Gaspare Da Brescia: «Su Pitagora e Milone vandalismo culturale»

Il sogno più grande dello scultore Gaspare Da Brescia è quello «di una Crotone che si riappropri della sua storia e della sua identità culturale». Lui, crotonese di nascita ma residente in Sardegna, da oltre 30 anni esporta nel mondo il nome della città e il mito dei suoi personaggi più illustri attraverso la bellezza e l’unicità delle sue opere.

Tanto è l’amore verso il suo lavoro e la sua cittadina che in passato ha dato vita ad un «laboratorio artistico e di stimolo» dal quale è uscito fuori una sorta di “Progetto Partecipativo” sostenuto da cittadini di ogni età e volontari dediti non solo ad imparare le tecniche scultoree ma a capire come potersi «riappropriare della città dal punto di vista culturale». L’idea si dimostrò vincente al punto che da quella esperienza nacque, nell’ambito di una visione più ampia di pitagorismo artistico, la ormai celebre statua bronzea, di oltre tre metri, che il maestro dedicò a Pitagora.

L’interesse e il gradimento generale nati intorno all’opera, suscitarono e stuzzicarono le velleità di amministrazioni e politici in generale. All’inizio le attenzioni furono tante e tante furono le intenzioni più o meno esplicite di una volontà concreta verso l’intero progetto culturale. Come spesso succede però, passarono i mesi e nessuno più si ricordò della statua. Forse anche per la libertà di pensiero dell’artista che non si schiera e segue solo la sua arte come quando, negli anni 2000, rifiutò la proposta dell’allora sindaco Senatore di realizzare il tanto chiacchierato “Gladio”.

Oggi, a distanza di quattro anni circa dalla realizzazione della statua bronzea, ci troviamo di fronte ad una piccola opera marmorea che tanto sta facendo discutere la città; un’opera moderna, forse troppo, e non artigianale che, per molti, non è degna di rappresentare il fasto dell’uomo e del pensiero pitagorico noto in tutto il mondo.

Per capire meglio la storia di questo Pitagora alto 3 metri e il motivo per cui oggi non sia lì, con la sua imponenza e unicità, a ricordare il matematico, e per conoscere il pensiero di Gaspare Da Brescia sulla faccenda, ho deciso di chiamarlo.

Secondo il maestro «la politica è arrivata in ritardo sull’opera» e non si è messa in moto per «collegare amministrazione e cittadinanza attraverso la partecipazione». E’ questo, secondo lui, lo snodo principale «affinché la città possa arrivare a riappropriarsi di quanto perso». «C’è bisogno – dice – che la città venga presa in considerazione affinché questa riesca a capire davvero cos’è e cosa è stata Crotone in un lontano passato assai florido e produttivo». «Il territorio – continua il maestro – è pieno di menti pensanti che hanno bisogno di collaborare con le istituzioni perché si possa fare il bene della città».

Il suo pensiero, quello che lo riporta qui nonostante la sua vita sia ormai fuori dalla Calabria, è uno solo: creare un versante nuovo sul piano culturale, con l’ausilio della figura di Pitagora e della storia crotonese, cosicché la città possa finalmente ritornare a discutere. A dicembre sarà qui e presenterà un progetto di utilità sociale, “Io sono Pitagora“, che si pone lo scopo di offrire un contributo al dibattito. Una prima pietra, insomma, di quello che sarà (si spera) il futuro culturale di Crotone e Provincia.

Non tutti i mali vengono per nuocere e il maestro ce lo conferma: «Questa storia, al di là di tutto, ha fatto parlare la città; l’ha resa consapevole di essere un corpo estraneo quando si tratta di decidere». E ha poi aggiunto: «Se oggi siamo qui a parlare della mia opera è anche grazie alla discussione nata tra i cittadini e all’interessamento di questi e di chi si è posto domande; altrimenti nel tempo – conclude Gaspare Da Brescia – l’attenzione verso la mia statua sarebbe scemata».

Il mio interesse si sposta proprio sull’opera del maestro e sullo stato attuale dei lavori, per capire anche se i tempi abbiano potuto influire sulla scelta dell’amministrazione comunale di realizzare un’opera decisamente più sbrigativa e meno poetica: «Per fare una scultura in bronzo – spiega – ci vogliono 28 passaggi, e io sono arrivato al 27°. Manca solo il passaggio della fusione».

In altre parole se il sindaco avesse contattato Gaspare Da Brescia anche solo cinque mesi fa, oggi avremmo una statua in bronzo di circa tre metri e mezzo a completare Piazza Pitagora. A Cosenza l’opera dedicata a Bernardino Telesio è evidentemente figlia di menti più attive (fu eretta nel 1914 ed è degna della grandezza del filosofo).

La chiacchierata si protrae e io voglio conoscere il suo parare personale sull’opera realizzata da Salvatore Ruperto e firmata da Peppino Vallone: «Come detto sono in Sardegna e l’ho vista solo in foto, dunque non riesco a dare un pare completo. Non sono certamente soddisfatto come cittadino. Pitagora – continua – avrebbe meritato di più».

A questo punto chiedo al maestro se sia a conoscenza dell’acquisto della riproduzione della statua di Milone esposta nel Museo del Louvre, – voluta da questa giunta che in una nota ufficiale ne fa un vanto un po’ eccessivo – e qui il tono cambia: «Su questo non transigo: pagare per avere un gadget è un atto di vandalismo culturale senza precedenti. Stiamo pagando per avere una riproduzione in resina. Una statua industriale che solo chi non conosce bene la cultura poteva compare. Un’operazione stupida e senza senso». E poi aggiunge: «Crotone non ha bisogno di dire di avere una statua uguale ad una esposta al Louvre perché la sua storia è superiore ad una copia di plastica. Una mostra fotografica ad omaggio dell’opera sarebbe stata una mossa intelligente».

Nonostante il disappunto, Gaspare Da Brescia ci tiene a precisare che lui vuole «organizzare un nuovo mondo per Crotone non sulle rovine altrui» ma sui suoi meriti e sul suo amore incondizionato per la città.

Una chiacchierata gradevole che spero di aver riportato in maniera chiara per tutti e che una cosa importante me l’ha fatta capire: se c’è un retaggio culturale, una rete di interessi tra interessati, la città se ne accorge e può sentirsi viva. L’amministrazione, a mio avviso, ha fallito in tutto, nelle politiche sociali e culturali maggiormente, ma la colpa più grave che ha è senza dubbio quella di non aver mai dialogato con la città preferendo il palazzo e la sede del partito alla genuinità del confronto e alla possibilità concreata di avere un’agorà più attenta e più orgogliosa di se stessa e perché no, anche dei suoi amministratori.

di Antonio Belluomo Anello
Il Pitagorico

Clicca e sfoglia la gallery

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...