regione? Cioè vengono si laureano e poi spariscono nel nulla, perché qui non restano te lo assicuro…
        Ora non so perché tu ce l’abbia così tanto con Cosenza ed i cosentini, sicuramente hai le tue buone ragioni, per carità, ma mi pare che l’arrampicata sugli specchi sia ardua.
        Sono stato a Crotone a Giugno (dopo la polemica sulle montagne dei rifiuti) e poi ancora ad Agosto, se la raccolta differenziata è partita non me ne sono accorto affatto! Quindi da quale pulpito accusi Cosenza di non aver preso in gestione il ciclo dei rifiuti? I ragazzi crotonesi vengono rubati? Non credo che siano obbligati ad iscriversi all’UNICAL, anzi, da quel che ne so io, parlando con parenti ed amici, la maggior parte dei ragazzi crotonesi preferisce altri lidi (Bologna e Milano in particolare, dove evidentemente è piacevole farsi derubare…), è facile dire che rubiamo, ma si ruba se ti viene sottratto qualcosa senza aver nulla in cambio, ma mi pare di non vedere studenti fuori sede che dormono sotto i ponti (dopo aver pagato l’affitto) o che mangiano alla mensa dei poveri dopo aver fatto la spesa.
        Ma lo sai quanti crotonesi hanno acquistato case a Rende? Partecipando quindi alla rapina? Si perché i benefici più grossi ce l’ha Rende e non Cosenza.
        Se volessi fare una semplice polemica sul rubare ti chiederei cosa ne pensi di una provincia di soli 175mila abitanti (quasi quanto la sola area urbana di Cosenza e dei comuni che ne fanno da corona), provincia che ha comportato la nascita oltre che degli stessi uffici della provincia, anche la camera di commercio, la prefettura ecc. a chi sono state sottratte queste risorse? Credo che a Catanzaro ti sappiano rispondere…
        Ma davvero credi che i politici cosentini siano stai così potenti da ottenere l’università per Rende/Cosenza ed impedire che il resto della Calabria avesse i propri atenei? A parte il fatto che Catanzaro e Reggio hanno le loro università, ma negli anni 60/70 non c’era nemmeno la provincia di Crotone, se si è riusciti ad ottenere l’università a Cosenza, pensi davvero che non abbia avuto peso il fatto che in una regione come la Calabria esista una provincia tra le più estese territorialmente d’Italia? Con una popolazione di 730mila abitanti più di un terzo dell’intera regione!
        Ho letto in altri commenti che Cosenza sarebbe come Castrovillari, ma con tutto il rispetto per Castrovillari, stiamo parlando di una cittadina di 20mila abitanti… e che saremmo poco più grandi di Battipaglia (che tra l’altro non conosco e non posso dir nulla) ed anche se fosse? Quale è il problema?
        Credo che nelle tue parole ci sia solo campanilismo! Comunque per quel che mi riguarda non credo di vivere nel paradiso terrestre (sebbene il sole24ore nell’ultima graduatoria sulla vivibilità abbia messo Cosenza all’11°posto tra i capoluogo di provincia), anzi credo di vivere in una città del sud con tutti i problemi tipici di una città del sud e che la strada da fare sia ancora molto lunga ed in salita, altro non so, non credo però che i piccoli passi in avanti fatti da Cosenza siano stati fatti a spese delle altre province calabresi.

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  11. Parlare di Cosenza e paragonarla a Castrovillari ! Intanto CS capoluogo di provincia più grande della Calabria e con quasi 100.000,00 abitanti che assieme poi a Rende e Castrolibero arriva ad oltre 160.000,00 e non paesotto come Kr che conta 40/50 mila abitanti sulla carta. Ho lavorato a Kr e posso dire da Cosentino che siamo lontani anni luce rispetto a quella realtà. Un cittadina “altro che Castrovillari” povera in ogni cosa spenta culturalmente senza un’anima commerciale vaga e anonima, noiosa vita mondana inesistente divertimenti e/o svaghi solo un optional.. Non aggiungo altro io appena hopotuto sono scappato.

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    1. chiedo scusa se intervengo, Le consiglio di aggiornarsi sui dati degli abitanti, Cosenza è in calo da 10 anni ed è stata superata da Rende, solo per dovere di informazione,

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  12. Egregio signore, sono cosentino doc anche se vivo a Rende, Lei col suo dire non ha fatto altro che mettere in visione a tutti Cosenza come città viva. Spero che lei non la abbia mai vissuta Cosenza, altrimenti dovrei pensare che Lei abbia volutamente barato. Cosenza è una città che non ha più commercio, non ha un futuro per i giovani, alle 20 c’è il coprifuoco ed è vissuta solo due giorni, certo Occhiuto ha fatto di più perchè gli altri non hanno fatto nulla, ma le posso assicurare che Cosenza è una città piena di piazze e cemento, che ha perso la sua bellezza ed è diventata una città fredda, che avrà i suoi parcheggi con le vele ( a prezzo di chiusure attività ), avrà il suo corso Mazzini illuminato, ma ha una periferia abbandonata e una povertà latente, un centro storico che sta cadendo a pezzi, però abbiamo il lungofiume con le baracche della cultura vuote e le palle di natale sempre con le stesse baracche, io nn so come sia Crotone e non la giudico, Lei venga a Cosenza una settimana senza frequentare gli ambienti hot ma San Vito, via Popilia, la morte di viale Mancini e poi scriva pure
    la saluto

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